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Tu non mi conosci

Tu non mi conosci

“Tu non mi conosci”

Quante volte l’hai detto?

È vero. Io non ti conosco, lei non ti conosce, lui non ti conosce. A tua volta tu non conosci me, non conosci lei, e neppure lui.

Non ci conosciamo e forse è impossibile conoscerci realmente.

La domanda però è: “ma tu, ti conosci?”

Gira da qualche settimana un’app di discreto successo, che in sostanza promette di mostrarci come gli altri ci vedono.

 “Oh, no! Non può essere che gli altri mi vedano così.” In effetti, no, gli altri non ci vedono probabilmente in quel modo; è soltanto un’app, quasi un gioco, utile però per riflettere sulla veridicità e attendibilità delle nostre impressioni.

Noi non ci conosciamo, o meglio, abbiamo una visione di noi stessi inevitabilmente distorta.

Da un punto di vista propriamente fisico e fisiologico, sarebbe in realtà impossibile conoscere il nostro aspetto. Deve intervenire il ragionamento, la consapevolezza che l’immagine riflessa siamo noi.

Quante volte, osservando le reazioni dei nostri animali domestici allo specchio, ci siamo chiesti se capiscano di essere proprio loro, se si riconoscano! La scienza dice che alcuni animali, sì, riescono a ricondurre ciò che vedono a loro stessi, per altri sussiste un ragionevole dubbio.

Esiste un esperimento che dimostra come nell’uomo la consapevolezza legata al riconoscersi, quindi il darsi un’identità e unicità, arriva intorno ai due anni di vita: al bambino viene mostrata la sua immagine allo specchio senza e con un bollino rosso sulla fronte; ebbene, nel momento in cui si porterà la mano alla testa provando a toglierselo, avrà acquisito coscienza del fatto che sta osservando se stesso.

Quando ci guardiamo riflessi, in quel gesto apparentemente banale e talmente meccanico da non farcene neppure più percepire la straordinarietà, ma anche quando guardiamo gli altri, andiamo ben oltre i pori, la forma del naso, il taglio degli occhi. La nostra mente plasma l’immagine sulla struttura che noi abbiamo deciso di vedere, l’adatta come fosse cera.

Narciso, Dorian Gray, ma anche, per restare più bassi, il popolarissimo “ogni scarafone è bello a mamma sua”, piuttosto che ingannevoli App da applicare ai selfie: visioni di noi stessi e degli altri filtrate da specchi distorti.

Torniamo al nostro incipit:

“Tu non mi conosci!”

 

No, bisogna ammetterlo. È vero, non conosciamo nessuno tanto profondamente, per primi non conosciamo noi stessi.

La nostra mente è infinitamente più forte della materia, più veloce. Lo possiamo facilmente constatare nella difficoltà che abbiamo a individuare degli errori in un testo che abbiamo scritto; ciò accade perché non leggiamo le parole, ma il pensiero che abbiamo voluto esprimere, ed esso anticipa il percorso degli occhi.

Quando ci guardiamo facciamo la stessa cosa: vediamo l’immagine che nella nostra mente è il pensiero di noi. Un’immagine fra l’altro già ingannevole in partenza, perché specchiata, speculare, ovvero opposta.

Nosce te ipsum, o per dirla in greco gnothi seautón. Fulcro del pensiero socratico, era scritto davanti all’ingresso del tempio dell’oracolo di Delfi: in sostanza significa che è assurdo cercare di conoscere ciò che ci sta intorno, gli altri e il futuro se prima non ci si autosvela intimamente nel profondo. Non si può accedere alla verità mentendo a se stessi.

Se non fosse perché ho paura che magari si pensi che mi sono leggermente montato la testa, farei incidere questo motto anche davanti all’ingresso del mio studio …

“Federico Piccirilli, l’Apollo di Monterondo”. Non male; devo farci un pensierino.

Vabbè, lo so che non ci siete cascati.  Anche saper scherzare e godere dello scherzo aiuta a stabilire con noi stessi quel livello di confidenza che porta alla conoscenza.

Insomma, dobbiamo mollare i freni inibitori, se vogliamo vedere chi realmente siamo, spogliarci delle vesti imposte dalla società, dalla famiglia, dai ruoli, togliere la maschera, grattare la superficie e via ancora di metafore, fino a trovare la radice per poterne valutare lo stato di reale salute.

Qualche sera fa ho rivisto (per la millesima volta, per la verità, ma sempre con piacere) “Il profumo del mosto selvatico”. Al di là del significato fortemente allegorico dell’intera trama, quello su cui qui mi preme soffermarmi è la scena finale di distruzione e disperazione, del fuoco che ha annientato la vita e l’anima di un’intera famiglia, e poi di quel frammento di radice contorta che però rivela un interno vivo e ancora in grado di generare.

Il nostro io intimo assomiglia fortemente a una radice. Entrambi stanno nascosti, non appaiono. Entrambi producono effetti visibili all’esterno. Entrambi vanno mantenuti e curati, anche se invisibili dal di fuori.

Se le piante parlassero, scommetto che chiedendo a una foglia o a un fiore come stanno le sue radici, saprebbero rispondere: “Bene, infatti ho colori accesi”, “Troppo aride, e domani appassirò” …

Sappiamo fare altrettanto?

Ecco allora alcuni suggerimenti per rendere limpido e vitale il nostro Io:

  • scrivi. Sì, mettere nero su bianco i pensieri aiuta a estirparne quelle parti che restano nascoste, tipo iceberg per intenderci;
  • esercita l’autocontrollo. Saper dominare l’impulso è essenziale per avere una visione lucida e obiettiva;
  • immedesimati in un soggetto che ti vede dall’esterno. Aiuta a spogliarsi dei vittimismi e dell’egocentrismo;
  • immedesimati nei problemi di un soggetto esterno e cerca di capire quale sarebbe la tua reazione. È diverso dal punto precedente, e richiede un passo avanti in più, oltre la sfera del proprio io;
  • confessati debolezze, fragilità, insicurezze, in un dialogo intimo nel quale ti spogli dei pregiudizi, degli stereotipi, dei vincoli che la vita ti ha cucito addosso.
  • sii malleabile. L’io più intimo non è un qualche cosa di rigido e immutabile, esattamente come non lo è la scorza fisica che lo riveste. A differenza di quest’ultima però non conosce invecchiamento ma solo crescita. Sii pertanto come materia fluida, adattandoti al continuo divenire della tua mente;
  • asseconda la volontà. Dona libertà al pensiero; lascia che si esprima senza freni inibitori;
  • ama. E a quest’ultimo punto non aggiungo spiegazioni.

Penultimo, per la verità. Ho lasciato e non inserito in questa sorta di promemoria pret a porter la psicoterapia. Quando la mancata o la falsa conoscenza di sé arriva a trascinarsi dietro il pesante fardello delle problematiche comportamentali, della difficoltà dell’approccio con il prossimo, della depressione, della mancanza di autostima, o di contro dell’eccesso di aspettative, dell’egocentrismo, del narcisismo, l’aiuto di un professionista della psiche diventa essenziale.

Insieme lavoreremo sulle emozioni, sui pensieri, sui comportamenti, allo scopo di migliorare la conoscenza del proprio io fino al raggiungimento del benessere psicologico e fisico.

E possiamo farlo anche on line; strategia questa non soltanto molto comoda, ma anche assai efficace, soprattutto per determinati tipi di problematiche.

Buon vento

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online