Specchio delle mie brame…smettila di raccontar panzane

“L’importante non è essere bellissimi ma far credere agli altri di esserlo”

Non è una mia affermazione, perché dovrei perlomeno drogarvi per indurvi a credere una cosa del genere, ma di una che bruttarella già di suo non lo era: Marilyn Monroe.

Facile per lei lanciare massime e aforismi, però c’è del vero.

 

La bellezza è una virtù, vista con più sospetto e antipatia delle altre, non possiamo negarlo, ma pur sempre un’incontestabile virtù.

L’antipatia generalizzata verso di essa porta a sottovalutarla: effimera, superficiale, aleatoria.

E allora? Cosa non lo è a questo mondo?

Forse che l’intelligenza, il talento, le abilità sono eterni? Oppure pensate che siano incontestabili?

No, non è così.

La bellezza ci dà più fastidio perché la vorremmo tutti. Non è un valore assoluto in quanto varia persino nelle sue linee essenziali in rapporto ai tempi e ai luoghi, ma è proprio a quella forma che noi ci rifacciamo e la percezione che abbiamo di essa influenza il nostro modo di comportarci in modo prepotente.

Non è un fenomeno dei nostri tempi. Così è sempre stato, sin dagli albori della specie umana su questa terra.

La bellezza è stata sublimata in particolare presso alcune civiltà: pensiamo agli egizi e a quei lineamenti puri di Nefertiti che ancora oggi fanno vibrare d’emozione, ai greci che la fecero diventare elemento di congiunzione con gli dei, ma anche ai nostri poeti, Dante e Petrarca ad esempio, che nella contemplazione della bellezza si perdono ed elevano, o alle veneri grassottelle del Giorgione se non alle pure forme del Canova.

La nostra società non ha fatto nulla di nuovo in materia d’immagine, se non diffonderne percezione ed effetti, più o meno come per tutto quello che oggi ci riguarda.

 

 

L’aspetto è importante, inutile negarlo; ma cosa significa questo? Che chi bello non ha la fortuna di esserlo per nascita abbia una marcia in meno? Assolutamente no.

E qui ci riallacciamo alla dichiarazione della platinata Marilyn, alla percezione di noi stessi e all’importanza che riveste rimbalzando sugli altri.

Semplicistico pensare che ci vedano per quello che siamo realmente, più vero è invece che di noi il mondo riceve l’immagine che trasmettiamo.

 

Voglio raccontarvi di un interessante esperimento sociale, che forse già conoscete perché molto noto:

una persona di aspetto “normale”, anzi piuttosto gradevole, ovviamente consenziente, viene truccata abilmente in modo da riprodurre sul suo viso una qualche deformità. In genere vengono scelte appositamente quelle che sono le fobie del soggetto: pustole, ferite, deformazioni. Il risultato è fortemente impattante e a questo punto la persona deve presentarsi in una sala gremita di gente (inconsapevole) e registrarne le reazioni, che saranno tutte di disgusto più o meno celato e comunque diffidenza, allontanamento e rifiuto.

Quello che però il protagonista ignora è che con la scusa di un piccolo ritocco prima dell’entrata in azione, il truccatore ha completamente asportato il difetto, migliorando addirittura la sua immagine.

Che cosa è dunque successo?

Semplice, l’individuo ha registrato non le autentiche reazioni altrui ma quelle che lui stesso avrebbe avuto e che dunque teme.

Ebbene, questo accade ogni giorno e a ognuno di noi:

ci vediamo esattamente come ci vogliamo vedere, il più delle volte come temiamo di essere, e siccome la mente travalica i sensi, quell’immagine la riflettiamo su chi ci guarda, che la recepisce.

Un paio di trucchi possono risultare utili affinché ciò non accada:

LA TECNICA DELLO SCRITTORE.

Sì, succede anche con le parole. È uno dei crucci degli scrittori: non riuscire a correggersi. Infatti nel rileggersi succede che sia la mente a leggere, e non gli occhi, così che la parola scritta diventa giusta e non si coglie l’errore. Sapete allora cosa fanno? Certamente esiste la possibilità di far intervenire un estraneo che si accolli il compito, ma più spesso preferiscono farlo da soli, e così si leggono “al contrario”, dall’ultima alla prima parola. In questo modo riescono a fare in modo che gli occhi non siano influenzati dalla mente.

Anche con la nostra immagine succede, e tutti ne abbiamo prova. Un’amica mi raccontava di essere entrata in un grande corridoio, aver visto una signora che veniva verso di lei e pensato: “Però, che bella donna!”. Aveva di fronte uno specchio, solo che non se lo aspettava. Quante volte ti è capitato di non riconoscerti in superfici riflesse non usuali, vetrine, porte a vetro.

Prediligi queste superfici perché nello specchio del bagno non vedi te stesso ma quello che sai di guardare. Il passo successivo sarà quello di osservarti consapevolmente “al contrario”, ovvero partendo da te riflesso e non dall’immagine che si riflette in te.

 

LA TECNICA DELL’ISTINTO MATERNO.

 

“Ogni scarafone è bello a mamma sua”

Fanne tesoro, amati, coccolati, piaciti.

Guarda ai tuoi difetti con tenerezza e non rabbia. Anche la mamma dello scarafone può essere obiettiva e riconoscere un dato di fatto incontestabile: “i figli altrui saranno pure perfetti ma a me il mio piace com’è e non vorrei fosse diverso per nulla al mondo”

La saggia madre dello scarafone sa inoltre valorizzarne i pregi e occultare i difetti.

 

Non dimenticare poi alcuni principi base:

non taroccare!: attaccando l’etichetta di un noto e inarrivabile brand al maglione di nonna non farai altro che sminuire il valore del maglione stesso e della sua autrice. Non cercare di assomigliare a nessuno; il risultato sarebbe deludente se non ridicolo;

provaci!: abbi cura di te stesso. Una semplice dieta, un nuovo taglio, un abbigliamento che valorizzi, o anche fare alcune cose che ti piacciono e rendono felice aiutano molto più di quanto possa immaginare;

sorridi!: non è una cretinata, funziona. Non solo per la cosiddetta “luce interiore” ma anche proprio da un punto di vista squisitamente meccanico ed estetico: maschera le rughe ai lati della bocca che conferiscono quella piega ingrugnata che invecchia, alzano la linea degli occhi e rendono gradevoli anche le zampe di gallina, e poi, udite udite, per una questione puramente fisica, attraverso la tensione muscolare che si crea appiattiscono la pappagorgia!

E infine ma assai importante:

INDAGA: perché non ti piaci? Sei proprio sicuro che la causa sia nella tartaruga occultata da qualche centimetro di ciccia oppure nel sedere che sembra avere un flirt con il pavimento?

Spesso la causa arriva da un malessere interiore e quello che ci vuole è un chirurgo estetico dell’io. E per farlo non serve neppure l’anestesia!

E se lo dice lui … buon vento!

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

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