Sc-i-emo chi non legge

Serve leggere? Cominciamo dalla risposta, che è ovviamente, banalmente, scontatamente, sì.
Parto dalla risposta perché ho la consapevolezza che in molti non leggeranno oltre questa riga, oppure salteranno direttamente al finale, tanto per coccolare l’illusione di aver letto l’articolo per intero.
Certo, non sono né Dante né Stephen King, né ho la pretesa di esserlo. Scrivo di getto, cercando di mettere in una forma che perlomeno non annoi troppo, il mio pensiero e – seppur spesso marginalmente – la mia esperienza e la mia professione. Questo perché lo spazio è quello di un blog, ovvero di un diario, e tale desidero che resti. Altri sono gli spazi e i luoghi per informazioni o discussioni di carattere più propriamente tecnico. Scrivo di getto pensieri, lo ribadisco. Sono pensieri di un uomo che però è pure psicologo; pensieri che finiscono su di una pagina dedicata alla psicologia e frequentata da persone che in qualche modo, per coinvolgimento diretto o per puro e semplice interesse personale, hanno interesse e stima per la psicologia. Ed ecco che i miei pensieri, buttati giù di getto dalla parte di me che è semplicemente “uomo”, diventano nel corso della loro esposizione, abbozzo di indagine psicologica.
Sto divagando?
Sì, sto divagando. Questo è uno degli inconvenienti dello scrivere di getto.
Torniamo all’origine della domanda e alla scontatezza della risposta: Sì. serve leggere.
Ma non lo facciamo. Non lo facciamo più.
Leggere è diventata una fatica, un fastidio. Oltre le dieci righe il cervello va in tilt, chiede aria, impone di
andare oltre.
Per la verità non è vero che non “leggiamo”. Lo facciamo attraverso il web, navigando in rete. Leggiamo spezzoni di articoli di giornale, leggiamo opinioni, risposte, domande. Leggiamo il tempo che fa e che farà domani, pure quello dalla parte opposta del mondo, leggiamo ricette, leggiamo politica, leggiamo nozioni e notizie. Eppure quest’azione del leggere resta superficiale; ci offre conoscenza, ma non crescita.
Perché?
Pensiamo a una bella storia, di quelle che ci piacciono tanto: d’amore, di avventura, di guerra, secondo i nostri personali gusti. La trama di un romanzo insomma, che diventa sceneggiatura e quindi film.
Se è vero che l’arte stimola i nostri sensi, altrettanto lo è che essa si esprime tanto con la parola scritta che con l’immagine. Per farla breve, il valore artistico può essere il medesimo tanto in romanzo come in una pellicola. Pensiamo ora d’immergerci in quella storia, attraverso la lettura oppure la visione.
Cosa cambia?
Innanzitutto dobbiamo considerare l’innata tendenza all’immedesimazione. È praticamente impossibile non
proiettare il proprio io negli avvenimenti svolti, persino si trattasse di fantascienza o comunque ambientazioni assurde, e così facciamo, ogni volta, attraverso le inarrestabili ali della fantasia, ma soprattutto su quelle enormi dell’egocentrismo. C’è però una differenza.
Se quella storia la stiamo leggendo, personaggi, luoghi, tempo diventano liquidi, ci scorrono aderenti sulla
pelle, s’insinuano negli anfratti del nostro corpo attraverso la bocca, gli occhi, le orecchie, come se stessimo
nudi sotto il getto della doccia o di un temporale battente. Non importa quanto l’autore sia stato preciso
nella descrizione, non importa se il protagonista è giovane o vecchio, biondo, bruno o pelato, non importa
neppure il sesso; la nostra mente lo spalma su di noi. Analogamente costruisce i luoghi, i colori, la temperatura, gli odori.
Proviamo anche ora. Che ne dici?
