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Dammi retta, NON ANDARE IN FERIE.

Dammi retta, NON ANDARE IN FERIE.

Vai in vacanza!

“Eh già! Bella roba. Se non è zuppa è pan bagnato” starai dicendo.

Per certi versi hai ragione, anzi hai ragione senza se e senza ma. Ferie e vacanza vogliono dire esattamente la stessa cosa e la distinzione che operiamo nello scegliere il termine è dettata essenzialmente dalla consuetudine, per la quale ferie viene riferito a un ambito lavorativo.

E qui scatta il trucco!

Etimologia, consuetudini a noi interessano fino a un certo punto. Qui si parla di psiche, non dimentichiamolo! E sulla psiche il linguaggio influisce quanto l’andamento del binario sulla destinazione di un treno.

FERIE

Il primo termine restituisce un’idea di stanchezza.

Proviamo a elaborare alcune frasi (fate anche voi il gioco da casa, è pure divertente):

“Ho bisogno di ferie”

“Quest’anno niente ferie, mi tocca lavorare”

“Mia moglie ha le ferie e io no”

“Il capo? Non c’è. È in ferie”

“Dove vai in ferie?”

Sensazioni? Stress, grigiore, polvere, ufficio, carte, scrivanie, traffico nell’ora di punta, pausa caffè, colleghi, orologi … scommetto che a qualcuno fa pure venire in men te Fantozzi e Fracchia.

Sì, c’è una sorta di ritorno d’eco  sommesso e grigio nella parola “ferie”, inconsapevole ma condizionante lo stato d’animo. Sarà anche perché lo stesso suono che le parole producono genera effetti e assonanze: ferie vibra note simili a quelle che compongono “feroce”, “ferita”, “feretro”. Roba poco bella insomma.

Viene spesso pronunciata con sommessamente, con qualche sbuffo, un’alzata di spalle e un  velo di rassegnazione.

A dirla tutta, anche se la realtà è che stai sorseggiando una bibita all’ombra di una palma in un paradiso tropicale, “ferie” evoca immagini di code ai caselli, bagagli che oscurano il lunotto posteriore, bambini a cui scappa la pipì, spiagge affollate a duemila gradi centigradi, una mezza pensione prossima al mare e un calendario che corre come una lepre, e che forse vorresti pure che accelerasse il passo.

Allora che fare?

 

 

Semplice: non andare in ferie …

… ma in VACANZA

 

Ahhhh, che sospiro di sollievo! La vacanza, la tanto agognata vacanza!

Senti come suona già meglio?

Ora fai il giochetto di prima, quello di inventare qualche frase:

“Finalmente in  vacanza!”

“Dove vai di bello in vacanza?”

“È stata proprio una bella vacanza”

“E se il prossimo anno facessimo le vacanze insieme?”

Quali percorsi prende la nostra mente? Piuttosto lineari e diretti, quelli che riconducono alla scuola, a quei tre mesi di felicità allo stato puro, di un  far niente che nutre e riempie.

Subito si aprono i sorrisi, gli “Ohhhhh!”, le braccia spalancate, gli occhi grati al cielo.

Altro che Fracchia e Fantozzi! Con “vacanza “ si evoca Audrey Hepburn, i Caraibi, un po’ di mistero alla Stand by me, magari qualche scorcio dei film di Vanzina, tutto all’insegna della spensieratezza, proprio come quando eravamo bambini e finiva la scuola.

Ed ecco il punto focale, il trucco svelato: la spensieratezza!

Che sia una settimana, due, o solo un fine settimana, in vacanza dobbiamo innanzitutto spedire il nostro cervello, il pensiero, nel quale risiedono mondi sconfinati, paradisi intatti.

 

“Coelum non animum mutanti qui trans mare currunt” ammoniva Orazio, e mai espressione fu più vera.

Cambiare il cielo non serve a nulla se l’animo resta lo stesso.

 

Pensate, è come se giraste il mondo ma con la testa chiusa in una scatola in cui è proiettata un’immagine fissa, un’istantanea scattata sul posto di lavoro o in momento critico della vita.

Diventa solo una gran fatica che andrà a sommarsi alla mole di fatiche già accumulate, appesantendo il fardello.

Sempre più spesso sento questa frase, pronunciata da amici e parenti all’atto del saluto:

“Fai attenzione, e mi raccomando, … non stancarti!” un paradosso eppure una verità.

Preferire il termine vacanza a ferie significa fare un’importante scelta lessicale e mentale, non “pausa di lavoro” ma “mancanza, vuoto”, spazio libero da riempire, e a creare questa condizione di “pulizia mentale” anche una bella e sana ventata può egregiamente essere di aiuto.

E quindi

Buon vento e spazio alla vacanza.

 

 

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

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