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Se sapevo facevo l’ortopedico

Se sapevo facevo l’ortopedico

E pure d’estate non perdiamo la postura. In spiaggia, nei parchi, al freschino della montagna, sembriamo tutti un esercito di “7”. La Setta dei Sette, potremmo ribattezzare la specie umana.

page1image12588528È la postura da smartphone, quella che imprime un netto crollo alla base del collo, sul groppone, e fa ciondolare la capoccia in avanti, come se, pesante svariate tonnellate, fosse impossibilitata a opporsi alla gravità.

È la posa che un tempo aveva la vecchina del paese, osteoporotica, vedova di default pure se non s’era mai sposata né fidanzata, tutta ‘mbardata di nero, col fazzoletto sulla testa e pure il porro peloso sul naso. È la postura della strega di Biancaneve che sbava sulla mela, della bambinofaga di Hansel e Gretel, della matta che sequestra Raperonzolo, di quell’esaurita che porge il fuso a una sedicenne solo perché non l’hanno invitata al battesimo, ma è anche la medesima posa insaccata di quel bruttone di Gollum e di Gargamella. Pure Igor, il gobbuto aiutante del Dott. Frankenstein partorito dalla mente di Mel Brooks, sta messo come se già all’epoca qualcuno avesse inventato il cellulare, ma almeno lui è simpatico e del tutto inconsapevole di avere la gobba (“Igor, io sono un chirurgo molto bravo. Potrei fare qualcosa per questa tua gobba” “Quale gobba? Padrone …”).

“Ok, Federico, sarà pure brutto a vedersi, ma che te frega? Fai lo psicologo, non l’ortopedico!”

Già. Non faccio l’ortopedico, e a parte un certo fastidio visivo per un popolo di concittadini e connazionali in posa da megera, dei problemi legati all’apparato osseo non dovrebbe importarmi nulla. Non fa una piega, non fosse che a ciondolare, dentro la scatola cranica, ci sia il cervello.

E qui la faccenda ce la smazziamo io e l’ortopedico!

Spostando quindi il punto di osservazione del popolo a forma di “7” dall’esterno all’interno, posso a buona ragione affermare che detta postura, dal punto di vista mentale è quella della depressione, dell’insoddisfazione, dello scoramento, del menagramo, e pure, lasciatemelo dire, del rompico**ioni seriale.

Non ce l’ho minimamente con i telefoni, il web, la tecnologia in genere, e men che mai con i social e ogni forma di comunicazione di massa. Neanche per sogno; ce l’ho con chi li usa, anzi, con chi li abusa.

Ho detto “li abusa” e non “ne abusa” volutamente. La forma transitiva è rara e magari di difficile digestione per un accademico della Crusca, sicuramente però è di maggiore impatto rispetto a quella intransitiva.

Per tornare all’ortopedico della mente, l’atteggiamento posturale è molto più importante di quanto si pensi, per il benessere psicofisico e per un sereno approccio alla vita.

È la natura stessa a dimostrarcelo: istintivamente (ed è una cosa che fanno anche gli animali; basta osservare il nostro cane) abbassiamo la testa oltre la linea delle spalle quando siamo rimproverati, sin da piccoli, fissiamo lo sguardo a terra, ci chiudiamo a guscio rispetto al mondo esterno. È un meccanismo di autoprotezione, simile a quello di accovacciarci in posizione fetale, autoabbracciandoci le ginocchia, quando particolarmente in crisi, oppure doloranti per un qualche malessere.

 

 

Di contro solleviamo il capo e le spalle quando siamo felici, soddisfatti. Chi non conosce l’espressione “camminare a un metro da terra”, oppure “toccare il cielo con un dito”? Sguardo, petto, spina dorsale, linea del naso, angoli della bocca, ginocchia … tutto il corpo parla e racconta chi siamo, persino la tonicità e la tenuta delle nostre chiappe!

