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Sicuro che il mondo ce l’abbia con te?

Proviamo oggi – attraverso un esperimento stile Super Quark – a spiegare scientificamente perché chi ha creato questo mondo ce l’aveva specificatamente con noi.

Non “noi” come genere umano, sia chiaro! “Noi” come singoli individui: me, lui, lei, … TE!

Certo! Perché altrimenti sarebbe una condizione condivisa universalmente, e quindi come tale priva d’interesse e pure di scopo. Come lagnarsi infatti di un qualche cosa che coinvolge esattamente nella medesima misura pure tutto il resto dell’universomondo?

La prima regola da applicare è dunque l’egocentrismo: non avrai altro Dio all’infuori di te stesso. Solo così funziona e può evolvere in vittimismo.

Seconda imprescindibile regola: quando parlo di creatore, o Dio, di questo mondo, non intendo mettere di mezzo questioni di fede. Questo è un blog di psicologia, non teologico, e quindi ogni credo ha la medesima dignità, che si tratti dell’esplosione planetaria del brodo primordiale piuttosto che di un Qualcuno barbuto, con la Q maiuscola, che domina dall’alto e tutto dirige.

La questione è personale, fra te e il mondo.

Ora, è più giusto dire che hai ragione di essere ingrugnato perché il mondo ce l’ha con te, oppure che il mondo ce l’ha con te perché sei ingrugnato?

Se però c’è del vero nel proverbio “gente allegra il ciel l’aiuta”, significa che è buona la seconda.

Tuttavia non passiamo a conclusioni affrettate e analizziamo insieme i tuoi motivi di dissidio nei confronti del creato.

Iniziamo con una specie di test. È sufficiente che tu risponda a ogni domanda o No.

  1. Hai l’impressione che chi ha progettato i mezzi pubblici abbia calcolato al millimetro la distanza fra la sconosciuta ascella pelosa e il reggi mani in modo che essa coincida perfettamente con le tue narici?
  2. Pensi che il tipo dietro a te al semaforo si sia alzato alle sei e quarantacinque del mattino solo per poterti strombazzare se non ingrani immediatamente mentre scatta il verde?
  3. La coppia del piano di sopra ha messo al mondo un pargolo esclusivamente allo scopo di farti svegliare alle tre di notte da un concerto per “neonato con colichetta”?
  4. Il termometro supera i 30 gradi per fare sì che ti compaia l’ascella pezzata?
  5. Tutti i cani del quartiere sono d’accordo nel segnare il territorio esclusivamente sullo stipite del tuo portoncino?
  6. A ferragosto mezzo mondo si riversa in spiaggia solo per farti dispetto e circondarti su di un metro quadro si sabbia?
  7. C’è un complotto da parte delle zanzare nei tuoi confronti?
  8. Il pizzaiolo ti rifila sempre la pizza più piccola, e ci mette l’origano, che non sopporti?
  9. Il tempo atmosferico non ha altro disegno che romperti le palle: pioggia se sei in ferie, sole quando lavori?
  10. I rotolini di ciccia ti perseguitano malgrado tu cerchi di non attaccarci briga?

Bene, se hai risposto affermativamente anche a una sola delle domande, questo articolo fa per te.

Ovviamente si ravvisa un crescendo di rischio in base al numero dei Sì: da border line a patologico nel caso di en plein.

Ti concedo però un’attenuante: la stagione estiva accentua la naturale propensione all’incazzatura verso il circostante mondo.

Ovviamente il test esiste anche in versione “collezione autunno-inverno”; la sostanza in fondo non cambia perché l’incazzato di vocazione è inevitabilmente meteopatico. Questa è scienza, signori!

Incazzati non ci s’improvvisa. Ci si nasce; al limite, in qualche caso, ci si sveglia e si resta tali per un tempo indefinito.

L’incazzato vive in perenne sfida, sin dalle prime luci dell’alba, con il mondo, con gli oggetti di uso comune, con le persone, persino con se stesso.

