Non piangere

Forse era una frase che hai sentito tante volte durante la tua infanzia: “Non piangere”. Sii forte. Non è niente. Non farti vedere con le lacrime. Quel senso di vergogna, di sconfitta, di debolezza, che anche se l’hai sentito tempo fa risuona ogni volta che senti scendere una lacrima. 

Alcune persone possono aver imparato fin da piccole a nascondere le proprie emozioni, per paura di essere giudicate o per mantenere un’apparenza di forza. Questa repressione costante può portare a una sorta di blocco emotivo, in cui la persona non riesce a lasciarsi andare e a piangere liberamente.

Piangere è “un problema” di molte persone. Sono tante le persone, sia del mio studio a Monterotondo sia online, che si scusano quando piangono durante una seduta. Ma piangere non è un segno di debolezza, ma di umanità e sensibilità. Per esempio, una persona che ha subito una perdita importante potrebbe sentirsi incapace di piangere per paura di affrontare il lutto o per senso di colpa. In questo caso, piangere potrebbe aiutarla a liberarsi dal peso emotivo e a ritrovare la speranza.

Sii forte, piangi

Il pianto è fondamentale: grazie ad esso riusciamo a riconoscere le nostre emozioni, ad ascoltarci e a stare meglio. Ma piangono più gli uomini o le donne? Gli studi sull’argomento giungono tutti alla stessa conclusione: le donne piangono più degli uomini. Uno studio condotto da Lauren Bylsma, PhD, dell’Università di Pittsburgh (Journal of Research in Personality , 2011), ha evidenziato che le donne piangono in media 5,3 volte al mese mentre gli uomini hanno una frequenza di 1,3 volte. Gli scienziati hanno dato una duplice spiegazione a questa inibizione del pianto negli uomini. Da un lato agirebbe l’educazione, con un condizionamento sociale (frasi come “i veri uomini non piangono!” oppure “Frigni come una femminuccia…”), e dall’altro il testosterone, un ormone che sembrerebbe inibire il pianto, anche se in realtà l’inibizione causata dal testosterone sembrerebbe scomparire completamente in alcune comunità. 

Per questo l’uomo che piange non è una creatura mitologica ma una persona che è più a stretto contatto con le sue emozioni. Il desiderio di piangere può essere maschile quanto femminile. Uno studio condotto su un campione proveniente da 35 Nazioni ha scoperto che la differenza di genere si annulla in quelle comunità che promuovono una maggiore libertà di espressione emotiva tra gli uomini.

Ma il pianto non è solo una “questione di genere”. L’incapacità di piangere può anche svilupparsi come comportamento appreso. Se i familiari e le persone a te care, in passato, non hanno mai pianto, potresti non aver imparato mai a vedere il pianto come una forma naturale di espressione emotiva. Il pianto richiede un profondo contatto con i propri sentimenti, con la propria interiorità più intima. Per questo, se hai passato molti anni ad allontanarti da questa stessa intimità, è naturale non riuscire a piangere.

Piangere fa bene?

Quando piangiamo, rilasciamo le nostre emozioni accumulate, che possono includere stress, tensione e angoscia. Le lacrime sono una forma di espressione emotiva che ci consente di liberarci da queste sensazioni negative. Piangere funge da meccanismo di autoregolazione per il nostro benessere mentale ed emotivo. 

Grazie al pianto, riusciamo a gestire il nostro dolore: questo avviene perché quando piangiamo rilasciamo alcuni ormoni come l’ossitocina e l’endorfina, noti come “ormoni della felicità”, che come sappiamo sono delle sostanze che ci fanno stare bene, anche dal punto di vista dell’umore. Questi neurotrasmettitori riducono lo stress e ci fanno sentire meglio dopo aver pianto. Inoltre, le lacrime contengono sostanze chimiche tossiche accumulate nel nostro corpo a causa dello stress.

Quindi, piangendo, ci liberiamo di queste tossine e promuoviamo la nostra salute fisica.

In aggiunta ai suoi benefici fisici ed emotivi, piangere può anche migliorare le nostre relazioni interpersonali. Quando piangiamo in presenza di qualcun altro, mostriamo la nostra vulnerabilità e permettiamo all’altra persona di connettersi con noi su un livello più profondo. Il pianto crea un senso di intimità e comprensione reciproca, aiutando a rafforzare i legami emotivi con gli altri. Quando piangiamo, inoltre, possiamo ottenere il supporto altrui: basta far riferimento al fatto che nei bambini le lacrime fungono da segno di richiamo e di attenzione e questo non è solo un discorso per bambini, vale anche per gli adulti.

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Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE