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Elogio delle piccole cose

Oggi voglio dedicarmi alle cose semplici, quelle ignorate, talvolta addirittura temute, tuttavia essenziali e, se finalmente osservate e godute con l’attenzione che meritano, assai piacevoli.

Le cose semplici sono quelle che si perdono nel quotidiano, sprofondate sotto a quelle IMPORTANTI, maiuscole, pressanti.

Siamo però sicuri di saperle distinguere, e soprattutto siamo sicuri che il valore che attribuiamo alle une rispetto alle altre sia corretto?

Cose semplici e cose straordinarie.
Per quello che riguarda le semplici, è più facile riuscire a scovarle e apprezzarle ora, in inverno.

Il freddo infatti, al quale è pur difficile attribuire molti lati positivi, crea comunque quel sottofondo naturale vitale per il prosperare delle cose semplici, rendendole più facilmente individuabili e ambite.

Durante la bella stagione le distrazioni aumentano. Il sole, il bel tempo, inducono a farci aprire verso l’esterno, a ricaricarci “a pelle”, godendo dell’aria aperta, del mare, del verde, degli abiti succinti e dei piedi nudi, così come dei viaggi, delle pizzate sotto un pergolato, godendo della luna e prendendo a pugni le zanzare.

Ma ora? Ora piove due giorni su tre, almeno qui a Monterotondo, fa buio all’ora del ritiro delle galline, l’alzarsi al mattino diventa ogni giorno di più una sfida all’ultimo sangue fra te e il rubinetto del bagno, che si ostina a spararti qualche istante di acqua ghiacciata prima di fornirtela calda, così che devi lasciarlo aperto a palla mentre ti fai le linguacce allo specchio, alla faccia della povera Greta Thunberg.

Ora che il passo lo acceleri per tornare a casa, e non per uscirne, che l’idea del “Troviamoci in centro fra mezz’ora” ti fa controllare che le tasche del giaccone non siano cucite e che la cerniera non sia inceppata, ora che, una volta avvenuto l’incontro la frase di rito è “C’infiliamo in un bar al calduccio a prendere un caffè?”, ecco che nel mare burrascoso della nostra vita salgono a galla le cose semplici.

Le abbiamo lì, sotto gli occhi, ignorate, diciamo pure schifate! Sono tutte quelle cose che fa figo disprezzare per non cadere nel baratro della tanto temuta normalità. Cose di cui quasi ci si vergogna, e per le quali, quando colti in flagranza di godimento, ci si giustifica.

Le ciabatte! Cosa vi hanno fatto di male le ciabatte per essere state nei secoli demonizzate come oggetto che da un figo della madonna ti trasforma in un pensionato da bocciofila di ritorno da un cantiere? Le ciabatte, quelle classiche, di panno, belle calducce, quelle che la morte loro è definirle “pantofole” (da cui peraltro deriva “pantofolaio”), che manco le senti nel piede ma che di contro sciabattano che è un piacere con un rumore sordo e ovattato sul pavimento del corridoio. Ma chi l’ha stabilito che sono poco dignitose? Sicuramente qualcuno che non aveva tenuto per tutto il giorno i piedi dentro al calzino bagnato e la scarpa che tocca proprio lì, su quel callo maledetto che passa solo ad agosto.

Il divano! Un’altra di quelle piccole cose, nella fattispecie materialmente piuttosto ingombrante, che fanno bene allo spirito, oltre che al fisico. Negli ultimi anni il divano è sceso di parecchi punti nella classifica dei luoghi preferiti per l’aggregazione familiare. In genere il divano sta davanti a un televisore. Magari non in tutte le case è così, ma non sarà certo l’eccezione a far decadere questo stereotipo che persiste granitico dai tempi della prima trasmissione della tv nazionale. Quindi, là dove c’è una tv troviamo un divano, e va da sé che se l’intera famiglia guardasse una medesima trasmissione, quel divano sarebbe piuttosto affollato. Così è stato, fino all’avvento del web e dei social, e ancora per un po’ ha resistito con le unghie e i denti.  Oggi i ragazzi, e pure i bambini, la tv la guardano poco. Preferiscono lo streaming sui dispositivi portatili, spesso in camera loro, altrimenti, come è ovvio che sia, spiaggiati letteralmente sul divano. E se non ci trovi sopra qualche figlio, sicuramente c’è il cane o il gatto, se non entrambi. Quindi, per onorare le nostre preziose piccole cose, fai sloggiare tutti, e riappropriati di quegli attimi di godimento assoluto che solo la spalmatura sul divano di fronte a un programma possibilmente cretino può regalare!

