Metti un prete nel letto…

Prima che qualcuno corra a suonare il campanello della parrocchia, … lasciate perdere! Vi spiego di cosa si tratta.

I preti in carne e ossa, non c’entrano un fico secco.

Sicuramente l’avrete visto, senza magari sapere di cosa si trattasse, da qualche “robbivecchi” per dirla alla romana.

Il “prete” è – anzi era – una specie di gabbia di legno con dentro un contenitore pieno di braci da infilare nel letto, sotto alle coperte, per riscaldarlo. Oggetto d’indubbio fascino anche se non privo di rischi, di grandissima utilità in un’epoca in cui nelle case di notte regnava un freddo della miseria.

Il nome, “prete”, deriva da una considerazione alquanto curiosa. L’impressione che si ricavava, data la forma della struttura, era di una figura panciuta addormentata, e in quell’epoca, di grande povertà e stomaci vuoti, gli unici a poter vantare una panza di una certa consistenza, erano i nobili e i preti.

L’idea mi è venuta proprio passando davanti a un “robbivecchi” di Monterotondo, dove quest’oggetto curioso nel nome e nell’aspetto era esposto in una vetrina assieme a vecchie bambole inquietanti e mobili da restaurare. Confesso che sono stato colto da una sensazione piacevole per quanto strana, che non posso definire nostalgia (anche perché mai conosciuta prima per questioni anagrafiche), forse uscita come poco più di un leggero soffio dal ricordo di qualche racconto, o di una scena di film. Nel freddo di questo strano inverno che ci ha privati dei contatti, persino dei più vitali, con il fiato che si condensa sotto la mascherina e il naso incollato a una saracinesca tristemente abbassata, il calore immaginato di quell’atmosfera da cartolina mi ha provocato un brivido soffocato, ma anche una considerazione: forse ci stiamo perdendo le potenzialità del freddo della notte!

Sì, in fondo nel gelo delle notti invernali si celano infiniti suggerimenti e spunti per la mente.
Il contrasto! È in esso il segreto.

Dovremmo dare più importanza ai contrasti: il morbido e il rigido, il bello e il brutto, il buono e il cattivo, il caldo e il freddo,. È grazie al contrasto che riusciamo a stabilire da che parte stare, dove trovare piacere.

Torniamo ora al nostro “prete”. In una stanza fredda e ghiacciata doveva essere una sensazione paradisiaca, quasi un Nirvana, il potersi infilare sotto quelle coperte arroventate. Nelle nostre stanze super riscaldate difficilmente riusciamo a percepire la magia quasi animalesca di un letto che si trasforma in tana calda e avvolgente. Eppure quando succede, magari infilandoci sotto le coperte in una casa di campagna o di montagna, scopriamo quanto è piacevole e in quel contrasto ci sentiamo appagati di una soddisfazione quasi infantile.

Ecco perché vi ho invitati a “mettere il prete nel letto”. Ed è ovviamente una metafora. Un’altra metafora, che spero vi piaccia.

Il nostro “prete” virtuale si concretizza nel fare l’amore, ad esempio; l’amore quello vero, e non il solo atto sessuale in sé.

Insomma, diciamolo: fare l’amore in estate, con il caldo soffocante che rende sudati e isterici, è per certi versi addirittura rognoso. Lo facciamo, per desiderio, per amore, per abitudine magari, ma con quasi la fretta di finire, staccarci, allontanarci …

Ecco allora che le temperature rigide possono restituirci il piacere di restare abbracciati, di scambiarsi il calore dei corpi e con esso dei pensieri.

Una coppia abbracciata anche al di fuori del gesto erotico, abbracciata in un letto, è una coppia che parla, che comunica, che trova reciproco calore. È una coppia che discute, ma nella discussione risolve. È una coppia completa. È una coppia che ama e si ama.

… un orribile piede freddo che s’intrufola fra i tuoi polpacci, e tu che freni l’istinto di tagliarglielo e invece opti per scaldarlo.

Un brivido che s’intrufola a livello delle spalle e un braccio caldo che l’annienta. Il piacere di infilarsi di corsa nella propria metà di letto e scoprirla tiepida.
La luce del mattino che filtra e l’abbraccio che si stringe di più …

Piccoli gesti, piccole magie, semplicissime. Eppure tutto sembra diventare più leggero, … i pensieri, i problemi dissolversi con il tepore, sbriciolarsi in mille piccole parti più gestibili e risolvibili.

Ma la magia di un letto piacevolmente caldo non coinvolge solo le coppie di amanti. Funziona da addolcente anche nei rapporti fra genitori e figli, e pure per chi è solo, per scelta o per circostanze. È una magia che riporta un po’ all’infanzia, alla sveglia che suona e alla testa che sparisce sotto le coperte per non sentirla, all’addormentarsi alla cadenza di una favola di cui non si è mai sentito il finale, ma non importa perché tanto già lo sappiamo come va a finire. Perché l’importante è la favola, non il finale.

Ho parlato di magia, non di miracoli!

Insomma, quello che voglio invitarvi a fare è ricercare la serenità, o almeno pillole di serenità, anche nel quotidiano, nel posseduto, in un semplice contatto fisico, in un amplesso, in un bacio che sfiora la fronte di tuo figlio che si addormenta, in una carezza al tuo animale che si è appallottolato proprio a metà del letto e ti fa venire la cancrena, in un sogno.
Forse questo non risolverà i problemi. Non tutti almeno, ma sicuramente non li accrescerà.

Uno dei principi fondamentali della psicoterapia è che la soluzione è già posseduta, dentro di te.

Lo psicoterapeuta è ovviamente in grado di aiutarti a tirarla fuori e riconoscerla come tale, ma la serenità che deriva dalla consapevolezza dei piccoli piaceri rende il terreno di lavoro parecchio più fertile e malleabile.

Guardando quella vetrina piena di cianfrusaglie polverose, mi sono scoperto a entrare nella mente di un uomo di quel tempo. ne ho sentito la fatica delle ossa e dei muscoli, ne ho avvertito la fame e il piacere di un piatto caldo, ne ho subito le preoccupazioni e i problemi, e infine il sonno. Ed ecco il freddo della camera, ghiacciato in contrasto al fuoco del camino della cucina, e nella penombra il pancione rigido del “prete” che promette riposo e calore. Credo che in quel momento quell’uomo sia stato il più felice e ricco del mondo, e un po’ l’ho pure invidiato.

È stato solo un pensiero un po’ strano, con la complicità di una mattina particolarmente fredda, di un’atmosfera assolutamente insolita, di un anno da dimenticare ma anche da cui imparare; perché quello che abbiamo vissuto e che stiamo vivendo, questa mancanza di contatti, di calore, imposta e necessaria, sia occasione di crescita, e non di privazione.

E allora questa sera infilate il vostro “prete” virtuale nel letto, e scioglietevi.

Buon vento

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