Sintassi di amare

“Senza ali tu lo sai non si vola …” cantava Battisti, e proseguiva:

“stalattiti sul soffitto i miei giorni con lei …”.

Si chiedeva quindi: “Come può uno scoglio arginare il mare”

 per poi giungere all’amara ma liberatoria constatazione:

 “anche se non voglio torno già a volare”

Fine poeta nel rendere sublime la frase “Non ti amo più”, anche se la canzone non ci racconta quale fu la reazione della destinataria. Dubito però che sia stata quella di proporlo per il Pulitzer!

 

C’è comunque una cosa che taglia la testa al toro, quel “torno già a volare”. L’intento è chiaro e non ammette repliche e, in termini un po’ più terra terra, si traduce con un “non è colpa mia, ma amo un’altra”.

Quando un amore finisce perché ne subentra un altro, più forte, c’è poco da staccare stalattiti e stuccare: ci ritroveremo comunque con un soffitto pieno di rattoppi.

Gli amori eterni esistono, io ne sono sicuro anche se è nutrita la schiera di coloro che lo negano; magari molti risultano mascherati sotto la spessa polvere del tempo, oppure si cristallizzano in stalattiti sul soffitto, però esistono, e basta una bella ripulita per farli tornare a risplendere.

Non tutti gli amori però beneficiano dell’eternità, e non per questo sono meno belli e intensi. La differenza è che bisogna imparare a declinare i tempi al passato e al passivo:

amai,        fui amato

amasti,      fosti amato

amammo, fummo amati

nella sintassi dell’amore tre tempi andrebbero banditi: il futuro, l’imperativo e il condizionale.

 

Suona come una promessa, o un augurio, se non come una speranza, comunque di forzatura. “Di doman non v’è certezza” affermava Lorenzo il Magnifico, e a ben pensarci non vi è neppure necessità: quando si ama veramente, il presente è un tempo dilatato, senza confini e limiti. Godilo e gustalo nel momento stesso in cui lo vivi.
Il futuro: amerò, amerai – sarò amato, sarai amato

Imperativo: ama!

No, non si comanda di amare, lo afferma pure la semplice saggezza popolare. E c’è poco da aggiungere, se non che il risultato, oltreché falso potrebbe risultare anche umiliante.

Condizionale: amerei, ameresti – avrei amato, avresti amato

Bruttino da sentire. Presuppone una condizione o quasi un ricatto a seguito di un “se”.

Amerei se tu …

Avresti amato se io, … se noi, … se tu …

Lasciando poi perdere il congiuntivo, che tanto in pochi ormai sanno usare e diventerà a breve specie protetta assieme ai panda albino, non ci restano che il presente e il passato.

Alcuni fortunati amano al tempo presente per tutta la vita, tanto nella sua forma attiva che passiva, altri si trovano invece nella condizione di declinarlo ai tempi compiuti.

Nessun amore è però vano e scorre senza lasciare segni; segni che magari inizialmente bruciano come ferite profonde, stentano a rimarginarsi, deturpano.

Nella frase “non ti amo più” si nasconde una dichiarazione d’amore: “ti ho amato”.

È difficile da affrontare ma non impossibile.

Siamo abituati a pensare che solo il tempo sia in grado di lenire, quando cominciamo a recepirlo come un trapassato remoto, ma perché aspettare tanto?

La terapia breve può essere veramente d’aiuto nell’affrontare ciò che comunque deve essere prima o poi affrontato e risolto, lasciando solo la ricchezza della meravigliosa esperienza dell’essere stati amati. Un privilegio non a tutti concesso.

Del resto, per chiudere con il buon Battisti con il quale abbiamo iniziato, “che non si muore per amore è una gran bella verità …”

Buon vento!

Federico Piccirilli

Psicologo Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

 

 

 

 

 

 

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