Il plaid. Fa il paro con il divano. Non ci piove. A quadrettoni, con un lieve sentore di naftalina, ma ancor meglio se di pile, così, oltre al dilettevole ci mettiamo l’utile, essendo un tessuto prodotto con il riciclo delle bottiglie di plastica. Avvolgersi nel plaid sul divano quando fuori piove, è buio e il freddo pizzica, fa raggiungere dei momenti orgasmici che dovrebbero essere vietati ai minori e richiedere la prescrizione medica.

 

 

Riassumendo: ciabatta + divano + plaid = perfetto relax in versione invernale. Costo di questa vacanza dell’anima: zero!

Cosa manca? A questo punto gli ingredienti devi metterceli tu, secondo i tuoi gusti. Non starò a fare il gendarme, a dirti che non si fuma, non si beve (e che diamine, un dito di rum non ha mai ammazzato nessuno!), non si sbriciola con le patatine, non ci si passano le dita delle mani fra quelle dei piedi, non si sbava dormicchiando sui cuscini in broccato, non si gioca col gatto a chi tira più fili. Insomma, fai un po’ come ti pare, accendi il camino, la stufetta elettrica, spegni la tv, attacca un po’ di musica, oppure scegli il silenzio, basta che tu ti concentri sulla bellezza di questi attimi.

Abbraccia qualcuno, se puoi. È meglio. Il tuo amore, un figlio, il cane o il gatto. Come tutti i momenti straordinariamente speciali, in due li si può raggiungere il nirvana.

Il potere delle piccole cose è quello di saper cancellare il peso di quelle grandi, tanto importanti al punto di soffocare il pensiero persino di notte, d’impossessarsi del sogno. Piccole cose, piccoli tesori che tutti possediamo, che non guardano in faccia nessuno, che sia ricco o povero, bello o brutto, giovane o vecchio. È un po’ come per quei piatti squisiti, che solo a vederli mettono appetito, e poi scopri con stupore che sono stati realizzati con gli ingredienti più semplici, che chiunque ha in cucina, una cipolla, dell’olio, un po’ di farina, quattro pelati.

Ci siamo fatti forse un po’ troppo raffinati, esigenti. Non sappiamo più godere del tempo, quello di un sano e vitale “far niente”. Piuttosto la palestra, la piscina, la zumba, il corso di origami. Il bello, anzi, il brutto, è che tutta questa smania di fare, fare e rifare, la scarichiamo anche sui nostri figli, che se non sono iscritti almeno a due sport, uno dei quali possibilmente scelto fra quelli estremi, e un’arte, quasi ci vergogniamo a dire che sono figli nostri.

«Gigetto al lunedì, mercoledì e venerdì fa calcio. Il martedì e il giovedì studia l’organo da cattedrale, e il sabato fa paracadutismo. Giadina invece tutti i giorni va a danza per due ore, ma il mercoledì sera studia cinese antico e la domenica si lancia dal trampolino in una scuola di circo. Io, cosa vuoi che ti dica, caro il mio Federico, non ho un briciolo di tempo. Mi piacerebbe sai potermi spaparanzare sul divano, ma come faccio? Fra lo spararmi dall’uno all’altro capo della città per portare i ragazzi, mettici che devo correre in palestra, il lunedì, martedì e giovedì, a nuoto il mercoledì, a tango il venerdì. E nel week end, non credi che mi meriti che vada a rilassarmi su qualche pista da sci? Beati quelli che si possono godere il divano!»

Pensi che sia un paradosso? No, per niente. Prova a guardarti intorno.
Il divano con annessi e connessi, le piccole cose, sono recepite come privilegio.

E allora dammi retta. Fai il privilegiato una volta nella vita! Per esserlo ti bastano poche, semplici mosse:

  • lancia le scarpe;
  • cambia i calzini bagnati;
  • sciabatta senza vergogna fino al divano;
  • acchiappa tuo marito, tua moglie, la fidanzata, il cane; oppure goditi la solitudine;
  • ficcati sotto al plaid;
  • accendi la tv, oppure lasciala spenta; fai un po’ tu;
  • bevi, sbriciola, dormi, sbava, grattati, sbadiglia come un bradipo in calore;

ma goditela, per la miseria, la fine di questa giornata piovigginosa, grigia e fredda. Colorala di sacrosanto riposo, libera la mente fissando il soffitto. È uno spazio essenziale, semplice e non contaminato da altro, in genere, che un lampadario e qualche ragnatela. Su di esso puoi tracciare sogni e far fare un po’ di stretching alla mente.

I figli? Gigetto e Giadina che devono andare al corso per aspiranti astronauti? Fidati, pure loro stanno fissando il soffitto, sdraiati secchi sui loro letti, e te ne saranno infinitamente grati.

Parola di psicologo, e anche di padre!
Se hai voglia, e spirito ecologico, leggiti anche questo mio vecchio articolo. Potrebbe tornare di una certa utilità.

Buon vento

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

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