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Buon 2000 … Venti!

E finalmente è iniziato. O forse: finalmente è finito!

L’inizio e la fine di un anno, così come l’inizio e la fine di ogni ciclo (stagione, mese, giorno, persino ora), assomigliano a raffiche di vento.

Da una parte speriamo che venga spazzato via tutto il ciarpame accumulato, materiale e morale, dall’altra desideriamo montarci sopra e cavalcarlo, quel vento, oppure adagiarvici per lasciarci trasportare verso un futuro comunque e sempre idealizzato: dietro alle spalle il brutto, avanti al naso il bello, la meta.

E in mezzo? In mezzo c’è il presente, che però evitiamo, pur essendo l’unica certezza. In fondo è normale; le certezze non piacciono, o forse semplicemente non stimolano. E così, tesi a cercare un punto perfetto all’orizzonte, ci dimentichiamo della forza del vento e, invece che cogliere l’attimo per assecondarlo, cadiamo, incapaci di contrastarne la forza.

Ho sempre amato il vento. Si era capito?

L’effetto che produce sulle cose: le tende della stanza che danzano su di una musica silenziosa e producono giochi di luce sulle pareti, sul pavimento, sui mobili e gli oggetti; le foglie che cantano sfregandosi l’un l’altra; il sole che compare all’improvviso dietro alle nuvole che viaggiano veloci come treni; i capelli che arrivano sugli occhi (niente ironia, per favore!). Monterotondo con il vento è spettacolare; in ogni stagione sembra che la primavera stia bussando alla porta. Ogni angolo del mondo è spettacolare, e con il vento lo è ancora di più.

Pensate: esistono luoghi sulla terra che non sono mai uguali a loro stessi proprio in funzione del vento.

Sono i deserti di sabbia, la cui morfologia muta assieme allo scorrere del tempo, impossibile da afferrare se non nello scatto di un fotografo. Uno scatto che diventa immediatamente antico. Persino il profilo delle catene montuose cambia assieme al vento, e così la superfice del mare.

Eppure il vento, tanto prezioso per il rinnovarsi della vita e ricco di fascino, può arrivare a distruggere, a uccidere, a sradicare, e per questo richiede grande forza, solidità e stabilità, per riuscire a contrastarne l’irruenza e coglierne solo l’impulso vitale.

“Come va?”
“A gonfie vele!”
È questo che vorremmo poter rispondere, vero?

Il buon vento però non basta. Bisogna saperla governare la barca della vita, e anche avere compagni di viaggio abili e disposti a collaborare. Bisogna saperle indirizzare le vele, per afferrare la potenza benevola del buon vento, scegliere il momento giusto per mollare gli ormeggi. Altrimenti o si resta fermi, oppure si sbanda.

Buon vento.

Cosa significa questo augurio?

È rubato alla gente di mare. Si associa all’auspicio del mare calmo, su cui procedere senza intoppi, come su di una superficie di liscia seta, accompagnati e agevolati da una brezza leggera e al tempo stesso potente da gonfiare le vele.

 

Buon vento è un augurio che non implica solo fortuna, ma capacità e intelligenza. È in fondo un “carpe diem”, un “cogli l’attimo”, quello giusto.

È solo con l’attenzione al presente che si può cogliere e correggere l’errore, intuire la giusta rotta.

Un poeta e scrittore britannico, Augustus John Cuthbert Hare, scriveva nell’800 che “il pensiero è vento”.

Con tutto il rispetto, oserei rivoltare i fattori che compongono la frase, e dire che “il vento è pensiero”.

Più o meno negli stessi anni, Giuseppe Verdi lo fa volare su ali dorate nel suo Nabucco, e in un balzo di tempo che ci porta al presente del nostro tempo, Jim Morrison definisce la solitudine come “ascoltare il vento e non poterlo raccontare a nessuno”.

Voglio poi citarvi un poeta persiano del 1200, noto semplicemente come Rumi, che dice:

“La brezza del mattino ha segreti da dirti. Non tornare a dormire.”

Ok. Basta con le citazioni.

 

 

È iniziato un nuovo anno. Soffia un vento nuovo?

No, non è così. Il vento è sempre nuovo. Lo era anche quello di ieri, e lo sarà di nuovo anche fra un attimo, e domani, dopodomani, fra una settimana o un anno. Il nostro limite è proprio nel non saperne cogliere la novità continua e ininterrotta se non nel breve attimo che individuiamo come un passaggio: l’anno appunto, oppure il giorno, l’ora.

Abbiamo bisogno di qualche cosa a cui aggrapparci per poter afferrare la raffica giusta e dare forza al passo. L’inizio di un anno coincide dunque semplicemente con la consapevolezza che abbiamo bisogno di speranza per andare avanti.

C’è una forte connessione fra la mente e il vento; come psicologo posso affermare che possiedono la stessa natura, la stessa eterna capacità di cambiamento, la mutevolezza e la forza. Vento e psiche non sono mai fermi, non sono mai vecchi. Entrambi superano tempo e spazio.

Buon vento significa dunque anche essere sempre giovani, sempre attivi.

Osserviamo la natura, cercando di trarne ispirazione: le piante che meglio si adattano al vento sono basse, cespugliose, ricche di rami corti e flessibili, solo apparentemente umili.

Raramente sono alberi maestosi e, in tal caso, mai soli; sì, perché senza la forza del bosco, ne verrebbero sradicati. Ce ne sono alcune che invece puntano sulla leggerezza e l’arrendevolezza, addirittura rinunciando alle radici per affidarsi completamente al vento.

Quale di queste strategie più ti si adatta?

Sei barca, marinaio, cespuglio o bosco? Oppure sei semplicemente una persona che vuole imparare a vivere godendo della straordinaria novità e freschezza di ogni attimo? Ebbene, questo è possibile, è una meta raggiungibile. Attraverso la psicoterapia puoi imparare a gestire le tue innate e intrinseche capacità reattive e di rinnovamento.

Nessun miracolo, te lo garantisco; semplicemente la spinta per riuscire a imboccare il buon vento.

Dice Tiziano Terzani rivolgendosi a suo figlio:
LA FINE È IL MIO INIZIO.

Buon vento e buon anno … anzi, avete notato che bella coincidenza? 2020 … duemila Venti. Mi piace!
E allora, che duemila venti nuovi accompagnino il vostro e nostro cammino!

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

 

 

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