Sostituire batteria

Ti svegli già stanco, come se il sonno non avesse davvero toccato il fondo di quello che senti, apri gli occhi e per qualche secondo resti immobile, non perché tu voglia riposare ancora ma perché raccogli le forze per iniziare, come se alzarti fosse una decisione da negoziare con il corpo, come se la giornata fosse una salita troppo ripida per essere affrontata tutta insieme.

Ti alzi e fai le cose in automatico, i gesti sono corretti, funzionano, ma dentro non c’è presenza, c’è una specie di nebbia che attutisce tutto, anche le emozioni, anche i pensieri, e mentre ti lavi, ti vesti, prepari qualcosa da mangiare, senti quella pressione sottile che accompagna ogni movimento, come se stessi consumando un’energia che non sai quando riuscirai a recuperare.

Durante la giornata fai quello che devi fare, rispondi, lavori, parli, prendi decisioni, e da fuori sembri perfettamente operativo, ma dentro ti senti come se stessi tirando avanti con le luci di emergenza accese, ogni richiesta pesa più del dovuto, ogni imprevisto ti svuota un po’ di più, e ti accorgi che la soglia di tolleranza è bassissima, che basta poco per sentirti sopraffatto, non perché sei fragile, ma perché sei già oltre.

Ci sono momenti in cui ti chiedi quando è successo, quando hai iniziato a vivere così, a sopravvivere invece che a vivere, ma non trovi una risposta chiara, perché non è stato un crollo improvviso, è stato un lento svuotarsi, giorno dopo giorno, mentre continuavi a fare quello che c’era da fare, mettendo sempre te stesso un passo più indietro.

A volte ti senti distante anche dalle persone, non perché non ti importi, ma perché non hai abbastanza energia per esserci davvero, ascoltare, spiegare come stai, e allora annuisci, sorridi, fai finta che vada tutto bene, mentre dentro senti una solitudine silenziosa che non fa rumore ma pesa tantissimo.

Quando arriva sera non provi sollievo, provi solo una stanchezza più densa, il corpo è pesante, la mente continua a girare, e anche il riposo sembra un compito da svolgere, non qualcosa che arriva spontaneamente, e mentre ti prepari per andare a dormire ti attraversa quel pensiero che fai fatica a dire ad alta voce: “Domani non so se avrò abbastanza energia per rifarlo”.

Eppure, in mezzo a tutto questo, c’è una parte di te che continua a resistere, che continua a presentarsi, anche senza forza, anche senza entusiasmo, ed è proprio quella parte che merita di essere vista, ascoltata, sostenuta, perché non sta fallendo, sta chiedendo aiuto nel modo più onesto che conosce.

Ci sono momenti della vita in cui non ci si sente semplicemente stanchi, ma svuotati, come se qualcosa dentro avesse smesso di tenere la carica, come se ogni gesto quotidiano, anche il più semplice, richiedesse uno sforzo sproporzionato, e non perché manchi la volontà o il desiderio di fare, ma perché manca proprio l’energia di base, quella che permette di alzarsi, di rispondere, di sentire, di esserci.

Questo articolo è per te che non sei “solo stressato”, per te che non ti riconosci nemmeno più nella parola burnout perché senti che qui non si tratta più soltanto di lavoro, ma di vita, di respiro, di presenza, di una modalità sopravvivenza che va avanti da troppo tempo, per te che ti muovi come se avessi sempre il 5% di batteria e nessun caricatore a portata di mano, per te che fai tutto il possibile per reggere, ma dentro senti che non ce la fai più.

La modalità sopravvivenza

Nel mio studio di Monterotondo, oppure online, molte persone mi raccontano proprio questo: “Sono esausto”, “Non so più da dove ripartire”, “È come se mi fossi spento”, “Continuo ad andare avanti ma non sento più niente”, “Non ho più risorse”, e lo dicono spesso con un senso di colpa enorme, come se il fatto stesso di essere stanchi fosse una colpa, una mancanza, una debolezza da giustificare, e non invece un segnale chiarissimo, onesto, profondamente umano.

