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Sbang!

Sbang!

Il braccio teso. La mano ferma.

Adrenalina. Salivazione azzerata. Un lieve formicolio al braccio a causa dell’immobilità assoluta. Roba da poco al cospetto della posta in gioco.

I rumori arrivano ovattati dall’alto della mia postazione. La folla è fitta e incessante, come l’acqua di un fiume. Gente che ride, che parla; i più però camminano guardando il cellulare. Anche l’aria sembra diversa da quassù.

Un occhio chiuso e l’altro attentissimo, preciso, dritto, immobile sul bersaglio, come se tutto il resto del mondo fosse scomparso, senza neppure sbattere la palpebra per non perdere l’attimo.

“Ce l’hai”

“Sì. Ce l’ho”

È un dialogo silenzioso fra me e me, sussurrato. 

Ce l’ho. 

Procede ignaro del mirino che tiene puntato il centro della croce di precisione sul suo petto.

Fuoco! SBANG! Un solo colpo, infallibile.

La folla grida, si allontana a cerchio, come una pozzanghera in cui viene lanciato un sasso.

Il corpo è immobile sull’asfalto. È stato un lavoro preciso, pulito. Non ha sofferto.

«Mi chiamo Piccirilli.  Federico Piccirilli»

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No, tranquilli, non ho bisogno di farmi vedere “da uno bravo”. Non ho alcuna intenzione di appostarmi sulla bella torre di Monterotondo per sparare sulla folla e farmi portare le arance per il resto della mia vita. Non sono uscito di testa, e vado a spiegarvi il perché.

Immagina di essere tu quella folla. In fondo cosa c’è di più incontenibile e sfaccettato della personalità di ciascun essere umano?

La folla sei tu, in tutti i tuoi molteplici aspetti: la parte giovane, quella vecchia e incerta, quella che già è e quella che ancora deve essere, quella che procede in avanti perché mira a una precisa meta, quella che invece semplicemente muove i passi sulla scia della marea umana, quella che invece va all’indietro, controcorrente, arrancando a fatica, facendosi strada a gomitate oppure chiedendo educatamente permesso; quella che ride, quella che tace, quella che è assorta nei problemi, quella semplicemente distratta. 

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Nascosto, mimetizzato, invisibile e pure ignaro c’è lui: il “problema”. Oppure lei: la “paranoia”, l’ “ossessione”. E perché non “loro”: paranoie, ossessioni, problemi.

Inutile cercare d’inseguirlo, trovarlo, fermarlo. La sua è una forma quasi liquida, fuggevole. Già sarebbe gran cosa il riuscire a individuarlo in mezzo a sto casino! Magari succede, ma è un breve attimo prima che riscompaia dalla visuale.

Non puoi essere “folla”, con tutte le sue mille sfaccettature, complessità ed esigenze, e al contempo puntare dritto all’obiettivo, al problema!

Ci vuole un elemento esterno per abbracciare la visione nella sua ampiezza, e ci vuole una postazione in grado di offrire tranquillità di osservazione. Ma ancora non basta, perché l’averlo individuato non coincide con il riuscire a fermarlo e neutralizzarlo. Ci vuole qualcuno con ottima mira e braccio fermo: un tiratore scelto insomma. Metafora eccellente per definire lo psicologo.

Che la versione sia questa che ho un po’ ingenuamente (nonché indegnamente) descritto, rubata a un thriller di azione e spionaggio, piuttosto che ispirata a un Clint Eastwood diretto da Sergio Leone, oppure in chiave hippy con il fucile caricato a fiori perché a noi l’idea di sparare non piace neppure sotto forma di metafora, l’immagine del cecchino/psicologo mi frulla nella testa da un po’.

  • Individuare, 
  • puntare, 
  • centrare.

 

 

Ecco i tre obiettivi della psicoterapia.

Individuare, puntare, centrare senza scalfire intorno, senza intaccare la bellezza, addirittura tutelandola: la bellezza della serenità, dello svegliarsi e del coricarsi nella consapevolezza di poter dialogare con se stessi, la bellezza della sicurezza nell’affrontare le difficoltà.

C’è un’altra metafora che viene spesso usata per descrivere il lavoro dello psicologo, meno scenografica ma sicuramente altrettanto interessante. È legata all’arte, in particolare alla scultura, e ve ne parlerò in uno dei prossimi articoli, così magari da offrire spunto per un bello scambio di opinioni.

Intanto io di qui non mi muovo. Appostato con lo sguardo dritto e il braccio fermo, attendo di veder spuntare quello che ti tormenta, ti toglie il sonno o la serenità nell’affrontare la giornata, il lavoro, la famiglia.

Sta solo a te darmi il segnale di via.

Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online