Pensieri andati a male

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Pensieri indigesti che appesantiscono la vita quotidiana. Ammazzacaffè virtuali. Dolci idee per alleggerire la mente. Continuando sulla scia di quel trash culinario inaugurato la scorsa settimana, cito Denis Diderot che definì l’uomo “un tubo digerente che predica saggezza da una parte e ha scarsa responsabilità dall’altra”, senza tuttavia addentrarmi sulla collocazione di queste due estremità, in particolare della seconda.

Vorrei oggi però scostarmi un po’ da questa sorta di menù turistico della psiche per andare a mettere mano alla dispensa, sicuro di trovarci non poche sorprese. Avete presente quando in quei programmi di gare fra ristoratori, di enorme successo televisivo, il giudice supremo, quello che ha il potere di
“confermare o ribaltare la classifica”, va a fare la visita in cucina scoprendo impietosamente strati di grasso rancido sotto la cappa? Ecco, più o meno faremo la stessa cosa. Quindi turiamoci il naso e andiamo a vedere cosa si cela sotto l’apparenza.

Non ti pare di sentire odore di muffa? Non hai visto svolazzare inquietanti farfalline?

Ecco a voi i pensieri andati a male, quelli scaduti, accantonati e mai smaltiti, dimenticati in un angolino, nascosti.

Cosa faceva mia nonna in questi casi, e scommetto pure la vostra?
Dava una bella lavata con acqua e aceto, ma soprattutto si liberava del marciume.
Anche le cose più buone, trascurate, abbandonate, mal conservate, si corrompono e degenerano.

Questo inconveniente in genere accade agli accumulatori seriali, a coloro che preferiscono tenere piuttosto che consumare o buttare. Parliamo di pensieri, ovviamente, e non di pacchi di farina o scatole di piselli.

Pensieri che a furia di ristagnare hanno fatto la muffa, sui quali proliferano funghi e batteri, più tossici del botulino che si annida in un vecchio barattolo di carciofini sottolio con il tappo visibilmente arrugginito.

Pensieri che un tempo furono vitali ma che ora, come lo yogourth scaduto, hanno fermenti moribondi.

Pensieri marcescenti, che messi accanto a quelli buoni rischiano di intaccarli.

D’intossicazione alimentare si può morire; d’intossicazione mentale pure. E comunque, ammesso che non si muoia, provocano imbarazzanti mal di pancia.

Quante cose bombardano il nostro cervello! I genitori, la scuola, gli amici, la società, il lavoro … tutto genera pensiero, e ogni pensiero singolo, minimo, insignificante all’apparenza, viene accantonato.

Sapete quale immagine mi balza in mente, utile a descrivere alla perfezione l’immensa potenzialità della nostra mente? Avete visto il film “Una settimana da dio”? è una divertentissima, per quanto assai profonda, commedia di quasi una ventina di anni fa, con Morgan Freeman nella parte di Dio e Jim Carrey in quella del malcapitato sostituto. La scena a cui mi riferisco è quando Dio apre il cassetto dello schedario, che a fronte di una profondità percepita di qualche decimetro, si presenta al suo interno infinito.

E così è la nostra mente: un immenso spazio in continuo rifornimento e divenire, dalla capienza inesauribile nella cui vastità però è assai facile e comodo dimenticare di fare periodica pulizia.

Il marcio nasce in questo modo, alla chetichella, in un cantuccio remoto, da un puntino inizialmente invisibile sul prodotto buono. Da lì prolifera, si allarga, rosicchia, dilaga serpeggiando

su tutto ciò che incontra, soprattutto laddove vi è mancanza di ricambio d’aria, laddove non arriva la luce.

Alcuni pensieri nascono già guasti, ma i più lo diventano, per trascuratezza. Nostro dovere è scovare la parte malata e liberarcene.

Spesso mi capita di attraversare il mercato qui a Monterotondo. In questo periodo in cui la natura comincia a offrirci varie qualità di frutta, i commercianti sanno bene che devono dedicare una buona parte di tempo a una minuziosa e costante pulizia della merce: la ciliegia bacata, l’albicocca troppo matura … via, nel secchio, a tutela della salute della parte restante (e, giustamente, del proprio portafoglio).

In fondo non è poi così difficile; basterebbe un po’ d’attenzione e di amor proprio, ma anche un pizzico dell’antica e dimenticata cultura del non spreco. Insomma, saper scegliere all’interno del caotico paniere del nostro pensiero, vagliare, attraverso il controllo e con l’intento di salvare il buono. Tagliare la parte ammaccata della mela senza buttarla tutta, fidarci del nostro occhio, dell’olfatto e del gusto per sapere dove e come intervenire.

Sono sicuro che disturba anche te quel retrogusto di rancido, di raffermo, che hanno certi pensieri lasciati troppo a lungo in un angolino della mente:

rancori – i più velenosi. Certi rancori hanno una tale carica tossica da risultare addirittura letali per la psiche;

rimorsi – sentimento del tutto inutile, che prende solo posto senza apportare alcun miglioramento; rimpianti – una sorta di sepolcri imbiancati e idealizzati;

e poi ancora rabbia, recriminazioni, rimproveri … mamma mia quante “r”! Tranquilli perché ce n’è per tutte le lettere dell’alfabeto. Solo per citarne ancora alcuni: insoddisfazione, sensi di colpa, vittimismo, fobie …

Qual è dunque il trucco per una corretta ed efficace pulizia di fondo?

Se vieni a trovarmi, o se mi contatti attraverso uno dei comodi canali on line, te lo spiego approfonditamente, però una dritta voglio dartela: un buon punto di partenza è capire che i suddetti sentimenti non sono i “pensieri”, ma la loro parte malata, le muffe che su di essi si sviluppano.

E in tutto questo, come regola d’oro indiscussa per il benessere della nostra mente: cambiare l’aria! Lasciar circolare i pensieri nella mente senza creare zone di ristagno, in una sorta di ciclo autopulente La psiche odia i luoghi chiusi. La psiche è libera e ama il vento.
Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Terapie Brevi e Terapia a Seduta Singola

Psicologo, Psicoterapeuta

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

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