Io e la mia Ossessione

“Inseguo i miei sogni, ma fuggo dalle ossessioni: i sogni liberano la mente, le ossessioni la imprigionano.” Diceva Emanuela Breda. 

Nella mia professione è comune parlare di ossessioni e compulsioni, non a caso il DSM-5 parla di “Disturbo ossessivo compulsivo”. Nel mio studio a Monterotondo sono entrati molte persone con questo problema, ma sono anche uscite con una soluzione.

Eppure, a quanto pare, di questo argomento ne parla anche la tv. La riflessione mi è sorta pensando ad un vecchio programma. 

Real Time è un canale, che trasmette spesso programmi che riguardano il fisico e la salute delle persone, come per esempio “Vite al limite”, che racconta la storia di persone obese che decidono di mettersi a dieta, seguite dall’ormai famosissimo Dottor Nowzaradan, oppure come “Malattie imbarazzanti”. “Io e la mia ossessione” invece racconta delle ossessioni delle persone.

E’ doveroso, in primis, fare una distinzione tra ossessioni e compulsioni.

Per ossessione si intendono pensieri o immagini ricorrenti e persistenti, intrusive o indesiderate, che creano ansia o disagio e che l’individuo tenta di evitare, sopprimere o neutralizzare.

Per compulsioni invece si intendono tutti quei comportamenti ripetitivi, chiamati anche rituali, o tutte quelle azioni mentali, che il soggetto si sente obbligato ad attuare in risposta ad un’ossessione o secondo rigide regole, spesso attuati per prevenire o ridurre l’ansia o il disagio.

Mettere i vestiti nell’armadio in ordine cromatico oppure non posizionare le penne biro su un tavolo con il tappo rivolto verso qualcuno, camminare senza calpestare le righe che separano le mattonelle. E tu lo hai mai fatto?

Se la tua risposta è stata affermativa ho una buona notizia per te: tutti abbiamo le nostre “ossessioni e compulsioni”.

A tutti almeno una volta nella vita è capitato di avere un pensiero fisso in mente o di sentire l’impellente bisogno di comportarsi in un determinato modo, senza saper bene il perché e senza riuscire a controllarsi.

Ma allora come si fa a capire se si ha un disturbo ossessivo compulsivo?

Non poter fare a meno di qualcosa significa che non la possediamo, ma che ne siamo posseduti.

Un’ossessione è problematica quando persiste per molte ore durante il giorno e impedisce all’individuo di vivere una vita serena. Per cercare sollievo dal continuo rimuginare, viene messa in atto la soppressione del pensiero, che consiste nel cercare di non pensare a ciò che ossessiona. 

Inutile dire che questo meccanismo non funziona, perché è come se ora vi dicessi di non pensare a un elefante rosa: tutto quello che ora vi verrebbe in mente è un elefante rosa.

Possono essere svariate, ma provo a svelarti le ossessioni di un ossessivo compulsivo:

  1. Le sostanze “contaminanti”.
    Non solo lo sporco oggettivo, ma anche urine, feci, sangue e siringhe, carne cruda, persone malate, genitali, sudore, e persino saponi, solventi e detersivi, contenenti sostanze chimiche potenzialmente “dannose”. Talvolta le sensazioni di sporco sono innescate anche solo da pensieri immorali o ricordi di eventi traumatici.
  2. Le disgrazie o gli incidenti.
    Controllare e ricontrollare di aver chiuso le porte e le finestre di casa, le portiere della macchina, il rubinetto del gas e dell’acqua, la saracinesca del garage o l’armadietto dei medicinali. Ma anche di aver spento fornelli elettrici o altri elettrodomestici, le luci in ogni stanza di casa o i fari della macchina. Oppure di non aver perso cose personali lasciandole cadere o di non aver investito involontariamente qualcuno con la macchina.
  3. Comportamenti indesiderati o inaccettabili.
    Ossessione di aggredire qualcuno, avere rapporti omosessuali o pedofilici, tradire il partner, bestemmiare, compiere azioni blasfeme, offendere persone care…
  4. Pensieri superstiziosi.
    Fare o non fare determinate cose, pronunciare o non pronunciare alcune parole, vedere o non vedere certe cose (es. carri funebri, cimiteri, manifesti mortuari), certi numeri o certi colori, ecc. contare o non contare un numero preciso di volte degli oggetti, ripetere o non ripetere particolari azioni il “giusto” numero di volte.
  5. Ordine e simmetria.
    Libri, fogli, penne, asciugamani, videocassette, cd, abiti nell’armadio, piatti, pentole, tazzine, devono risultare perfettamente allineati, simmetrici e ordinati secondo una sequenza logica (es. dimensione, colore, ecc.).
  6. Accumulo.
    conservare ed accumulare (e talvolta perfino a raccogliere per strada) oggetti insignificanti e inservibili (riviste e giornali vecchi, pacchetti di sigarette vuoti, bottiglie vuote, asciugamani di carta usati, confezioni di alimenti.

Ma perché le persone mettono in atto questi pensieri ossessivi e questi comportamenti?

Banalmente si potrebbero definire dei contenitori d’ansia, ma queste azioni si rivelano controproducenti, per due semplici motivi: il controllo non riesce a esercitare controllo, cosa che porta a una peggioramento della sintomatologia e perché se pure il controllo riesce, il soggetto rimane imprigionato nel controllo stesso, non potendone più scappare.

Eppure oggi non ti svelo solo le ossessioni di un ossessivo compulsivo, ma ti svelo anche come la Terapia Breve Strategica fronteggia queste situazioni.

La tecnica principe in questi casi è quella della Prescrizione del sintomo, in cui si invita la persona a mettere in atto esattamente il comportamento sintomatico solo che lo deve fare più volte.

Ti sembra paradossale? Ebbene lo è.

Milton Erickson spiegava che un sintomo è per definizione qualcosa che va fuori il nostro controllo, quindi se iniziamo a farlo volontariamente lo spogliamo del suo valore.

In pratica se esegui volontariamente qualcosa che è per definizione un sintomo involontario, lo spogli della sua involontarietà e diventerà più facile metterlo sotto il tuo controllo.

Forse non possiamo controllare ciò che potrà succederci, ma possiamo controllare ciò che succede dentro di noi.

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Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE

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