Quando il cibo fa paura

È uno degli argomenti più seri ed emotivamente coinvolgenti, quasi un tabù, spesso anche frainteso, mal percepito, evocato a sproposito; estremamente delicato in quanto abbraccia la sfera genitori e figli, e apre la porta a una serie di situazioni che si trasformano in problemi: adolescenza, socialità, salute.

Il mio tono questa volta sarà perciò diverso, in quanto l’argomento richiede una serietà estrema.

È strettamente connesso al nostro mondo, al nostro modo di vivere; potremmo definirlo un problema “sociale”, in quanto appunto legato agli schemi della nostra attuale società, e pertanto di per sé innaturale. È innaturale perché mette in gioco quanto invece vi è di più naturale, il cibo.

 

 

Parliamo di anoressia, che letteralmente significa “mancanza di appetito”. Al solo sentire la parola nella nostra mente scatta una serie di immagini a catena: femmina, adolescenza, ossessione, dieta, morte.

Per quanto ciò non sia completamente vero, in quanto l’anoressia può colpire tutte le fasi della vita e trovare le sue radici in motivazioni che esulano dall’ossessione per la magrezza, in sostanza lo è, perché le ragazze, ossessionate dai canoni estetici della moda, sono innegabilmente le più coinvolte.

Morte? Quella no. È falso.  Di anoressia si guarisce.

IL CIBO

Il cibo è vita, ma anche piacere, mezzo di comunicazione, simbolo di benessere, cura.  In sostanza, il nostro bene più prezioso e primario.

È per procurarci il cibo che lavoriamo, gli amori vengono suggellati davanti a una cena tête-à-tête, intorno alla tavola si salda l’unione delle famiglie, nel cibo si sublima l’amore tra madre e figlio, la storia è stata spesso fatta a suon di portate, con il cibo si celebrano i matrimoni e tutte le più importanti tappe della vita, presso alcuni pure la morte, nel cibo si ripone l’ultimo desiderio dei condannati a morte.

 

Nel cibo vi è sacralità, e ben lo sanno le religioni, esperte conoscitrici di uomini.

Rifiutarlo significa rifiutare la vita stessa, spegnersi nel corpo, nella mente, nei desideri, nell’amore.

La morte è magra, così la rappresentiamo da sempre, anche se forse, in ragione del nostro attuale modo di vivere, sarebbe più opportuno raffigurala obesa.

 

 

 

 

Tutti noi abbiamo un’errata percezione del cibo: viviamo in un mondo in cui esso è sostanzialmente scontato, abbondante fino all’eccesso, fino a trasformarsi in problema, anche letale, appunto.

Siamo pieni di cibo, letteralmente traboccanti; il nostro corpo è come se fosse un’auto alla quale è perennemente attaccata una pompa che immette benzina senza sosta, fino ad ingolfare il motore.

Ne siamo ossessionati: proviamo un continuo impulso ad aprire il frigo, ci sentiamo degli eroi se ci capita di saltare un pasto, lo mitizziamo fino a crederlo arte pura pagata a suon di bigliettoni, non esistono più cuochi ma solo chef-divi, “mangia” è la parola più ripetuta in famiglia. Dall’altro lato viviamo nell’ossessione dell’immagine, dell’estetica di un corpo perfetto, che demonizza anche il più insignificante dei rotolini di ciccia.

 

 

L’IMMAGINE

È dell’anoressia legata a questa distorta percezione del cibo che voglio parlare, l’anoressia che potremmo definire “estetica”, perché disgiunta da altri tipi di problematiche e solo figlia di una serie di ossessioni.

Un’ossessione che si snoda su due fronti e che spesso, molto più di quanto pensi, nasce da un equivoco:

voglio il corpo perfetto di quella modella, per cui devo dimagrire; se ti metti a dieta diventi anoressica e muori.

 

Quanti genitori cadono in questo tranello?

In quante famiglie si ripete questo siparietto?

Chi ha ragione?

