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Potrebbe anche piovere

Potrebbe anche piovere

Fra le mie dita scorrono argomenti infiniti – perché la mente è una fattrice inesauribile e assai stimolante – ma finiscono per ristagnare fra i tasti del pc, assieme alla polvere.

Una delle più disattese raccomandazioni è di non ossessionarsi nella ricerca e nell’ascolto di notizie. Pur infatti non avendo influenza alcuna sulla diffusione o l’arresto del contagio, viste anche le particolari circostanze che riducono all’osso ogni nostro possibile canale di distrazione, finisce che non riusciamo a parlare d’altro. A pensare ad altro.

“La lingua batte dove il dente duole”, recita un vecchio proverbio, e il dente dolorante oggi si chiama Covid19. Tutto è in sua chiave, tutto ruota attorno a quest’invisibile sferetta spinosa che ha fatto irruzione nella nostra vita e sembra averne preso possesso. Ci ha temporaneamente privati della libertà, e passi, ma possiamo permetterle di appropriarsi anche della nostra mente?

E se allora provassimo a ignorarla? Se provassimo a parlare d’altro? No, non funzionerebbe. Ancora è presto per farlo. La realtà è che non vogliamo farlo.

La scorsa settimana ho chiesto aiuto a Dante e al suo messaggio di speranza nel rivedere le stelle. Oggi arretro di qualche secolo e mi affido a Orazio, che mette in versi una delle più sacre delle verità, ripresa poi a ruota dal filosofo Seneca.

Vi risparmio l’originale latino.

Cambiano il cielo, non l’animo, coloro che vanno al di là del mare”, scrive il primo;

Devi cambiare animo, non cielo”, ribadisce il secondo rivolgendosi all’amico Lucilio.

 

 

 

Ora che sulla testa abbiamo da giorni, e avremo per ancora molti giorni, il medesimo cielo, proviamo allora a dedicarci alla mente. Forse finiremo per renderci conto che per la prima volta nella nostra vita siamo liberi di pensare. Mentre tutto il resto ci è precluso, mentre i nostri passi sono vincolati in pochi metri quadri, mentre ci abituiamo alla rinuncia di cose che erano certezze, mentre cerchiamo di controllare il nervosismo, l’insofferenza, il pensiero intacca le catene con le quali lo teniamo stretto al nostro corpo, le rosicchia ora dopo ora, e assapora la bellezza della libertà.

Il muoversi, lo spostarsi, i viaggi, sono per noi, uomini del nostro tempo, la normalità. Prendere un aereo e ritrovarci sull’altra faccia del mondo per una semplice vacanza, fino a pochi giorni fa sembrava più semplice di quello che oggi ci appare dover andare a comprare il pane.

Spesso, troppo spesso, ci rifugiamo nell’idea di un luogo lontano che ci è consono, nel quale riusciremmo a ritrovare noi stessi e a realizzare la felicità. E così, nel presente, nel quotidiano, riponiamo la causa (e troviamo la scusa) della nostra infelicità.

Ricerchiamo senza sosta un’isola che non c’è, un paradiso terrestre dove posarci e sorridere.

Il problema è che non esiste palma, non sfumatura marina, né aria rarefatta e pulita che solleva la neve sulla vetta del più alto monte della terra, non c’è distesa verde vibrante di grilli e cicale, non c’è città fremente, non c’è luogo d’arte in grado di mutare il nostro animo. È per quello che ci è tanto difficile raggiungere la felicità. Finiamo insomma semplicemente per portare in giro per il mondo il fardello dei nostri tormenti, un po’ come facevo io da bambino con i libri di scuola durante le vacanze.

Ed ecco che arriva un bastardissimo e fottuto virus che del fatto che noi siamo una società itinerante e viaggiante se ne frega altamente, e ci costringe a spiaggiarci sul divano, dalle morbide profondità del quale possiamo interrogarci sul perché siamo sempre tanto scontenti e rabbiosi, al punto di essere infelici.

Il mio vuole solo essere uno spunto di riflessione dal quale partire per prendere a martellate le catene che frenano la nostra mente. Abbiamo tempo, molto tempo. Non sprechiamolo.

È il momento per dare valore a tutto ciò che abbiamo, e anche per capire che cambiando la prospettiva cambia la percezione delle cose.

Improvvisamente scopriamo che vorremmo correre anche se non abbiamo mai corso in vita nostra; ci ricordiamo che ci piaceva dipingere, e cerchiamo nello sgabuzzino la vecchia e rinsecchita scatola dei colori; ci viene in mente che abbiamo messo in cantina un paio di barattoli di bianco, e che il bagno avrebbe proprio bisogno di una rinfrescata; soffiamo la polvere da quel romanzo nella libreria che dovevamo iniziare due estati fa; ci accorgiamo di quanto tiepido sia il corpo di nostro figlio che ci si addormenta in braccio, di quanto saporite siano le lasagne surgelate della suocera, di quanto bella sia la musica, di quanta serenità e amore ci sappiano infondere i nostri animali.

Proviamo dunque a invertire il consueto percorso alla ricerca della felicità: cambiamo animo rimanendo sotto lo stesso cielo. Probabilmente scopriremo che sotto di esso ci sono milioni di bellissime cose che abbiamo ignorato, addirittura schifato perché troppo vicine. Scopriremmo anche che la noia non esiste, ma solo persone incapaci di godere del tempo e dello spazio. Dentro di noi ci sono mondi infiniti e inespolrati.

E ora un consiglio, il più banale e scontato: siamo sereni.

Assisto al crescere della richiesta di cessare i canti dal balcone, gli applausi, i flash mob, appellandosi al rispetto per le tante vittime.

Non vedo alcuna mancanza di rispetto nel farlo, anzi. È un modo di stringerci in un abbraccio corale che rafforza chi c’è e celebra chi non c’è più, avvolgendo nel calore e nella commozione coloro che soffrono.

Non dobbiamo neppure smettere di scherzare, di creare e condividere meme e post ironici. Ridere fa bene alla mente e al fisico.

Giorni fa ho condiviso sul mio profilo la famosa frase del fil Il corvo: “Non può piovere per sempre”.

Oggi me ne viene in mente un’altra, altrettanto conosciuta, tratta da. Capolavoro di Mel Brooks, Frankenstein Junior:

“Su, padrone. Potrebbe essere peggio …” “E come?”
“Potrebbe piovere …”

Ovviamente buon vento😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo Online, Monterotondo (RM) e Fonte Nuova (RM)