Il Mostro si è evoluto: si è fatto lo smartphone!

È il mostro che si nasconde sotto il letto, l’incubo dell’infanzia,  quello che si materializza solo a luci spente  e che ti tira i piedi da sotto le coperte.

Ricordi?

Bastava una favola, il bacio sulla fronte di papà, una corsa nel lettone e l’incubo spariva.

Ora non più. Anche il mostro si è evoluto e raffinato, e di stare per ore a respirare nuvole di polvere cariche di acari sotto il letto in attesa che qualcuno spenga quella maledetta lampadina, proprio non gli va più.

Ora si è fatto lo smartphone, ha un nickname e chatta!

Fra i ragazzi il setto tra la vita reale, offline, e quella in rete, online, è talmente sottile da risultare invisibile; stiamo addirittura assistendo allo scavalcamento della seconda sulla prima; va da sé che anche l’incubo preferisca infrattarsi nel www.

Per chi non ha più vent’anni, il cyberbullismo assume contorni spesso un pò troppo riduttivi; gravissimo errore, perché in realtà esso, per l’immenso spazio che abbraccia, cala una rete dalle maglie infinite che si rigenerano inibendo ogni possibilità di fuga.

Nasce con un nulla: qualche istante a scuola rubato in un video, una foto imbarazzante, un segreto rivelato, una frase offensiva … , e da quel nulla parte la più nera delle persecuzioni, che si allarga come una fuoriuscita di petrolio nell’oceano.

 

Perché è tanto più pericoloso del bullismo classico?

  • Tipologia più ampia: fra gli attori, fra le vittime e fra gli spettatori.
    • L’attore, ovvero il “bullo”, può essere chiunque; con la complicità dell’anonimato e della vigliaccheria anche la più mite e timida delle personalità può trasformarsi in spietato carnefice.
    • La vittima non ha necessariamente i contorni tipici del classico ‘preso di mira’, ovvero un particolare aspetto fisico, difficoltà scolastiche, timidezza eccessiva. È in genere il ritratto della ‘normalità’, basta semplicemente che susciti antipatia o gelosia in qualcuno.
    • Il pubblico, gli ‘astanti’, non ha limiti. La catena delle condivisioni sul web si snoda senza freno né possibilità di controllo.

 

  • Mancanza di rifugio e infinito raggio d’azione: il cyberbullismo non lascia tregua, neppure tra le mura domestiche e nemmeno nelle ore notturne.  Mentre  i  bulli  fisici  non  protraggono la loro azione all’interno della sfera familiare e nella dimora della vittima, che vi trova rifugio,  il  bullo elettronico è una presenza costante e dalla quale non si può sfuggire. A nulla vale neppure il distacco dal web, cosa che peraltro non accade praticamente mai, in quanto il bullo può continuare la sua opera diffamatoria anche in assenza della vittima, che ne subirà comunque le conseguenze.

 

 

  • Incognita del persecutore: la vittima ha a che vedere non con una presenza fisica ma con uno, o più, nickname. Schneier,  esperto  in  informatica  e  scrittore  statunitense,  parla di  “lack  face­to­face  contact”. Questo ‘mostro sotto il letto’ provoca una fortissima diffidenza e cresce il tarlo del sospetto anche verso i più intimi amici.

 

 

 

  • Difficoltà di riconoscimento: niente segni visibili, dai più innocui ai più gravi. Le ferite sono nell’anima.

 

 

  • Degenerazione: non è scontato perché può anche essere che si tratti di un episodio esclusivamente cibernetico, esiste tuttavia il serio e concreto rischio che esso generi, o sia generato, da quello che conosciamo come bullismo classico. Il setto fra i due è sottilissimo ed estremamente fragile, e comunque la vittima, a seconda del tipo di minacce o attacco, teme ripercussioni anche fisiche.

 

 

Cosa deve farti insospettire? Quali indizi?

  • Uso del cellulare. Sembra paradossale ma la cosa che deve generare sospetto non è l’uso eccessivo, che è in realtà la norma, bensì un suo apparente abbandono o uso anomalo:
    • Lo spegne o lo tiene lontano. Succede improvvisamente, dall’oggi al domani. Potresti pensare che si è disintossicato dalla nomofobia ma non è così. Si tratta piuttosto della tecnica dello struzzo, “non guardo quindi soffro di meno”, o almeno … ci sta provando.
    • Lo tiene girato, faccia in giù, ignorando le pernacchiette delle notifiche, sollevandolo solo di tanto in tanto.
    • Ha smesso di chattare. Il tormento dei gruppi wathsapp, che provocavano discussioni infinite a tavola, sembra cessato. Significa che ne è stato escluso, e per un adolescente equivale più o meno a una cella di isolamento.
    • Trasforma il bagno nel suo ufficio. Sarà per le dimensioni contenute dell’ambiente ma è uno dei luoghi dove è più facile affrontare la realtà e prendere il coraggio di guardare, di leggere, e di soffrire, perché con una sciacquata di acqua fresca sul viso diventa poi più semplice mascherare la propria angoscia.

