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Il mal di vivere

Non siamo felini.

I nostri occhi mal si adattano al buio; in esso le membra rallentano, diventano insicure, le mani si protendono in avanti a cercare un punto fermo e sicuro, i passi seguono, la mente si concentra sul buio e diventa incapace di elaborare altri pensieri.

Già, il buio non è il nostro elemento naturale.

Ci conviviamo ed è molto utile al riposo ma da sempre lo rivestiamo di miti e ossessioni.

È nel buio che si annidano gli incubi, le insicurezze, le incertezze; nel buio ci sentiamo in pericolo e privi di protezione.

 

Tutto si appiattisce; contorni, forme diventano estranei, quasi appartenenti a un’altra dimensione.

Con non poca fatica dopo qualche tempo i nostri occhi cercano un compromesso e si adattano parzialmente. È istinto di sopravvivenza, e in questa nuova dimensione come immersa in una nuvola bassa, densa e scura, i sensi si acuiscono, ipertesi nello sforzo.

Se invece tu fossi un gatto questo non succederebbe: i tuoi occhi riuscirebbero a captare anche la minima particella luminosa e a immagazzinarla in modo da rendere fluido e sicuro ogni movimento. E i tuoi occhi brillerebbero nel buio. Ma perché il gatto sì e tu no?

Perché lui è un predatore notturno, anche se il nostro micio di casa ormai ha perso  questa peculiarità, e proprio dell’altrui insicurezza riesce ad avvantaggiarsi. Agile si muove nelle tenebre e di notte lo sentiamo inseguire cose che per noi umani restano invisibili, e questo ce lo rende ancora più affascinante.

Se dunque il tutto buio crea imbarazzo al nostro corpo perché lo ricerchiamo con la mente?

Perché quella condizione che nel mondo fisico ci crea disagio e smarrimento, viene ricercata con tanto affanno dal nostro io più intimo, come se fosse una sicura tana in cui nascondersi?

Tutto ciò è assurdo, pensaci.

C’è un luogo nell’animo assai difficile da scovare, quello più nascosto, dove tutto si annulla. Intorno un’immensità di colori, suoni, spazi aperti e luminosi.

Che cosa ti porta a infilarti proprio lì?

Che cosa rappresenta per te quell’angolo buio e nascosto?

Sai, c’è un’enorme differenza fra il nero della notte e quello dell’animo: al primo segue la luce sempre e comunque, il secondo invece rischia di trasformarsi in una notte eterna.

E pure altre ve ne sono:

il buio fisico non nasconde nulla di particolare, è semplicemente una condizione diversa in cui le cose vengono a trovarsi, restando tuttavia immutate; il buio dell’animo è invece una vera e propria dimensione.

Nell’assenza di luce è vero che si possono nascondere pericoli ma è pur vero che essi esistono indipendentemente; nel buio interiore invece i mali vengono generati dal nulla.

Eppure lo cerchi quel buio. Ti sembra una valida tana dove rifugiarti. Ti ci accoccoli e raggomitoli come un cucciolo che si nasconde dai predatori.

Che cosa succede quando ti rintani in quel buio?

Tutto scompare, anzi … no, non scompare, semplicemente ti poni in condizione di non vederlo. A che scopo? Quello di concentrarti su te stesso.

In un antro buio come la più profonda delle notti resti solo tu, terreno fertile ed esclusivo per coltivare paure, ossessioni, rancori.

La via d’uscita è anch’essa invisibile e man mano che il tempo passa e ti assuefai a quel vuoto nero, ti passa anche la minima volontà di cercarla.

Forse t’illudi che il mattino prima o poi arriverà, comunque, ma purtroppo esso non segue il ciclo naturale e l’unico modo per vederlo spuntare è affidato a te.

Il problema è che gli occhi dell’anima non sono poi così diversi da quelli fisici. No, non sei un gatto e i tuoi mezzi per vedere nel buoi restano alquanto limitati.

L’interruttore è a breve distanza da te ma non lo scorgi neppure. La paura t’impedisce di cercare a tentoni,  annaspare nell’oscurità ostile che tutto occulta. E allora ti rannicchi ancor di più abbracciandoti le ginocchia e nascondendo in esse il volto.

 

Dove sarà l’interruttore? Puoi lottare nel buio? Ci riesci? E contro chi devi lottare?

Il nemico che si annida nell’ombra, da essa stessa generato, è il più terribile che esista: sei tu!

C’è una scena di un film che ben illustra quello che accade quando si spegne la luce della pace interiore: è la giovane agente Clarice de Il silenzio degli innocenti alle prese con l’assassino che si prende gioco di lei, ne gusta il terrore e lo smarrimento. Avete voglia di cliccare qui e guardarlo con me?

Che cosa hai provato?

Ansia? Angoscia? Senso di soffocamento? Impotenza? PAURA?

Clarice è chiaramente in posizione d’inferiorità, in trappola. Ne è consapevole, ansima, trema; nessuno può aiutarla. È nel buio, i suoi occhi non vedono, le ginocchia cedono, le mani tastano il nulla. Sa che in quel buio si annida l’orrore, il male assoluto, in procinto di annientarla.

Che cosa avresti fatto al suo posto? Riesci a pensare di restare presente a te stesso in una simile situazione?

Lei ci riesce, con le sue sole forze. Tu però sei paradossalmente in una condizione peggiore. Perché? Ti starai chiedendo.

Perché il mostro contro cui devi lottare è creato da te, sei tu stesso.

Però non sei solo ad affrontare quest’impresa, se vuoi.

Uscire dal buio si può ma soprattutto si deve.  La psicoterapia è in grado di darti la forza per vincere e uscire alla luce.

 

Pensaci, e chiamami anche solo per chiedermi quale possa essere la strada.

E da ultimo, ricorda una cosa:

più è buio meglio si vedono le stelle.

Buon vento.

 

 

 

 

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

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