fbpx

Psiche e il nido di merlo

Ci pensavo giusto ieri sera, tornando a casa, sotto un cielo che ormai cerca l’inverno.

Già. Cos’è la psiche?

Malgrado l’abitudine, non cesso di subirne il fascino.

La scorsa settimana, se ricordate, mi sono un po’ sfogato parlando dei pregiudizi e delle paturnie che ancora soffiano sul collo della psicologia, inseguendola pure mentre essa prende la fuga per tempi decisamente migliori. Ho posto l’accento sull’impossibilità di darle una forma fisica, materiale, e di come questo influisca – passatemi il gioco di parole – sulla nostra “psiche”, autorizzandoci a trascurarla.

Ho fatto il paragone, che ripropongo, della pettinatura davanti allo specchio, che ci porta a curare con estrema attenzione il davanti, dimenticandoci che quello che appare di noi, con una percentuale che sfiora l’80% è il “dietro”, quando camminiamo per strada, in una qualsiasi delle tante file che ci tocca fare, alla posta o al supermercato, mentre siamo seduti al cinema o teatro, lavorando, a una scrivania o chinati per sistemare il tubo sotto al lavandino, alla guida di un mezzo pubblico, a una lavagna dando la schiena ai propri studenti.

Oggi poi, ancora più di ieri, perché stando perennemente chinati sullo smartphone, difficilmente lasciamo il nostro viso come ricordo, ma molto più probabilmente la nostra pelata o la radice che richiede un ritocco di tinta dal parrucchiere.

 

Tutti invece ci ostiniamo a trascurare il lato B (della testa intendo, in quanto quello più in basso è invece oggetto di non indifferenti attenzioni!), perché lo specchio normale, quello che abbiamo in casa e sbirciamo prima di uscire, così come quelli che casualmente troviamo durante la giornata persino nel riflesso di una vetrata, non ce lo mostrano.

Non lo vediamo, quindi non c’è.

Siamo più o meno come i bambini nella loro primissima fase di vita: felici, sorridono al giochino, ma se lo nascondi dietro alla schiena, per un attimo restano stupiti, sgranando gli occhioni, poi però lo dimenticano e non ci pensano più. Sparito, uguale non esiste, ergo, non ci penso più.

 

 

Avere cura del proprio corpo è ormai – e menomale! – un valore aggiunto, un obbligo addirittura, con caratteri morali e civili di rispetto verso se stessi e il prossimo:

ci laviamo e deodoriamo con cura, forse persino un po’ troppo;

indossiamo abiti puliti e dignitosi;

scegliamo cibi leggendo etichette anche in ideogrammi cinesi e punti 0,000001;

manteniamo sotto controllo peso e tonicità anche a costo di notevoli sacrifici, pure economici;

soprattutto arrivati a una certa …, ci facciamo controlli medici a partire dall’unghia incarnita.

Ma non solo.

Quante volte portiamo l’auto dal meccanico? È giusto. Ne va della vita.

E poi ancora: lo schermo protettivo del cellulare, l’antivirus e gli aggiornamenti per il computer.

Solo tre cose sfuggono a questa sorta di guscio cosmico iperprotettivo: il famoso e plurimenzionato “nido di merlo”, il buco nel calzino sul ditone, e la psiche.

E allora cerchiamo di capire con cosa, o meglio, con chi, abbiamo a che fare.

Psiche innanzitutto significa “anima, soffio, respiro”. Bello, vero? C’è poesia in questo nome, c’è arte, fascino. E poi Psiche è una bellissima giovane donna.

Ci parla di lei uno scrittore molto antico, Apuleio, in quello che è probabilmente il primo romanzo della storia, nella forma almeno che oggi consideriamo romanzo, e la ritroviamo fra le braccia e le ali di Amore, modellata nel marmo bianco da Canova.

Sì, Psiche è una giovane bellissima donna, talmente bella che viene evitata da tutti. Non c’è da stupirsi, perché la perfezione fa paura. Lo dicevano anche le anziane di Monterondo: “è come la bella di Campiglia. Tutti la vogliono, nessuno la piglia!”.

