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Post Fata Resurgo 🤔

Post fata resurgo.

È il motto della fenice, meglio noto come Araba fenice e significa “dopo la morte rinasco”.

Uccello mitologico presente, seppur con diversi nomi, sin dalla più profonda antichità e presso più o meno ogni civiltà, è il simbolo della più elementare aspirazione umana: la rinascita, il ritorno ciclico e con esso la speranza del miglioramento.

È quello che in fondo ci mostra la natura stessa, con il rinnovarsi delle albe e dei tramonti, con il ripetersi delle stagioni, con lo scandire delle ore. È quello che accade anche alla fine di quello che noi chiamiamo per convenzione anno.

Una fine che dà vita a un inizio, la vita insita nella morte.

Come la fenice che rinasce dalle sue stesse ceneri, anche noi cerchiamo in modo costante il rinnovamento, ogni sera quando andiamo a letto nella speranza di un giorno migliore, ogni giro dell’orologio, ma soprattutto ogni finale di anno.

 È un catartico colpo di spugna quello che vogliamo dare: cancellare le delusioni, le sconfitte, i dolori.

Bum! Si stappa lo spumante e scocca la speranza. Se tutto è nuovo, anche i numeri della data, a maggior ragione dovrà esserlo la nostra vita! 

Per un attimo questa speranza diventa realtà, ed esattamente dalla mezzanotte alla mezzanotte e un minuto; dopodiché tutto torna perfettamente normale e il nuovo anno già ci delude. Lo spumante non era granché, l’abito nuovo è ormai stropicciato e già facciamo la conta di quanti giorni mancano a che giunga il nuovo anno.

È colpa del destino? Siamo solo vittime del ciclo delle cose e della stessa vita oppure un po’ di parte in causa l’abbiamo pure noi?

Siamo o non siamo in grado di rendere migliore il nuovo? Ogni inizio di anno ma anche solo di giornata, oppure ogni nuovo giro di orologio?

Questa è la domanda che dovremmo farci. 

 Cominciamo da subito, per tempo, così da non farci cogliere impreparati. Dai, battiamo la delusione sul tempo!

Ti senti padrone del tuo destino sì o no?

Nessuno di voi risponderà un sì pieno, e questo è giusto. Esistono le circostanze, contro le quali non possiamo opporci e che non siamo in grado di cambiare, esistono gli altri che, come la luna con il mare, influenzano le nostre possibilità di crescita o di decrescita. Del resto senza di essi saremmo soli nell’universo e quindi tutto sarebbe inutile, privo di significato.

Ci sarà invece fra voi chi risponderà un no secco. Questo invece è sbagliato.

All’interno delle circostanze e del contesto umano e sociale che ci troviamo a vivere conserviamo comunque un margine di autonomia, di libertà di movimento e possibilità di influenza. Sì, in qualche modo, con difficoltà e spesso notevole sforzo, possiamo guidare la macchina della nostra vita se non verso l’obiettivo dei nostri sogni almeno sulla strada che conduce a esso.

 

Lo facciamo? Lo fai?

Più facile è adagiarsi e lasciarsi trasportare dal vortice della vita, senza remare per ostacolarne la corrente, e sperare che in quel ripetersi ciclico arrivi prima o poi il momento tanto atteso. Nuovo giro, nuovo regalo, come in un eterno Luna Park.

La delusione nasce dalle aspettative, in particolare dalle aspettative disattese. La parola stessa ha una radice che può risultare ingannevole: aspettativa – aspettare. Aspettare però non significa essere passivi ma semplicemente pazienti.

Tu, il mondo che ti circonda, gli altri: la vita è come una partita in cui si muovono queste tre pedine. 

E ora interrogati: 

  • di quanta importanza rivesti l’influenza delle circostanze e degli altri? 
  • quanta colpa attribuisci loro? 
  • quanto equilibrio usi nel giudicare i ruoli?

Se sul finire di questo anno che si conclude ti fosse offerta una bilancia su cui porre in un piatto le gioie, le soddisfazioni, gli amori, tutte le cose belle che ti sono capitate, e sull’altro rabbie, delusioni, rancori, lutti, quale peserebbe di più?

Purtroppo tutti tendiamo a buttare l’occhio sulla porzione negativa, e così ne avvertiamo maggiormente il peso, trascurando del tutto o per buona parte quella bella. Ciò succede perché ciò che è buono, che ci rende felici, è acquisito per scontato, fino a non darvi più peso, mentre tendiamo a ingigantire il brutto, e a farcene un vero e proprio tarlo che ci scava nel profondo.

In fondo funziona in questo modo: ci soddisfa di più sentirci i più disgraziati del mondo che i più fortunati. 

Siamo affetti da vittimismo cosmico e chiediamo riscatto a ogni nuovo ciclo di vita, di giorno, di stagione, di anno. 

Ascoltiamo gli oroscopi in tv. Lo facciamo tutti, pure i più scettici, magari solo per divertimento o semplice curiosità, affrettandoci a rassicurare la nostra intelligenza che si tratta solo di fandonie per poi lasciarcene condizionare un attimo dopo. In fondo rappresenta una bella scusa il poter incolpare gli astri: “lo hanno detto le stelle che tanto sarebbe girata male!”.

Se poi invece il nostro segno appare fra quelli baciati dalla fortuna, possiamo sempre giocarci la carta del “tanto non ci azzeccano mai!”.

Nec Babylonios temptaris numeros, diceva il poeta Orazio: “non interrogare l’oroscopo”.

Credi in te stesso, non perché tu sia un super uomo o una super donna ma semplicemente perché a te sono affidate le redini della tua vita. Il modo migliore per credere in te stesso e sfruttare tutte le tue possibilità è saper cogliere ogni attimo buono e bello, con spirito semplice: la risata di un bambino, le feste del tuo cane quando rientri, il gusto speciale di una pietanza, il sole inaspettato in una giornata grigia. 

Carpe diem, cogli l’attimo. Ogni attimo. 

Se ben ci pensi in una giornata, o in un anno, tantissimi sono gli attimi belli e pochissimi quelli brutti; spesso però cogli solo i secondi.

E ora fai un proposito per il nuovo anno: lavora su te stesso, cerca di diventare ipersensibile a tutte le tue sensazioni, di prestare attenzione a quei tanti attimi che lasci scorrere per inedia e invece sono preziosi. 

Questo non ti metterà al riparo dalle delusioni e dai fallimenti ma li renderà più digeribili e affrontabili.

Volere è potere: persino la scienza si pone a sostegno di questo che riteniamo essere solo un detto utopico. Infatti secondo un autorevole studio condotto da un gruppo di psicologi cinesi coloro che credono nel libero arbitrio, ovvero nella propria capacità di decisione, otterrebbero maggiori livelli di benessere soggettivo, in altre parole avrebbero un più altro tasso di felicità!

 “Volere è potere” ma anche “Potere è volere”; cambiando l’ordine il risultato non cambia, come in matematica.

Questa consapevolezza, unita alla capacità di discernere quali sono gli ambiti sui quali possiamo agire attraverso la nostra capacità e possibilità di decisione, è il segreto per la felicità. 

“Che io possa avere la forza di cambiare le cose che posso cambiare,

che io possa avere la pazienza di accettare le cose che non posso cambiare,

che io possa avere soprattutto l’intelligenza di saperle distinguere”.

Sono parole di Tommaso Moro ed è così che forse si spiega la serenità di molte persone che apparentemente non possiedono null’altro che se stesse, o dei bambini, o ancora degli animali.

Felicità e buon nuovo vento!

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo, Fonte Nuova e Online

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