Tua figlia si illude: se avesse la possibilità di essere come la top model dei suoi sogni, probabilmente non avrebbe bisogno di aspirare a un corpo diverso. Più che lecito è invece il suo desiderio di perdere qualche chilo di troppo, che risponde a un’esigenza di bellezza e di vanità sana e positiva.

Tu sbagli. Già il fatto di essere genitore di un adolescente ti carica del fardello dell’errore, sempre e comunque: è la normale conseguenza del fatto che loro crescono, e anche questa fase di ribellione è di per sé sana e positiva. Lecita è la tua attenzione nei confronti della sua salute ma nell’ossessiva ripetizione di quel semplice “mangia, altrimenti …”, si nasconde un detonatore.

Rifletti molto bene su come ti comporti, perché il rischio di innescare un processo che porterebbe all’anoressia (al momento inesistente) è forte.

“Mangia” = il suo concetto di mangiare è ora molto distante dal tuo. Sta solo riducendo di un po’ il quantitativo, non può arrecarle danno.

“Mangia”, “No” = lo spirito di contraddizione è tipico dell’età che attraversa, ricordalo.

“Mangia”, “OK!” =  per evitare di sentirselo ripetere in continuazione potrebbe fingere di assecondarti, tanto i mezzi per liberarsi di quel cibo li ha: due dita in gola e il gioco è fatto.

 

 

“Le modelle sono anoressiche” = non è vero, almeno per la stragrande maggioranza di loro, semplicemente magre e longilinee di costituzione. Lei lo sa benissimo, ma ciò nondimeno vuole essere come loro e recepisce queste tue parole solo come un’ulteriore conferma, “loro sono magre tu no”. Del fatto che tu preferisca i suoi rotolini al loro aspetto emaciato  non le potrebbe interessare di meno.

“diventi anoressica” = è quello che vuole; in realtà non intende diventare un ammasso di ossa ma solo arrivare a quel mitico peso forma e nell’anoressia vede un mezzo. Tanto è sicura di potersi fermare appena raggiunto l’obiettivo.

“stai bene così” = equivale a dirle “stai bene grassa”.

Grassa, grassa, grassa …

è questo il suo incubo, quindi evita di evocarlo:

riempire gli scaffali di cibi ipercalorici di cui va pazza, criticare aspramente i suoi modelli estetici, nasconderle stimolatori dell’appetito nel tè, fissarla a tavola con occhi imploranti e preoccupati, evocarle tragiche conseguenze

tutto sbagliato!

Assecondala!

Un po’ di dieta non fa male a nessuno, neppure in fase di crescita. È altamente più probabile che la sua alimentazione sia stata fin ora eccessiva che scarsa. Elimina di casa dolciumi, patatine e snack vari; nessuno è mai morto per la loro mancanza. Quando verrà colta da un attacco di fame si sgranocchierà un sedano, senza sentirsi poi in dovere di sbarazzarsene. Chiedile se vuole l’aiuto di un dietologo. Potresti magari scoprire anche tu che tutto sommato ha ragione, e tranquillizzarti. A trarne giovamento sareste entrambi. Servile porzioni ridotte e poco condite. Meglio qualche decina di grammi in meno di pasta che il nulla. Per riassumere: non stressarla, non fissarla, non insistere, non mentirle. Otterresti l’effetto opposto, e allora sì che potresti innescare il pericolo!

Ovviamente, come ho detto all’inizio, le situazioni che stanno a monte dell’anoressia sono molteplici, e spesso disgiunte dalla mira estetica. Ho voluto limitarmi a questa sfaccettatura per farti capire come talvolta il problema può essere arginato alla radice.

Chiamami, qualsiasi dubbio tu abbia, cosciente che, in questo specifico caso, la soluzione parte da te, anzi, da te parte il non generare il problema.

Può essere più che sufficiente un colloquio su skype, oppure, se preferisci, scrivimi o vieni a parlarmene in studio.

Adolescenza: la più delicata delle transizioni. (Victor Hugo)

Buon vento!

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