 

 

  • Malessere e rifiuto di andare a scuola. Da non confondere con il sacrosanto desiderio di dare fuoco ai libri e con il sanissimo istinto di fuga pre-verifica. È un susseguirsi e un crescere di malesseri che odorano di scusa: mal di pancia, mal di testa, tunnel carpale, distorsione alla caviglia, nausea, … insomma, tuo figlio si è trasformato nell’enciclopedia medica con tutti i suoi lemmi, da “alopecia” a “zecche”. O ha bisogno urgente di un medico, e una visita da quello di base è essenziale per fugarne ogni dubbio, oppure c’è qualche cosa che non quadra, e allora  ti consiglio di darmi un colpo.  Osserva anche se i tempi di percorrenza sono variati: se arriva in classe al pelo e torna a casa con la velocità di una lepre mentre prima dovevi aspettarlo con il padellino sul fuoco fino alle quattro, è probabile che stia vivendo una situazione di forte disagio con i compagni.

 

Cosa Fare?

  • Non sarà per niente facile capire, e anche in questo sta la sua capacità distruttiva. Cerca di portare tuo figlio il più possibile al dialogo, alla fiducia nei tuoi confronti, alla confidenza. Ricorda che sotto sotto non ha smesso di cercare quel bacio sulla fronte, quella favola, quella corsa nel lettone a luci spente.
  • Confrontati con gli insegnanti, cerca di allertarli nel cogliere situazioni e sintomi di imbarazzo.
  • Ricorda che è un reato. Se ne vieni a conoscenza, anche se dovesse riguardare altri ragazzi, non tacere. La polizia postale sarà in grado di scovare anche il più consumato cyberbullo.
  • Prevenire è meglio che curare. Non cadere nella ‘rete’ (notare la finezza del doppio-senso!): parla con tuo figlio, evita le chat (inutili e patetiche fra conviventi), le esternazioni e le chiacchierate su fb che fanno pensare a chi legge “ma non poteva dirglielo di persona quanto è bravo e bello?”. Rompi il circolo vizioso, spezza la catena, aiutalo a riconquistare una vita offline. Farà bene anche a te.
  • Chiamami. Hai dubbi e sospetti che tuo figlio sia vittima, oppure, perché no, carnefice (anche se questa seconda opzione è ancor più difficile da far emergere)? Raccontami qualche cosa di lui, dei suoi silenzi, dei suoi cambiamenti. Di persona, al telefono o su Skype, sono sempre disponibile a darti una mano. Ma fallo! Non sottovalutare!

“… in questo momento della tua vita, quindici anni, i tuoi coetanei sono i tuoi più importanti educatori. Essi riducono a ombre boccheggianti padri e maestri. E non hanno bisogno di un grande sforzo, anzi, non ne sono nemmeno coscienti. Essi hanno in mano un’arma potentissima: l’intimidazione e il ricatto. Cosa, questa, antica come il mondo. Essi sanno raffinatamente come far soffrire i loro coetanei, e lo fanno molto meglio degli adulti perché la loro volontà di far soffrire è gratuita, è violenza allo stato puro. Scoprono tale volontà come un diritto, vi investono tutta la loro vitalità intatta, e anche, naturalmente, la loro innocenza. La loro pressione pedagogica su te non conosce né persuasione, né comprensione, né alcuna forma di pietà o di umanità. Solo nel momento in cui essi divengono amici scoprono forse persuasione, comprensione, pietà, umanità. Ma gli amici sono quattro, cinque al massimo. Gli altri sono lupi, e adoperano te come cavia su cui sperimentare la loro violenza e nei cui confronti verificare la bontà del loro conformismo”.

 

Più di quarant’anni fa Pasolini scrisse queste parole. Intimidazione e ricatto, armi vecchie come il mondo, nutrite di conformismi che mutano solo nella forma ma mai nella sostanza.

È per questo che insisto sulla necessità di rialzare gli occhi, tu per primo.

Concludo analogamente al post della scorsa settimana, invitandoti a inumidire e sollevare il dito al cielo per capire se sta soffiando un brutto vento, e così correre in coperta per tempo, in attesa che il vento torni a essere Buon Vento!

P.S.

Niente consigli di lettura questa settimana! Concentrati a leggere il tuo ragazzo!

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