 

 

 

E ora guardiamoci intorno. Per farlo dobbiamo staccarci dal telefono. Sembra ovvio? Magari lo fosse, e invece i più non lo faranno; magari sbufferanno, borbotterano “ecco, un altro che fa la paternale e odia i cellulari”, passeranno oltre, a leggere un altro articolo, oppure a cercare in rete le conseguenze della posa “a 7” su di una possibile futura sciatica, ma difficilmente solleveranno la testa da quello schermo per più di pochi secondi.

Se ci viene un attacco di dissenteria e corriamo in bagno, ci precipitiamo indietro a chiappe strette per recuperare il telefono, se ci accorgiamo in tempo di averlo dimenticato sul tavolo del salotto!

Schiacciati in metro alla facciazza del Covid, ci aggrappiamo con una mano a qualsiasi cosa, anche agli auricolari del tipo di fronte, e con l’altra scorriamo lo schermo, e se c’è da mandare affan … qualcuno, lo facciamo a memoria, senza neppure guardarlo in faccia.

Se ce la fai, guardati intorno, per favore. Che tu sia per strada, in spiaggia, al ristorante, in aeroporto, semplicemente affacciato a una finestra, conta quanti sono in posa da “7”. Ora chiudi gli occhi e prova a ipotizzare quanti altri ce ne saranno nelle strade vicine, nelle altre spiagge che non vedi, nei ristoranti … moltiplicali … e poi allarga la visuale e immagina quanti e quanti altri ancora … moltiplicali di nuovo.

Ti sembra logico? Naturale? Credi che non abbia alcun tipo di conseguenza sulle vertebre, sui futuri dolori? Credi che non influisca minimamente sulla tua limpidezza mentale?

No, non succederà domani mattina; questo è quasi scontato. Forse neppure dopo anni di posa da “7”; in fondo il culo esiste, e alcuni ne possiedono in grande abbondanza. Però quante cose si rischia di perdersi? Un buon libro, ad esempio. Lo sapevi che la riduzione dell’abitudine a leggere è quasi prossima all’azzeramento? E lo sapevi che un bel libro ha una capacità di nutrire la fantasia e stimolare la crescita più di ogni altra cosa al mondo?

Anche un bel film. Sì, perché spesso sceglierai di ammazzarti di tik tok e storie Instagram piuttosto che goderti un filmetto divertente sprofondato sul divano, con il ventilatore a palla e i pop corn che s’infilano fra le giunture dei cuscini.

Un tramonto, o un’alba, o semplicemente un attimo di vita indimenticabile, se diluirai l’emozione nella smania di farci un selfie o una storia.

Una litigata. Pure quelle sono funzionali al tuo benessere.
Uno scambio di idee fra estranei, fra vicini d’ombrellone, fra passeggeri imbufaliti per un ritardo.

Magari ti perderai l’amore della tua vita, perché quando ti è passato accanto stavate entrambi consultando il telefono.

Una necessità di tuo figlio, una sua muta richiesta di aiuto, che per sentirla sarebbe bastato guardarlo negli occhi.

Oppure potresti perderti un tuo prezioso pensiero, rimasto intrappolato nella “rete”.

E poi, sei così sicuro che questo continuo guardare vite estranee non sia frustrante?

Ricordo che qui a Monterotondo c’erano due sorelle, vecchine a forma di “7”, vedove a prescindere, nere, col fazzoletto e il porro peloso, che passavano la giornata dietro le persiane, fino a che anche l’ultima anima vagante era andata a dormire. Un giorno finirono entrambe al pronto soccorso con un bozzo sulla fronte perché si scontrarono arrivando di corsa dai due lati opposti avendo sentito delle voci chiacchierare. È poi così tanto diverso da Instagram?

Se avessimo a cuore i ca**i nostri, avremmo ancora così tanto bisogno di restare attaccati a quello schermo spione?

Vale la pena perdersi in foto di pietanze postate a manetta, o in ballettini idioti che scivolano assieme all’indice che sfiora lo schermo?

Intanto anche il tempo scorre, e con esso attimi preziosi che si adagiano sul vento della dimenticanza.

Buon vento … e se proprio volete la gobba, almeno scegliete di viverla con allegria.

Federico Piccirilli 
Psicologo, Psicoterapueta
Terapie Brevi
Terapia a Seduta Singola
Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online