Psicologia del Cactus

Non sono rare le metafore nel mio studio di Monterotondo, volteggiano nell’aere delle mie sedute come palloncini colorati.

Ma quale potrebbe essere il peggior nemico per un palloncino che si libra placido tra le ali del vento?

Forse una pianta di cactus.

Cosa pensi se dico la parola cactus? Forse ad un mucchio di spine o forse ad una pianta arida, da cui è meglio tenersi alla larga.

Sono poche le persone che desiderano paragonarsi ad un cactus. 

Ma il mio mestiere è proprio quello di lavorare con i simboli, con le parole, con le sensazioni, con le idee e con le prospettive. 

E allora i cactus potrebbero essere visti da tutta un’altra prospettiva

Ti svelerò i segreti della psicologia del cactus, cercando di non essere troppo spinoso…

Seppur spinosa, pungente e pericolosa questa pianta ci assomiglia in maniera incredibile. Ti spiego perché…

Ha bisogno di acqua ogni tanto, senza mai esagerare. Il cactus soffre se riceve più di quanto necessità, perché è in grado di trattenere moltissima acqua. Questa caratteristica ricorda tanto la nostra psiche, che necessita di essere sollecitata dagli stress quotidiani, per sentirsi viva, per sentirsi efficace, per mostrare le sue capacità, ma non oltre quella soglia. Lo stress non può fuoriuscire dal nostro vaso, non può annegarci, non può annientarci fino a provare dolore.

Il cactus ama essere riscaldato dal calore del sole, le zone meno esposte devono poter ricevere nutrimento solare, ma allo stesso tempo qualche giorno di pioggia, vento e freddo non lo distrugge: resiste coraggiosamente anche se qualche spina può soffrire un po’.

Come non capirlo d’altronde… Sarebbe bello poter avere solo giorni di sole per riscaldare la nostra vita, ma è nelle avversità che conosciamo la nostra resilienza, anche quando le difficoltà sembrano insuperabili, anche quando fa male da morire, anche quando non ce la fai più…

E poi ancora: il cactus necessita di un ambiente con un terriccio adatto alla sua crescita: è importante percepire sicuro e piacevole l’ambiente in cui si vogliono mettere radici. Come non menzionare l’importanza di rapporti edificanti, che gettino basi solide sulle quali costruire il nostro benessere sociale. E’ importante il terreno dove ci posiamo, è importante ciò che ci circonda… Perché le relazioni sono fila sottili che possono nutrirci o annientarci, pertanto abbiamo sempre bisogno di una buona connessione per rimanere in linea nel corso della nostra esistenza.

E’ infatti difficile avere a che fare con un cactus: non appena ci si avvicina le sue spine pungono, quasi a rifiutare la presenza. A volte è difficile proprio stare accanto agli altri, è difficile riuscire ad aiutarli, a stringere un legame tra loro. A volte sembra proprio di essere un palloncino che si schianta a 300 km/h contro un cactus. Eppure si può imparare a destreggiarsi nel suo corpo spigoloso e a trovare i giusti angolini, tra i quali passare un piccolissimo panno, per imparare a collaborare insieme e a non temere più le spine, permettendo così di togliere, con piacere, la polvere dal cuore. Né troppo vicini, né troppo lontani.

Caro cactus, dentro di te hai tutte le risorse per sopravvivere, ma non tenere in te più del necessario. Ama i giorni di sole e resisti in quelli di burrasca. Possano le tue radici essere rigogliose nei terreni più fertili, per essere ammirato per la delicata fragilità delle tue spine: segno indiscusso della tua rarità.

 Ed ora? Davvero non vuoi essere un cactus?

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Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE

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