Fermati!

Fermati!

Sì, è molto importante: fermati e ascolta.

Non ho detto ascoltami, ma ascolta. Ci sono mille suoni che ti sfuggono, è giunto il momento di scoprirli. La mia voce potrà farti da semplice e umile guida, se lo vorrai.

Da quant’è che non ti fermi? Scommetto che l’unico momento in cui lo fai è quando dormi, ma in realtà è solo un fermarsi fittizio, un’illusione di sospensione. Se non riesci a fermarti anche prima, quando ancora sei vigile, la tua mente sarà come in una corsa lanciata, di quelle che non si riescono a frenare … se non contro un muro!

Viviamo un mondo in cui il vecchio detto “chi si ferma è perduto” è strabordato dai suoi naturali limiti, per cui i nostri motori sono tutti in surriscaldamento e a rischio forte di fusione.

Dimmi, da quant’è che non guardi il soffitto?  Non intendo quei momenti di torpore carico di noia che piombano sul lavoro, come nebbia fitta, ma un guardare il soffitto consapevole, voluto, cercato, per rilassare corpo e mente.

Da quanto tempo non ascolti la tua musica interiore? C’è tutta una gamma di rumori nel silenzio, che si fondono in armonie piacevolissime.

Hai notato quanto la nostra società ha il terrore del riposo?

Identifichiamo il riposo con la vacanza, e vacanza coincide con frenesia, che è il contrario esatto del riposo. Anche nei ritmi quotidiani evitiamo il soffitto come la peste: palestra, pizza con gli amici, cinema, stadio, corso di origami … tutto, pur di non fermarci mai.

Non risparmiamo neppure i nostri figli da questa smania d’azione senza soluzione di continuità: calcio, nuoto, danza, sci, teatro, corso di pittura, inglese,  … i genitori fuori da scuola fanno a gara a chi macina più ore di ogni sorta di specialità e trofei sulle fragili membra dei pargoli. L’illusione è quella di sottrarli alla noia, alla banalità, che identifichiamo con la routine, e magari anche quella, parzialmente giustificabile, del creare loro una sorta di distrazione dalla trappola dello smartphone. E così neppure i nostri ragazzi vivono il privilegio di fissare il soffitto con le mani intrecciate dietro alla nuca e le caviglie incrociate. Mai! Guai a farlo!

La realtà è che questa smania di agire, sempre e comunque, ci pervade da tempo infinito, molto prima dell’epoca cibernetica:

Seneca, in un’epistola a Lucilio, scrisse Caelum, non animum,  mutant qui trans mare currunt”,  ovvero, per chi non è fresco di latino, “coloro che vanno al di là del mare, cambiano il cielo, non il loro animo”.

Verità sacrosanta, espressa a circa due millenni di distanza dalla nascita di internet e oggi valida più che mai.

Ho atteso questo preciso momento dell’anno per affrontare l’argomento perché, ovviamente generalizzando, è quello in cui si mette da parte il lavoro, i ritmi quotidiani si rallentano, anche per strada, si trova parcheggio per chi resta in città, si chiude casa e si riempiono le valigie per chi parte, nel quale riponiamo ogni speranza di rigenerarci e ricaricarci. E allora … cerchiamo di nobilitare questa tanto attesa vacanza, e ricavarne insegnamento per goderne a piacimento senza vincoli di tempo e impegni.

Quella che ti propongo è una vacanza dell’anima, straeconomica e ultrarigenerante!

E ora possiamo tornare al nostro soffitto. Non è detto che sia in mattoni, dipinto di viola come nella canzone di Gino Paoli, può essere un cielo stellato, le fronde di un pino marittimo, il sole a palla che devi schermare con la mano, oppure il nulla assoluto. Può essere quello di tutti i giorni o uno mai visto e che mai più rivedrai, non ha importanza, puoi pure chiudere gli occhi e immaginarlo. L’importante è l’azione del fermarti a contemplarlo, usandolo come un foglio bianco, o una nera lavagna, su cui tracciare i tuoi sogni. Si chiama riposo, e da tempo non lo conosciamo più, anzi, come dicevo, lo evitiamo come fosse qualche cosa di infamante.

 

Il bello di questa sorta di gioco è che non esistono regole; ovviamente confido nel tuo acume e so che hai capito che quando dico “soffitto” intendo solo un’astrazione. Non è necessario sdraiarsi e guardare in su, … io faccio così … ma non è detto. Potrei dirti meglio, “mettiti comodo, come più ti piace”. Puoi startene tranquillamente seduto e guardare avanti a te, oppure in basso, accavallare le gambe sulla poltrona distrutta dal gatto … anzi, se hai un gatto, osservalo e traine ispirazione. Lui è un maestro di relax molto più accreditato di qualunque luminare.

Ma neppure questa è norma. Senti l’irrefrenabile impulso di macinare chilometri sul far dell’alba? Bene, fallo. Preferisci  fare zapping in canottiera e mutande? Ok, vada per lo sbrago selvaggio.

Insomma, fai come ti pare, purché sia proprio quello che desideri fare, liberandoti da vincoli e preconcetti.

I luoghi dell’anima sono immensi, inesplorati e infiniti.

Ricordi una delle più belle poesie che mai mano umana scrisse? Leggila con me, attentamente.

Sempre caro mi fu quest’ermo colle,
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma, sedendo e mirando interminati
spazi
di lá da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
,
io nel pensier mi fingo; ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio
a questa voce
vo comparando: e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suon di lei. Cosí tra questa
immensitá s’annega il pensier mio
;
e il naufragar m’è dolce in questo mare.

Cerca la tua siepe al di là della quale si apre l’orizzonte dell’infinito, ascolta lo stormire del vento fra gli anfratti del tuo io, naviga con il pensiero nell’immensità, fino a naufragare fra i suoi dolcissimi abissi.

È più facile di quanto tu pensi, e più rigenerante di una settimana ai Caraibi; niente valigie, nessun ritardo di voli né indigesti cocktail sulla spiaggia mentre le zanzare ti divorano, nessuna carta di credito da strisciare.

Insegna questo semplice esercizio anche a tuo figlio. Vedrai … lo troverà così piacevole che mollerà pure lo smartphone!

Ti ho convinto? Se sì, comincia quanto prima, se hai dei dubbi sull’efficacia o se semplicemente non riesci a individuare quella benedetta linea d’orizzonte che travalica soffitto e siepe, chiamami, anche tramite skype, e la troveremo insieme annusando il vento …

E che buon vento sia …

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a seduta Singola

 

CONSIGLI DI LETTURA:

Nardone G. (2009), Problem solving strategico da tasca, Ponte alle Grazie

Ma soprattutto …

… un buon libro a tua scelta!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *