Caro Babbo Natale… Cari Genitori…

Sono già arrivate le letterine? Cosa chiedono quest’anno i vostri piccoli pargoli? Ma soprattutto, i bambini credono ancora  a Babbo Natale?

Se i vostri figli hanno raggiunto i 7 anni è probabile che ormai non credano più a Babbo Natale, anche se per un po’ ancora continueranno a fingere per farvi – e farsi – un favore.

Infatti alcune ricerche scientifiche hanno dimostrato che è più o meno questa l’età in cui si diviene scettici sul vecchio barbuto e le sue renne.

Ma fino a che età è “normale” che un bambino creda a Babbo Natale?

È bene incoraggiare la finzione e mettere in piedi ogni anno la messinscena del magico arrivo dei regali, o sarebbe meglio rivelare la triste realtà consumistica?

«Quando i bambini “fanno finta di”, esercitano una capacità cruciale da un punto di vista evolutivo: quella di figurarsi modi alternativi in cui la realtà potrebbe essere» ha scritto Alison Gopnik, autorevole psicologa che si occupa di sviluppo cognitivo infantile.

È un utile esercizio per allenare le capacità di ragionamento controfattuale, lo stesso tipo di immaginazione richiesta per trovare la soluzione di un problema scientifico.

Quindi lunga vita a Babbo Natale, ma quando invece si colgono segnali che l’ora è giunta, meglio non fare “rivelazioni” (a meno di non dover rispondere a domanda diretta), in quel caso sarà meglio lasciare che la verità venga scoperta gradualmente dai bambini stessi, magari per dissonanza, per incoerenza o per voci di corridoio nel gruppo dei pari.

Ma a prescindere da come e da quando scopriranno questa rivelazione, una cosa è certa: sotto la maschera di Babbo Natale ci sono mamma e papà.

E allora oggi voglio proporti un’innovazione natalizia.

Se è vero che il Natale è così magico, proverò a farmi piccolo piccolo e ad indossare per qualche minuto gli occhi di un bambino, magari di tuo figlio o di tua figlia. E in queste vesti scriverò cosa chiedono DAVVERO i figli a mamma e papà.

Nel mio studio di Monterotondo chiedo spesso di scrivere lettere. Quando si provano una forte rabbia o un profondo dolore, la scrittura permette di creare l’argine che riporta il giusto decorso al fluire delle emozioni. Questo è il caso dei tradimenti, delle separazioni, delle delusioni relazionali, professionali e familiari.

Anche l’elaborazione di un lutto, a tempo debito – per non intralciare il naturale decorso di un’evoluzione emotiva lecita e doverosa – può essere aiutata dall’uso di alcune tecniche di scrittura. Le emozioni, infatti, scivolano bene sull’inchiostro e di conseguenza anche i desideri seguono la stessa corrente.

Sei pronto? C’è posta per te…

“Cari genitori,
so bene quanto mi amate, siete sempre al mio fianco, vorreste sempre vedermi sorridere, non vorreste mai vedere un mio fallimento. E’ per questo che con immensa fatica liberate il mio sentiero da ogni ostacolo, rendendo la mia vita facile e meravigliosa.

Ma a volte ho tanta paura: cosa accadrà quando non vi avrò accanto? Chi toglierà gli ostacoli dal mio cammino? Non so se ce la farò davvero…
E le vostre lodi, con i nonni, con gli zii, con i genitori dei miei amichetti, sono una musica così dolce per le mie orecchie. Quando mi elogiate pubblicamente mi sento così forte ed anche se in superficie arrossisco, sotto sotto sento di essere il centro del vostro mondo.

Ma cosa accadrà quando uscirò dalla vostra orbita? Cosa accadrà quando arriveranno le prime critiche? Forse non saprò gestirle, se non so cosa sono. Come farò a puntare lo sguardo sugli altri se fino ad ora ho avuto solo riflettori puntati su di me? Forse le troppe lodi, a volte nemmeno troppo reali, potrebbero acciecarmi da non riuscire più a vedere oltre me stesso e questo mi renderebbe triste, solo e incapace di amare.

So che mi vorreste perfetto, so che vi da fastidio quando qualcuno dice che ho un “problema” ed avete ragione, non ho nessun problema, ma le mie difficoltà un giorno potrebbero diventare problemi se, per paura di guardarle, le ignoriamo. Forse un giorno sarò davvero incapace… di far parte del mondo. So che avete tanti progetti per me e che forse li coltivate sin da quando ero nel pancione. Da subito avete sperato che fossi un maschietto o una femminuccia, proiettando su di me tutte le vostre aspettative, ma sapete quanto un figlio è pasticcione, e forse non ho soddisfatto tutte le vostre aspettative e forse in futuro ne soddisferò ancor meno, ma una cosa è certa: qualsiasi sarà il mio sentiero vi amerò per sempre, ho un grande desiderio: che voi mi prepariate alla strada e non che mi prepariate la strada.

Percorretela con me, ho bisogno di voi, ho bisogno di quella giusta distanza di sicurezza per attraversare le immense autostrade della vita, ho bisogno del vostro amore anche nei tunnel più oscuri e lunghi della mia esistenza, certo di trovarvi eternamente, non solo alle mie spalle, ma nel mio cuore.

Ps Caro Babbo Natale, sei ancora in tempo, non fermarti al centro commerciale, non è lì che troverai ciò che desidero, passami a prendere e portami tra le braccia di mamma e papà, lo so che sono grande, so anche che non esisti (ma non lo dire a mamma e papà, che poi ci restano male). Portami tra le braccia di mamma e papà, perché a prescindere dai miei anni lì troverò sempre tutto ciò che desidero.”

Come disse Ann Landers: “Non è ciò che fai per i tuoi figli, ma ciò che hai insegnato loro a fare per se stessi, che li farà realizzare come esseri umani“.

Se hai bisogno di un maggiore supporto, ricorda che potrai trovare un professionista, che potrà aiutarti ad imparare a dire “basta dire si”.

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Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE

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