Il Posto instabile

“… e tu, Checco, che cosa vuoi fare da grande?” chiedeva la maestra a uno Zalone in età da elementari.

“Io da grande voglio fare il POSTO FISSO!” risponde lui deciso.

Ecco la straordinaria prerogativa di un comico: saper buttare sul ridere anche ciò che di divertente non ha proprio nulla.

Al di là della satira sul famigerato ‘posto fisso’, che ha fatto cassetta nei cinema da parecchio tempo spaziando dal tragicomico Fracchia alla trilogia di Smetto quando voglio, la sicurezza del lavoro è fondamentale per la serenità della vita ma ormai è divenuta come l’araba fenice del buon Pietro Metastasio:

“… che ci sia ciascun lo dice, dove sia nessun lo sa”

Persino gli astri, un tempo quasi esclusivamente impegnati a fornire risposte su “troverò l’amore?” oppure “mi tradisce?”, ora si stanno affinando nel nuovo arduo dilemma del “il lavoro? Cosa dice il destino?”.

Piaga incontrastata e incontrastabile dei nostri giorni, coinvolge tutti, dai più giovani, che un tempo si diceva “affacciarsi nel mondo del lavoro” e che invece oggi si affacciano su di un pozzo di cui non si vede il fondo, ai più avanti negli anni, che si vedono estromessi ed esclusi da ogni prospettiva, alle donne, ancora costrette a muoversi e viaggiare con una marcia in meno.

Al paradosso di non vedere il bandolo da cui dovrebbe iniziare la matassa si aggiunge quello di non trovarne neppure la fine.

Ragazzi con otto lauree, cinque master e dieci specializzazioni che portano pizze a domicilio o tempestano di telefonate dai call center, uomini e donne con nipotini e bis-nipotini costretti a tirare avanti con il lavoro nella speranza di non rompersi il femore, donne che dovrebbero avere almeno il triplo degli arti che madre natura concede, e il doppio delle ore, per tenere a bada a un tempo lavoro, casa, figli, mariti, genitori.

 

 

C’è qualcosa che non va, questo è palpabile, e altrettanto vero è che né io, né voi, né la psicoterapia, né gli astri, i maghi e le fattucchiere, né i comici, riusciremmo a risolvere il problema.

E allora che fare? Subire passivamente attendendo che il comune destino, magari affidato a nuove mani, cambi direzione?

La risposta, l’unica possibile, è: assolutamente no!

Possiamo lavorare su noi stessi, sulla nostra capacità di reagire, agire e interagire di fronte alle situazioni.

 

A fronte di un panorama comunque desolante, resta pur vero che il modo di porsi al suo cospetto è in grado di cambiarne la percezione, e talvolta persino l’orizzonte.

Reagire con la depressione non solo non migliorerà le cose, ma renderà insuperabile l’ostacolo persino qualora di fronte a noi si materializzi una scala: sfiducia, autostima sotti ai piedi, apatia, queste sarebbero le conseguenze.

Reagire con la rabbia: altro buco nell’acqua. Gran spreco di forze ed energie che invece, proprio in questo momento, dovresti saper sfruttare o quantomeno mantenere.

Reagire e basta: questo sì, nel senso di fare qualcosa per tornare ad agire.

“Se si chiude una porta, dice il proverbio, si apre un portone”. Palle! Scusate l’espressione poco aulica ma perché ciò avvenga il portone non dovrebbe essere murato.

Allora proviamo a riscrivere questo proverbio, in modo un po’ più attinente ai nostri tempi:

“se si chiude una porta, cercatene un’altra e apritela da solo, magari usando il piede di porco”.

Anzi, spingiamoci pure oltre:

“se si chiude una porta e nei pressi non ce n’è nessun’altra, neppure chiusa a doppia mandata da scassinare, piglia piccone e martello e apritene una nel muro”.

Ma non solo. La saggezza popolare ci offre altri utili suggerimenti:

“impara l’arte e mettila da parte”, e noi aggiungiamo: “così da poterla tirare fuori al momento giusto”

Tutti abbiamo dei talenti, anche se in genere travisiamo il vero significato di questa parola.

Scommetto che c’è un qualche cosa che sai fare benissimo, forse meglio di chiunque altro. Magari l’hai chiuso nel cassetto dei sogni perché tu stesso, o molto più spesso gli altri per te, lo consideravate irraggiungibile, una perdita di tempo. Lo hai sacrificato sull’altare della sicurezza, ma ora che capisci che questa sicurezza non c’è, perché non provare a rispolverarlo?

Anzi, prossimamente voglio proprio scrivere un articolo su quanto sia importante, oggi più che mai, che i genitori coccolino e coltivino i talenti dei propri figli, invece che soffocarli in assurde paure.

Quando il mondo appare senza maniglie o appigli, cercali in te stesso. È il momento di usare la forza, quella che hai dentro, e tenerti in piedi da solo.

“Io non la trovo questa forza” dirai.

Non la trovi perché è sepolta sotto montagne di delusioni, ma ce l’hai di default, te lo garantisco. È uno degli accessori base, quelli per così dire “di serie” forniti alla fabbricazione, non un optional. Basta saperla trovare.

Lo so che è dura, e quando si vive la tragedia dell’assenza di lavoro ogni parola appare solo come vuota teoria.

Però proviamoci. La psicoterapia non ti offrirà un lavoro e neppure facili soluzioni su di un piatto d’argento, ma può fare molto affinché tu ritrovi la forza necessaria per ricostruire autostima e capacità di reagire. E non è poco.

Tu sei un diamante, anche quando intorno e sopra c’è solo fango. Ogni singola donna e singolo uomo è un diamante, anche quando la sua luce è offuscata; sono le sfaccettature a metterla in risalto, non ne trascurare l’importanza.

Non mi è stato facile scrivere questo articolo, perché sono solo uno psicoterapeuta e non ho altro da offrire che non un aiuto per restare in piedi, ma non purtroppo un lavoro.

È il colmo vero? Lo psicoterapeuta che confessa il suo limite e se ne cruccia! Però è la verità e ne vado fiero. Lavoro con le parole e proprio per questo so quanto esse siano importanti ma ne conosco anche l’estrema volatilità. Basta un soffio di vento sbagliato e si trasformano in armi.

E allora, che sempre un buon vento favorevole sia!

 

Federico Piccirilli

Psicologo Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia Seduta Singola

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.