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Bare di cristallo: amare il ricordo

Che bei tempi!

Quanto sei cambiato!

Quanto siamo cambiati!

Non ti riconosco più!

Si finisce per amare di più il ricordo che non l’oggetto stesso dell’amore.

Non si tratta né di nostalgia né di rimpianto, che comunque vi trovano terreno caldo e fertile in cui crogiolarsi e crescere; si tratta piuttosto di una forma di egoismo fra le più distruttive.

Si ama ciò che ci è piaciuto e, nel desiderare che rimanga immutato e immutabile nel tempo, si desidera di continuare a godere di quel personalissimo piacere.

Risulta applicabile a ogni forma di amore profondo, ai figli, ai genitori, al partner; risulta applicabile perfettamente anche a noi stessi, anzi proprio attraverso il desiderio di cristallizzare l’oggetto d’amore cristallizziamo l’idea perfetta che abbiamo di noi.

Cristallizzare, imprigionare in un prezioso cristallo. Certo il termine è affascinante, fiabesco; solletica la fantasia e riporta a Biancaneve nella bara di diamante, immutata e perfetta nella sua bellezza che va al di là del tempo e della morte.

Cristallizzare o imbalsamare?

Biancaneve è una favola e nella vita reale non funziona per niente così. Ciò che è morto non torna in vita e non resta per nulla perfetto, al limite si mummifica, con risultati decisamente raccapriccianti.

Bambini non più bambini ma desiderati eterni bambini. Quell’uomo e quella donna che ti stanno davanti e fuggono alla ricerca della loro personale vita ti deludono. Un tempo non erano così: il tuo ruolo genitoriale autorizzava a gestirne la giornata e i capricci, a indirizzarne la vita sin dalle più piccole necessità quali la merenda e il freddo immaginario. Capita persino che tu non li riconosca più. Che bei tempi vero? Eppure non era forse questo lo scopo? Perché amare tanto un figlio e rifiutarne la crescita?

Genitori che hanno esaurito il ruolo di genitori. Anch’essi ti paiono irriconoscibili; mani che tremano, non più in grado di prepararti quel piatto che tanto ti piaceva e talvolta persino di accarezzarti, occhi che hanno perso la luce e vagano ciechi, occhi a cui capita di non riconoscere neppure te. Genitori che hanno il solo torto di essere invecchiati, ma ciò significa che sono vivi. Non puoi desiderare che siano diversi, non è giusto! È un’esigenza tua, di figlio che non si ritrova più come tale.

Coppie sopravvissute al tempo. Quindi? Quindi che si amano. Tuttavia è difficile accettare che gli anni portano via i capelli e restituiscono il mal tolto sotto forma di rotoli sui fianchi, gambe gonfie, guance che sfidano la gravità! L’immagine si idealizza e in quel ricordo (che spesso neppure risponde a realtà) naufraga trasformandosi in rimpianto. Ami l’idea, di un amore che conserva la forza di quegli attimi, ma non più il corpo che ti è accanto. Quel corpo che però ti appare estraneo conserva la medesima anima.

Passiamo ora a te. Tutto questo enorme cumulo di ricordi in realtà ti rispecchia. Nell’idealizzare ciò e coloro che ti hanno accompagnato idealizzi te tesso.

 

 

Il sognare non è attività che riguarda il futuro; molto più spesso si ripercuote nel passato, costruendo figure alle quali si finisce per credere. Gioventù, forza, bellezza, magari mai godute o possedute, si vestono di vita propria come in una fotografia contraffatta con photoshop, nel corpo ma soprattutto nella profondità del pensiero. In sintesi, si finisce con il rimpiangere un “io” e degli “altri” che non sono mai esistiti.

Non siamo più gli stessi? Loro, coloro che ami, non sono più gli stessi?

È vera quest’affermazione?

No! Assolutamente errata e fuorviante. Il tempo lascia segni, è il suo lavoro e la dimostrazione tangibile della sua esistenza; l’alternativa è che non accada, e quindi tutto sia ormai finito. Chiamala pure morte, perché è il suo nome. Il rimpianto di ciò che è stato e l’incapacità di vivere il presente è una sorta di elogio e desiderio di morte, probabilmente cristallizzata in una perfezione da favola ma se fai ben attenzione, la muffa e quell’odore acre di ciò che non è più vivo si sente!

Ami o hai amato?

Sta a te capirlo. Ci sono tuttavia alte probabilità che tu ami, e che semplicemente sia l’accettazione della nuova forma di quell’amore a spaventarti.

È più facile e gratificante continuare ad amare l’idea, quella dei bambini addormentati fra le tue braccia e che ti turba vedere trasformati in donne e uomini, di un padre e una madre che ormai assomigliano a migliaia di altri vecchi bianchi e curvi, di un corpo che nella notte profumava di giovane sudore mentre ora ti russa accanto come un trombone, di un’immagine allo specchio che solo tu ti ostini a voler vedere.

Ma se potessimo parlare con quelle idee e chiedere loro cosa ne pensano cosa pensi che risponderebbero?

I bambini rivendicherebbero la loro voglia di crescere e correre nella vita, inciampandoci talvolta;

i genitori ti sorriderebbero, dicendoti che a loro non importa invecchiare perché ciò significa che ti vedranno diventare adulto e potranno esserti accanto;

il tuo amore risponderebbe che tutti i segni che il tempo lascia sul suo e sul tuo corpo sono disegnati da voi due insieme, e quindi gli sono cari.

E la tua immagine allo specchio che cosa ti direbbe?

La psicoterapia può aiutarti a trovare quella risposta, o meglio a imparare a riconoscerne il suono e a comprenderlo.

Ogni momento è prezioso, ogni corpo è un capolavoro, ogni pensiero è indistruttibile … ogni nuovo vento è un buon vento!

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo, Fonte Nuova e Online

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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