La storia la conosciamo tutti.

Bella, intelligente e curiosa, questa Bella di Campiglia del mito antico. Non si accontenta della superficie, ma scava a fondo, cerca la verità. Quando la scopre se ne innamora perdutamente, ma deve scontare la punizione per non essere stata alle regole del gioco.

C’è una grande e bellissima metafora nascosta in questa favola antica che v’invito a leggere, se non vi è mai capitata l’occasione di farlo fino a ora. La trovate anche in rete, facilmente, digitando Amore e Psiche.

L’unione, forte, carnale, erotica, fra cuore e mente, razionalità e irrazionalità, istinto e ragione, vita e morte; un percorso a ostacoli tipo Giochi senza frontiere o l’addestramento per il corpo dei marines. Psiche deve essere anche molto forte.

Bella, curiosa, forte!

Così è anche la nostra mente, la bellissima fanciulla di nome “Anima”, la “Bella di Campiglia de noj artri” adagiata fra il cuore, il nido di merlo sulla testa e il calzino bucato.

 

Per quanto la teniamo infrattata, quella sfonda, e ignorarla diventa rischioso.

Tanti però sono i piccoli accorgimenti che puoi avere nei suoi confronti per mantenerla serena:

  • concedile tempo. Basterebbe già guardare, a sera, le spettacolari lune che in questa stagione arricchiscono il cielo, il verde di un prato o semplicemente di un parco cittadino alla domenica, un film sotto a un plaid, in due, sul divano, lo scambio di una fetta di pizza;

 

  • concedile silenzio. Apprezza molto il silenzio, anche se non troppo prolungato. Nel silenzio, ogni tanto, trova riposo e nuova carica;

 

  • falle qualche regalo. Sai come si fa con i bambini? Una cosa semplice, di poco prezzo, che però rende felici e fa sentire amati: un libro, un dolce, un concerto del cantante che ti piace, un anellino della bancarella;

 

  • lasciala riposare! Sembra tanto ovvio ma non è così. Se imparassimo a riposare, la nostra mente sarebbe quasi incrollabile! No, non mi sto trasformando da psicologo in venditore di materassi. Diciamo piuttosto che anche un buon materasso … aiuta!

 

  • stimola i suoi desideri. Qualcuno ha detto che “nulla, all’infuori di un desiderio, è in grado di mettere in moto il nostro apparato psichico”. Quel qualcuno era Freud;

 

  • lascia che ami. Psiche ha bisogno di Amore; senza, appassisce, come un fiore senza acqua;

 

  • infine, ogni tanto, resetta! È un accorgimento che si raccomanda anche per tutti i nostri apparecchi elettronici o meccanici di uso comune e quotidiano. Quando si è a rischio sovraccarico, quando si avverte quello scricchiolio sospetto, o un certo rallentamento, stacca la spina. Spegni tutto, per un po’. Lascia che si raffreddi. Molto spesso è sufficiente a far tornare il sistema praticamente come nuovo.

 

E dopo falle questa domanda: “Ti manca qualcosa?”

Se saprai scorgerla fra gli strati di cui siamo soliti ricoprirla, la vedrai guardarsi intorno smarrita, quasi a chiederti “Ma che domanda è?”, per poi risponderti che no, non le manca un fico secco di nulla.

Spesso, molto spesso, le mancanze, le insoddisfazioni sono roba nostra, della nostra apparenza esteriore, non dell’anima. Bisogna saper valutare bene il loro reale peso.

Ah! Un’ultimissima cosa: comprati uno specchietto da parrucchiere, quello per vedersi dietro insomma, oppure alza la testa dal cellulare quando sei con gli altri, perché quel nido di merlo, per dirlo alla romana,  non se pò proprio vedè! Guarda, meglio la pelata! Ne parleremo una delle prossime volte magari.

Buon vento

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *