L’appetito vien mangiando

Mai perso l’appetito?

Sicuramente qualche volta sì, ma è sempre coinciso con qualche evento particolare: un calo delle difese immunitarie, un disturbo di salute, un momento critico della vita, o addirittura un travolgente innamoramento.

Ok, ma poi passa. In caso contrario la faccenda si fa critica e se permane diventa necessario intervenire.

Ciò perché l’appetito è il naturale campanello che madre natura utilizza per indurci a nutrirci.

Non a caso – e fai caso a quanta verità vi sia dietro anche il più scontato modo di dire – si parla comunemente di “appetito sessuale”.

Ma soffermiamoci ancora un attimo sul primo punto. Che cos’è l’appetito?

Non è “fame”. Spesso li confondiamo ma la differenza è sostanziale: la fame subentra quando vi è una vera e propria richiesta fisica, una necessità che segue a una mancanza.

In  un vecchio spot pubblicitario, che alcuni di voi sicuramente ricorderanno,  tal Ambrogio viene avvertito dalla Marchesa giallo vestita che la sua “non è fame …”, bensì  piuttosto “voglia di qualcosa di buono …”; all’epoca si scatenò una vera e propria gara di parodie e doppi sensi.

Già, la signora Marchesa aveva colto nel segno meglio del più accreditato dei dizionari: l’appetito è “voglia”, ovvero quel pizzicorino insinuante e persistente che pervade gli organi e domina la mente.

 

La voglia, in tutte le sue squisite sfaccettature, parte appunto dalla mente, e poi da lì si ramifica attraverso i sensi e con percorsi tortuosi fino a raggiungere l’organo preposto a trarne soddisfazione…

“ … è più voglia di qualcosa di buono”, diceva la signora, con aria sognante e maliziosa.

Continuiamo sulla falsariga della similitudine alimentare, così l’articolo sarà leggibile da tutti senza dover mettere il bollino rosso del “vietato ai minori”. Per cui … aguzzate l’ingegno e capite la metafora!

Ci sono vari modi di mettersi a tavola:

PER INEDIA, ABITUDINE.

È la vecchia storia della “solita minestra”. Mangi, quello sì, ma il gusto neppure più lo senti.

Le cause:

  • Le portate non sono particolarmente appetibili e tu sei comunque sazio perché in fondo il cibo non ti manca anche se non ti stimola.
  • La minestra è fuor di dubbio buona ma avresti voglia di provare nuovi sapori.
  • Pure il cuoco si è stufato di fare la solita preparazione, magari anche perché il commensale non dimostra troppo entusiasmo, e allora ha perso lo smalto di un tempo
  • Quella minestra non ti è mai piaciuta

Rimedi:

  • Se ricordi che un tempo la trovasti straordinariamente buona, prova a chiudere gli occhi e a rigustare quel sapore.
  • Dai una mano al cuoco, proponi qualche variante, presentati a tavola con un nuovo e stimolante ingrediente. O con una rosa …
  • Non essere schiavo dei preconcetti; anche i gusti evolvono e cambiano e talvolta basta cambiare semplicemente stoviglie per riuscire a cogliere il gusto di un piatto.
  • Cambia cuoco, oppure cucinati da solo.

AFFAMATO.

Non è il caso di andarci troppo per il sottile, ti attaccheresti pure al pappone del cane. Della forma, del galateo non t’importa un fico secco. Anzi, a dirla tutta, che Monsignor Della Casa se ne andasse pure a quel paese!

Le cause:

  • È passato un bel po’ dall’ultima volta che hai mangiato.
  • Sei bulimico.
  • Hai un metabolismo iperattivo.
  • Sei maleducato o incapace di autocontrollo.

Rimedi:

  • Respira profondamente. Sicuramente non stai per morire di fame e ingozzandoti rischieresti solo un’indigestione.
  • Fra il cicisbeo e l’Uomo di Neanderthal c’è una buona gamma di “vie di mezzo”. Poi dare fondo alla tavola anche mantenendo un minimo di contegno in modo da dimostrare al cuoco tutta la tua ammirazione.
  • Fatti curare.

 

CON PIACERE.

Non hai bisogno di consigli, sai cogliere il meglio da ciò che ti si offre. La tua tavola è un perfetto mix di sapori e suppellettili, che interagiscono dando vita a gusti mai uguali o scontati: il dolce che si stempera nel piccante, una punta di amaro e una velatura acidula, la cremosità e la croccantezza.  Al centro raramente manca un fiore o un candelabro.

Anche se hai una fame che azzanneresti la candela accesa, ti soffermi a omaggiare il cuoco, a dimostrargli il tuo apprezzamento.

 

Anche se non hai per nulla appetito, assaggi tutto con piacere.

Anche quando sei ormai sazio, un cioccolatino a fine pasto ci sta!

Abbiamo parlato di sesso, di desiderio, di piacere ed anche di noia mortale.

Avrai capito che molto, se non tutto, dipende da te e dal tuo modo di approcciarti al partner.

Il piacere non è mai a senso unico, non deve esserlo, questa è la prima regola. Mai pretendere che sia solo l’altro a “cucinare” il piacere e a condirlo con il desiderio; questo è un gioco di squadra, dove i giocatori sono solo due ma entrambi dalla stessa parte, una tavola in cui cuoco e commensale si siedono assieme.

E in questo tuo gioco che ruolo potrei avere io?

Beh, mettiamola così … quella di un “cameriere” attento a che tutto proceda per il meglio. Talvolta basta un consiglio su quale vino abbinare o l’accorgimento di sostituire un calice scheggiato.

Pensaci, e intanto, mentre aspetti di assaporare la cena, accendi quella benedetta candela al centro della tavola. Per non rischiare che si spenga, per questa volta (ma solo per questa) non ti saluterò con il solito “buon vento”, ma con un sincero …

Buon Appetito.

 

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo Psicoterapeuta

Psicoterapia Breve

Terapia a Seduta Singola

CONSIGLI DI LETTURA:

Nardone G. , Rampin M.,  Quando il sesso diventa un problema, Ponte alle Grazie

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