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Metti una “lettera” sotto l’albero di Natale

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Quante ERRE sotto l’albero. Anche i suoni delle parole hanno una loro vita e, strano a dirsi, influenzano il nostro stato d’animo.

La “R” è una lettera particolare, assai incisiva; porta alla mente il rumore di una trivella che scava e arriva nel profondo, “rrrrrrr”, oppure del ruggito, espressione di forza e potere.

Questo è il momento dell’anno in cui le relazioni con gli altri si accentuano anche solo per scambiarsi un augurio di sfuggita, la famiglia si riunisce, i ricordi si scatenano, sotto l’albero abbondano i regali, per i bambini certo ma un po’ per tutti.

Attenzione però a non trovarvi:

Rimpianti

Rimorsi

E ancora attenzione a non mutarli in:

Rancori

Rabbia.

È più facile di quanto si possa pensare: si comincia con un abbraccio e, attraverso una trappola sottile come una finissima e invisibile tela di ragno, si finisce con l’affondare il coltello in un panettone farcito al veleno.

Regna armonia nel Natale; facciamo di tutto per renderla palpabile e la impacchettiamo legandola con nastri dorati e argentati, ma spesso essa è talmente superficiale da lacerarsi come la carta velina dei regali, con un rumore sottile ma, se lo strappo è troppo forte, in modo irrimediabile.

Periodo indubbiamente magico ma altrettanto carico di stress. I fattori sono molteplici e coincidono esattamente con quelli che ne generano la magia, semplicemente vissuti da un punto di osservazione diametralmente diverso. Lo sforzo poi di doverlo mascherare non fa che accrescerne gli effetti.

Regali. Grande dispendio di denaro. Ne abbiamo parlato nel post della scorsa settimana e, per quanto il consueto proposito sia quello di limitare la spesa, fra bambini, parenti, amici, colleghi e rapporti vari, si finisce con il raspare il fondo del portafoglio. È inevitabile che ne nascano preoccupazione e incertezza, soprattutto in un periodo come questo in cui incertezza e preoccupazione per il futuro dominano i pensieri di molti.

 

 

Rapporti. Mai facili, che siano profondi o superficiali, ma siccome è Natale e a Natale l’essere buoni è un dogma, finiamo con l’indossare un sorriso di circostanza e ci prepariamo a ricevere e non lesinare sfuggevoli baci, tiepide stette di mano, auguri che spesso suonano come maledizioni. Ipocrisia? Falsità? Forse sì, tuttavia è un’ipocrisia che se dosata con parsimonia aiuta a vivere: collega vs collega, vicino vs vicino, suoceri vs nuore e generi, genitori vs figli, fratelli vs fratelli. Il trucco è non esagerare; l’educazione non è mai né ipocrita né bugiarda.

 

 

Ricordi. Siamo fatti di ricordi, essi sono la nostra stessa materia, l’essenza dei pensieri, il motore propulsore; tuttavia presentano un lato molto scivoloso al quale bisogna prestare attenzione. Insomma, a Natale più che mai dobbiamo tenere alta la guardia perché il rimpianto, amico inseparabile del ricordo, s’intrufola fra le pietanze e i pacchi colorati e scivolare nella malinconia è un attimo.

 

 

Rabbia. Facile cadervi, facilissimo. Arriva anche nel bel mezzo della festa come un invitato scomodo; una frecciatina fra gli antipasti e il primo, una battuta infelice ad avvelenare il dessert, una domanda che suona di impiccio. È Natale, e a Natale non solo siamo tutti obbligatoriamente buoni, siamo anche un po’ alticci, o comunque soffocati da un lento processo digestivo, e degenerare nella lite è un classico persino nelle famiglie perfette degli spot pubblicitari. Calma! Finirà, proprio come un’indigestione o una leggera sbronza. L’importante è non cedere ai rancori.

 

 

 

E allora? Come combattere lo stress con i fiocchi, quello delle feste?

Naturalmente c’è la psicoterapia, che può rappresentare anche un bel regalo alternativo e assai utile anche per babbo Natale, tu però intanto prova a cambiare lettera, sostituisci tutte queste “R” con una vocale o consonante che ti piaccia particolarmente:

la A di amore, amici, abbracci;

la B di bontà, bellezza, baci sinceri;

la C di colore, comprensione;

la D di dolcezza, dare;

la E di eterno;

la F di futuro;

la I di insieme per sempre;

la M di Mamma ti voglio bene;

la P di Papà ti adoro;

la S di serenità;

Scusate se ne ho saltata qualcuna ma confido nella vostra fantasia. Scrivetemi la vostra preferita.

Per parte mia, voglio abbondare e ve ne regalo ben tre, una B, una V e una S:

Buon Vento Sincero!

 

 

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo, Fonte Nuova e Online

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