Quando una batteria è scarica non la si rimprovera, non le si chiede di fare un ultimo sforzo, non le si dice che dovrebbe funzionare meglio, semplicemente si prende atto che non ha più energia e che continuare a usarla così rischia solo di danneggiarla ulteriormente. Eppure con noi stessi facciamo esattamente il contrario, pretendiamo, spingiamo, resistiamo, ci trasciniamo, finché non arriviamo a quel punto in cui non si tratta più di ricaricare, ma di sostituire la batteria, di fermarsi davvero, di accettare che qualcosa va cambiato alla radice.

Sostituire batteria non significa mollare tutto o sparire dal mondo, non significa fallire, non significa essere fragili, significa riconoscere che le risorse che avevi non sono infinite e che forse le hai usate tutte per troppo tempo senza mai concederti il diritto di recuperare, significa smettere di vivere in emergenza continua, significa scegliere di prenderti sul serio.

Quando sei in modalità sopravvivenza il tuo sistema nervoso è sempre acceso, sempre allerta, sempre pronto a reagire, e questo logora, consuma, spegne lentamente il contatto con il piacere, con il desiderio, con la motivazione, con la speranza, e spesso le persone arrivano a chiedere aiuto non perché vogliono “stare meglio”, ma perché vogliono smettere di sentirsi così stanche di esistere, ed è una stanchezza che non si risolve dormendo un po’ di più o prendendosi una vacanza, perché è una stanchezza profonda, stratificata, emotiva, relazionale, identitaria.

Come sostituire la batteria

Sostituire la batteria, allora, può iniziare da piccoli gesti molto concreti, che non hanno nulla di eroico ma molto di necessario: ridurre, togliere, semplificare, dire qualche no in più, abbassare l’asticella, smettere di chiederti di funzionare come prima quando prima non esiste più, smettere di riempire ogni spazio libero, permetterti il vuoto senza sentirti in colpa, riconoscere che riposare non è perdere tempo ma rigenerare vita.

Può significare anche imparare ad ascoltare il corpo prima che urli, notare quando sei costantemente contratto, quando respiri poco, quando vivi in apnea, e concederti momenti di rallentamento reale, non come compito da svolgere ma come spazio da abitare. Può voler dire nutrirti meglio, dormire meglio, ma soprattutto smettere di trattarti come una macchina che deve produrre e iniziare a considerarti una persona che ha bisogno di cura.

Un altro modo fondamentale di sostituire la batteria è non farlo da soli, perché la solitudine è uno dei più grandi drenaggi di energia che esistano, e chiedere aiuto non è un segno di debolezza ma di lucidità. Molte delle persone che incontro mi dicono che la cosa più difficile è stata proprio ammettere di aver bisogno di qualcuno che le aiutasse a ritrovare una direzione, a capire da dove ripartire, a rimettere insieme i pezzi senza doverli forzare.

La terapia, in questo senso, non è un luogo in cui aggiungere altri sforzi, ma uno spazio in cui poter finalmente smettere di tenere tutto in piedi, un luogo in cui essere ascoltati senza dover spiegare troppo, senza dover dimostrare nulla, un luogo in cui la batteria può iniziare lentamente a ricaricarsi perché non viene più continuamente prosciugata dal dover essere forti a tutti i costi.

Se ti riconosci in queste parole, se senti che stai vivendo con le ultime riserve, voglio dirti una cosa con estrema chiarezza: non c’è niente di sbagliato in te, non sei rotto, non sei incapace, sei semplicemente arrivato a un limite che merita rispetto, e ascoltarlo è il primo vero atto di cura che puoi fare per te stesso.

Sostituire batteria è un processo, non un interruttore, richiede tempo, pazienza, gentilezza, e soprattutto la disponibilità a smettere di combattere contro la tua stanchezza e iniziare ad allearti con essa, perché quella stanchezza non è il tuo nemico, è il messaggio più sincero che il tuo sistema ha trovato per dirti che è ora di tornare a te.

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Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE