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Chi è la madre dei vizi?

In genere, come dice un vecchio proverbio, è il padre a essere incerto. Sulla madre inevitabilmente sussistono pochi dubbi.

Unica eccezione, i “VIZI”. Di loro conosciamo papà, che si afferma essere l’Ozio, ma nessuna notizia su mammà.

Perché?

Forse che i vizi sono orfani di madre? Anche fosse, un nome, da viva, essa deve pur averlo avuto!

Allora magari si è defilata dopo il parto, scaricando la prole e le proprie responsabilità?

Io comunque, da psicologo, un’ipotesi su chi possa essere la misteriosa madre la avanzerei.

Qui a Monterotondo, e pure nel resto del mondo, si dice: «Chi si assomiglia si piglia!».

Se dunque il padre è l’Ozio, chi altri può essere la madre se non la Lamentela?

Sì, la Lamentela, detta confidenzialmente Lagna!

Ozio e Lagna. Una coppia perfetta per mettere al mondo uno stuolo di frignanti marmocchi per l’appunto, viziati!

Introduzione fantasiosa per parlare di ciò che, nell’accezione comune, consideriamo “vizi”.

Nel corso dei tempi la loro percezione è cambiata. Ciò che quindi, fino a qualche decennio fa, rendeva una persona definibile come “viziata”, forse oggi non focalizza più a dovere il concetto.

  • Ci viene in mente un bambino che fa i capricci per avere qualcosa di superfluo, che punta i piedi, urla, piange.
  • Sempre restando in ambito infantile, la parola “viziato” evoca abbracci, baci, eccessive coccole.
  • Non solo. Viziato è anche colui convenzionalmente dedito ai “vizi”: fumo, tabacco, ecc.

Insomma, in quella che è pure a tutti gli effetti l’autorevole definizione del dizionario, “viziato” è chi è stato educato in maniera troppo permissiva o indulgente.

L’accusata principale è dunque l’educazione, o meglio, la cattiva educazione.

Sinceramente trovo che questo modo di liquidare la faccenda sia decisamente semplicistico e sostanzialmente errato e deviante.

Permissività e indulgenza, per quanto da usare e dosare con attenzione e intelligenza, sono ingredienti indispensabili  e preziosi in un sereno e costruttivo rapporto familiare. Altro che da demonizzare!

Questa errata percezione del loro ruolo ha provocato, anche in un recentissimo passato, veri e propri disastri educativi, da un punto di vista psicologico ovviamente.

Troppo spesso si è pensato, tanto in famiglia che a scuola, che la negazione, il sacrificio e il rigore, opposti alla permissività, fortificassero lo sviluppo dei ragazzi e facessero da scudo contro i “vizi”.

In ragione di questo retaggio assistiamo oggi a una recrudescenza di giudizio nei confronti dei giovani e di quello che è il loro, ma anche il nostro, mondo: “Viziati!”! E la grande, granitica prova si limita spesso a uno smartphone ultratecnologico fra le mani.

Del resto è facile identificare l’essere viziati con il possesso di beni materiali. Risponde a uno stereotipo consolidato ma, come tutti gli stereotipi, facilmente smontabile.

In quest’accezione del termine, viziati lo siamo un po’ tutti. Già, perché tutti, almeno in questa fetta di mondo, desideriamo e arriviamo a possedere un po’ tutto. E gran parte di questo “tutto” è superfluo.

No, essere viziati non è necessariamente connesso con l’ultima sofisticata generazione di cellulari.

Sì. È vero. Un genitore può anche scegliere di dire “NO, non te lo compro”, e questo non provocherà dei traumi psichici nello sviluppo del ragazzo. Può però anche optare per accontentarlo, fargli un regalo, magari a costo di sacrifici, senza per questo creare un mostro frignante e viziato.

Per un genitore in fondo può essere facile e anche gratificante dire dei “No” alle cose, ma relegare il complesso compito educativo a questo è veramente fuorviante.

Molto più efficace, anche se difficile,, sarebbe riuscire a dire “No” agli atteggiamenti errati, che vanno a incidere sulla corretta percezione della propria vita.

È la lamentela, la lagna, la vera essenza del vizio, la madre, l’origine.

L’essere perennemente scontenti, il sentirsi costantemente vittime di un misterioso quanto improbabile complotto, il lamentarsi per tutto, sempre e comunque, del lavoro, delle vacanze.

Il vero bambino viziato non è colui che possiede tutti i giochi del mondo, ma colui che frigna perché ritiene che quello dell’amico sia più bello. E noi, eterni bambini scontenti e piagnoni, facciamo della lagna il motivo di fondo della nostra vita.

L’ozio e la lagna, abbiamo detto all’inizio.

Sull’effettivo ruolo dell’Ozio non nutro molte certezze.

Esso, come dicevo, è incolpevole. Spesso serve solo a pensare, e quindi è sicuramente cosa buona, in particolare in un mondo in cui oziare è proibito, persino per riposarsi!

Sulla Lagna invece fugo ogni dubbio.

Sarebbe dunque più auspicabile che i genitori, invece che mitizzare il potere e il valore della rinuncia, del sacrificio, imponendo inutili e anacronistici “No”, insegnassero la straordinaria potenza del saper riconoscere le proprie fortune e l’apprezzamento di ciò che si ha.

Da genitore quindi, oltreché da psicologo, dico che non c’è nulla di sbagliato nel viziare i propri figli, se con “viziare” intendiamo concedere cose, di uso diffuso e comune. A maggior ragione non c’è nulla di sbagliato nel farlo intendendo per “vizi” l’amore, l’affetto, le coccole.

I bambini, i ragazzi, hanno bisogno di guide, sostegni, esempi, non di gendarmi o moralizzatori.

Rivediamo dunque questo concetto: impariamo a viziare e a viziarci con intelligenza. La qualità del nostro umore, nonché quella della stessa vita, non potrà che giovarsene.

Preferisco avere cinquanta vizi naturali piuttosto che una sola virtù innaturale”. Disse Oscar Wilde. E aveva ragione.

Buon vento.

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online

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