Ora ti racconto che ieri, qui a Monterotondo splendeva il sole. Improvvisamente si è scatenato un temporale. Io ho chiuso le finestre del mio studio per non fare entrare l’acqua e in quel momento una folata di vento ha fatto volare dalla scrivania un disegnino che mi aveva regalato mia figlia, con un cuore e la scritta papà. Ecco che il tirarlo su e metterlo al sicuro è stato, per qualche istante, la priorità assoluta della mia vita. La pioggia intanto ha cessato di cadere e mentre tornavo a casa uno spettacolare arcobaleno abbracciava la campagna, i suoi colori ormai sfumati di giallo, l’aria già più pungente …
Hai immaginato mentre leggevi? Scommetto che se non mi conosci e non ci siamo mai incontrati, hai assegnato uno stile alla “scrivania” (forse si chiama consolle), di design, lineare, oppure antico, magari barocco (e questo racconta già qualcosa di te), hai visto quel disegno, gli hai assegnato dei colori e dei tratti infantili; hai anche immaginato la mia bimba, i suoi capelli, gli occhi. Hai provato quel mio attimo di smarrimento per la paura di danneggiarlo o perderlo. Hai respirato l’aria fresca del mio rientro, percorso i miei passi, visto quell’arcobaleno e l’estate che muore nei colori di un autunno appena nato. Sei entrato in casa con me … Si chiama fantasia, ed è la linfa vitale del nostro cervello.
Ora pensa di vedere questa stessa scena riprodotta in un film. La scrivania avrà un suo preciso colore e una foggia, in legno, in metallo, in vetro magari, che mi piace tanto malgrado l’inconveniente delle ditate! Sopra il regista avrà collocato oggetti ben precisi:
una candela color arancio in un bicchiere, una rubrica col dorso scuro, un cordless, una lampada un po’ etnica. Questo vedi e questo immagini. Il tuo cervello non si sogna neppure di trasformare quella stanza in qualcosa di diverso, non cambia il legno in vetro, la rubrica in pc o la lampada etnica in una di cristallo. Il disegno sarà molto preciso per arrivare dritto al cuore di chi vede: la matita rossa, il fondo a quadretti, la scritta grande …
Vedrai la strada che ho percorso, l’esatta distribuzione degli alberi, l’estensione e l’intensità dell’arcobaleno…
Certo, il coinvolgimento emotivo può essere altrettanto autentico, ma è solo la lettura che ti ha offerto la libertà di pensiero.
Ecco perché leggere è importante. Leggere libri intendo, romanzi, racconti, poesie. Essi sono la palestra della mente, gli attrezzi per mantenerla in forma e in salute.
Non lo facciamo più. Non troviamo il tempo, perché l’abitudine al web ci ha dato ritmi diversi, e afflosciato gli addominali del cervello.
Non sto dando la colpa al web, alla tecnologia e alle nuove efficacissime forme di cultura, conoscenza e sapere. Tutt’altro! Non è colpa dei social se noi ne abusiamo; non è colpa di Instagram, di TikTok o di Facebook se ci addormentiamo con il cellulare sul cuscino.
È colpa nostra, dell’incapacità di imporre la nostra volontà sull’azione.
Eppure un libro sul comodino aiuta a dormire serenamente. L’azione del chiuderlo facendo l’orecchia alla pagina ha una capacità terapeutica enorme: stempera le preoccupazioni, abbozza i contorni del sogno, crea uno stacco dalla quotidianità, dalla routine. Insomma, mette in carica la mente perché mantenga la sua efficienza nella giornata successiva. E in più offre uno scopo, una continuità, una promessa attraverso la sospensione: un libro chiuso sul comodino con l’orecchia che si sposta di pagina in pagina ogni giorno, è come uno scrigno in cui custodire la libertà.
In Italia c’è una vera e propria emergenza riguardo alla “non lettura”. Quasi il 40% delle persone sopra i 6 anni non ha letto un libro nel corso dell’anno.
Non è problema da psicologo? Sì che lo è, dal momento che si tratta di benessere psicofisico.
E allora?
State leggendo? Vi è venuta voglia? A che pagina avete abbandonato l’ultima orecchia? Quanto tempo fa? Avete voglia di raccontarmelo, così, come si trattasse di un romanzo. Il tuo romanzo.
Buon vento 😉
Federico Piccirilli
Psicologo, Psicoterapeuta
Terapie Brevi, Terapia a Seduta Singola
Ricevo a Monterondo (RM), Fonte Nuova (RM) e ONLINE