In genere ha passato una notte di EMME, e quindi già si porta avanti di un paio di posizioni. La notte per lui è sempre un momentaccio: o non prende proprio sonno per niente, o viene svegliato anche da un nonnulla (stile la Principessa sul pisello, giusto per dare l’idea!) e non si riaddormenta più, oppure, se ha dormito, ha avuto gli incubi. Pensieri, pensieri … quelli che abbiamo tutti quanti (lavoro, famiglia, progetti, denaro), ma in più il fardello di una colossale incazzatura spalmata a 360 gradi, che abbraccia il rimuginare su quanto già è accaduto e mette le mani avanti su quanto ancora deve accadere.

Va da sé che se già si parte con questo piede è praticamente come invitare a nozze le rogne. Sul lavoro stai incazzato, a casa stai incazzato, nel tragitto fra casa e lavoro stai incazzato; pure in vacanza stai incazzato. Il motivo, solo apparentemente banale, è che tutto sembra remarti contro.

Ok, diamolo per scontato: il mondo ce l’ha con te.

Perché?

Sarà pur lecito porsi la domanda, non ti pare?

Sei per caso così importante da giustificare un accanimento del cosmo nei tuoi confronti? Ti pare plausibile che l’Altissimo, la Natura o chi per essi ingaggi una lotta corpo a corpo proprio solo con te?

Dai, siamo seri!

No, le cose non possono stare così.

Se ti osservi attentamente, ti accorgerai che non sei in nulla dissimile da tutto il resto di meschina umanità che ti circonda. Con essa condividi i medesimi problemi, e a tua volta puoi essere fonte di sacrosanta incazzatura.

Anche la tua ascella è ad altezza di altrui narici, pure tu insulti quello davanti che non scatta al verde, tuo figlio non è stato immune alle colichette e ha svegliato l’intero condominio, sudi esattamente come tutti gli altri quando ci sono quaranta gradi, e via dicendo.

 

Se sfruttando la tua straordinaria inclinazione a crederti Dio, provi a guardare dall’alto il mondo con divino distacco, ti accorgerai che però, in questo coacervo umano che tanto disprezzi, c’è anche chi riesce a tirare avanti la carretta con il sorriso: si sposta dal lato opposto dell’ascella prensile sulla metro, attende un nanosecondo al semaforo consapevole che tanto quello davanti non si è trasformato in una statua di sale, s’intenerisce al pianto di un bimbo con il mal di pancia e si addormenta pensando con tenerezza a quando l’aveva il suo, di bimbo, porta con orgoglio e dignità l’ascella pezzata sapendo che è pezzata pure quella degli altri, a ferragosto attacca bottone con quello del metro quadro di spiaggia accanto, e magari ne nasce pure un’amicizia, perché no.

Quel qualcuno non è migliore, ma semplicemente più furbo.

S’incazza, pure lui. Come no! Però quando ne ha un serio motivo. E siccome l’essere incazzato è una condizione sporadica e occasionale, riesce con calma a venirne fuori, magari dopo una bella e sana dormita.

La rabbia è un sentimento normale, una risposta emotiva ad uno stimolo provocatorio.

Come tutte le risposte del nostro corpo serve da preavviso per una minaccia che dovrebbe essere reale.

Da un punto di vista fisico succedono alcune cose: i battiti cardiaci accelerano, la tensione muscolare aumenta, così come l’ansia, la sensazione di irrequietezza ma soprattutto, apri bene le orecchie, di “calore”!

Già, arrabbiarsi accresce il caldo!

Ora, in quest’estate rovente, non sarebbe dunque meglio cercare di assumere atteggiamenti “rinfrescanti”?

Se tuttavia non ci riesci, prima di subire un vero e proprio attacco di calore da rabbia sappi che la psicoterapia può esserti di aiuto concreto.

Spesso si tratta solo di un interruttore inceppato, che da solo non riesci a spegnere. Vale la pena di provarci. Al limite, mal che vada, t’incazzerai pure con me. Tanto uno in più che ti cambia?

Intanto, come compito a casa, puoi provare a scendere dal trono e guardare al resto del mondo come compagni di sventura (o di avventura che sarebbe più giusto ma è già un passo successivo), intavolando  con essi un costruttivo confronto, magari davanti a una bella bibita fresca e a un ventilatore.

Buon vento, anzi, buon ventilatore.

Alla prossima.

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monteorotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

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