Risolvere il problema dei problemi irrisolti

RISOLVERE IL PROBLEMA DEI PROBLEMI IRRISOLTI

Vi piace questo gioco di parole? Anche se non può essere uno scioglilingua per ragioni semantiche, può benissimo essere uno sciogli-cervello.

Un amico di università mi raccontava che un giorno, dopo lezione, avvicinò un docente e gli disse:

“Professore, mi scusi, avrei un problema …”

“Beato lei” rispose quello “sapesse quanti ne ho io!” e se ne andò.

Al di là della scarsa educazione e dell’assoluta mancanza di professionalità dimostrate, il professore aveva indubbiamente ragione.

La nostra vita è come un immenso libro di esercizi matematici, sì, proprio di quelli a cui sognavamo di dare fuoco a fine anno scolastico. Problemi accuratamente numerati e di progressiva difficoltà, dal momento della nostra nascita sino alla morte. Forse.

A lato, fra parentesi quadre, c’è la soluzione. Grazie! ma come arrivarci?

Ecco, questo è il problema, non l’enunciato ma il mistero del modo di svolgerlo in modo da risolverlo.

 

I PROBLEMI

Molti di questi problemi si assomigliano fra di loro, costituiscono dei veri e propri insiemi: capito come risolverne uno gli altri vanno di conseguenza. E qui ci andiamo a nozze!

Altri invece ci sono ostici, e cominciamo a detestarli fino a vederli come impossibili, e così la nostra mente si chiude su di essi e fa di tutto per ignorarli, girando un po’ di pagine fino a trovare il gruppo successivo.

Scatta allora il meccanismo del problema sul problema. Già, perché se ci siamo presi il lusso di saltare i precedenti, ci mancheranno con probabilità i passaggi logici necessari per arrivare alla soluzione di quelli nuovi. Pagina dopo pagina, arriviamo intorno alla metà del libro che sono più gli esercizi saltati di quelli svolti, e non capiamo più nulla!

IL PROBLEMA IMPOSSIBILE

Dà una grande soddisfazione. Almeno, a me ne dava! Quando nella parentesi a lato leggiamo [impossibile] tiriamo un bel respiro di sollievo. In fondo se non c’è soluzione perché arrovellarsi il cervello per trovarla? Una sorta di svincolo al cazzeggio che ci fa sentire meno in colpa se chiudiamo il libro e usciamo a giocare con gli amici.

MA CHI ME LO FA FARE!

Saltare i problemi, per indolenza, paura o comodo: ecco il vero problema.

La filosofia del “tirare a campare” tanto in qualche modo ne esco.  Okay, la abbiamo adottata tutti e sempre la adotteremo. In ambito scolastico in qualche modo funziona, e tutto sommato anche nella vita. Tuttavia quelle lacune di cui ci circondiamo talvolta diventano troppo vaste da essere aggirate e impossibili da saltare. Ed ecco che allora siamo costretti a una battuta d’arresto: osserviamo tutti quei buchi e non sappiamo cosa fare, non riuscendo neppure a valutarne la reale profondità.

 

 

IL TAPPABUCHI

E visto che abbiamo parlato di buche, argomento peraltro assai di attualità, vediamo un po’ come eliminarle una volta per tutte.

Primo: valutarne profondità ed estensione. Pare cosa semplice ma così non è. In genere infatti esse sono mascherate dall’acqua e non è facile capire quanto il sano sia superficiale. Una regola è tassativa: più è profonda e vasta, maggiore sarà l’impegno necessario. Non bisogna però trascurare neppure quelle superficiali, ricorrendo magari a un rattoppo sommario, perché come è tristemente evidente, questi tendono a saltare e la situazione peggiora.

Secondo: indagare le cause. Se si formano buche ci sarà pur un motivo, o più di uno, che spaziano dalla qualità del materiale a una cattiva gestione. Questa non è una soluzione di per sé ma comunque una buona base su cui lavorare

Terzo: ricorrere a dei bravi esperti. Essenziale alla buona riuscita del lavoro, il fai da te è gran bella cosa ma spesso porta a risultati disastrosi. In fondo, per riprendere il discorso scuola, quante volte la soluzione è semplicemente nel prendersi una buona dose di ripetizioni da un bravo professore?

Quarto: fare manutenzione. Senza quest’ultimo accorgimento il rischio è di vanificare tutti gli sforzi precedenti.

 

LA FAVOLETTA

Avete presente la favoletta dei due cani? Attribuita di volta in volta all’uno o all’altro pensatore?

Per riassumerla due cani vengono fatti entrare in una stessa stanza, uno alla volta. Il primo esce ringhiando furibondo, il secondo felice e scodinzolante.

La stanza è vuota ma semplicemente coperta di specchi, per cui  l’uno avrà visto tanti cani arrabbiati che gli sbraitavano contro, l’altro solo amici giocherelloni.

 

 

 

 

E allora voglio anch’io dare il mio contributo alla storia modificandone l’enunciato: La storia dei due cani secondo Federico Piccirilli.

La favoletta è identica solo che i cani non sono due diversi ma solo uno, lo stesso cane che vi entra in due differenti momenti della sua vita. stesso cane, stessa stanza.

Bene, che significa tutto ciò? Che la soluzione dipende innanzitutto da noi, dal nostro modo di porci di fronte al problema e affrontarlo. Possiamo decidere di ignorarlo, passarci intorno, arrabbiarci o sorridergli, l’importante è che riusciamo ad andare avanti senza dover fare i salti mortali per non cadervi dentro.

Se riusciamo a far andare a braccetto problema e soluzione, il gioco è fatto e credetemi, neppure con troppa difficoltà perché essi sono assai simili.

Che dunque voi siate studentelli svogliati, cani che non sanno in che direzione muovere la coda, o … sindaci, cercatevi un buon professore che vi segua, uno specchio sincero o un bravo capo cantoniere che sappia il fatto suo, e la soluzione sarà a portata di mano. A voi poi non resterà che mantenere i risultati ottenuti.

 

 

 

Buona manutenzione, e buon vento!

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

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