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L’attimo Pungente

L’attimo Pungente

Qualche tempo fa, passeggiando in un piccolo bosco, vicino a Monterotondo, ho avuto un incontro ravvicinato con un piccolo essere all’apparenza pieno di aculei: un porcospino.

E’ stato lampante il ricordo di quella lezione tra i banchi del liceo “G. Peano” di Monterotondo su Schopenhauer, filosofo tedesco dell’Ottocento.

Schopenhauer in “Parerga e Paralipomena” nel 1851 scrisse:

Dei porcospini, in una fredda giornata d’inverno, si strinsero vicini per proteggersi col calore reciproco dal rimanere assiderati. Ben presto, però, sentirono il dolore delle spine reciproche, il dolore li costrinse ad allontanarsi di nuovo l’uno dall’altro. Quando poi il bisogno di scaldarsi li portò di nuovo a stare insieme, si ripeté quell’altro malanno, di modo che venivano sballottati avanti e indietro tra due mali: il freddo e il dolore. Tutto questo durò finché non ebbero trovato una moderata distanza reciproca, che rappresentava per loro la migliore posizione”.

Quel tenero animaletto non ha altre armi di difesa se non quelle spine, pensai.

Tuttavia le stesse spine, che utilizza per istinto di sopravvivenza dai pericoli della natura, possono rivelarsi fatali nell’incontro con gli altri e possono comunque portarlo alla morte per assideramento.

Insomma, rivisitando la celebre frase dell’attore Mario Brega nel film “Bianco, Rosso e Verdone” degli anni ’80, possiamo dire che “Ste spine possono esse fero e possono esse piuma”, oppure, se vogliamo definirla in maniera più strategica, potremmo definirla una “tentata soluzione” del porcospino.

Sempre più frequentemente, durante le sedute, le persone mi parlano di questioni riguardanti la distanza ottimale nelle relazioni.

 

La capacità di trovare una giusta distanza sembra una condizione indispensabile per poter sperimentare relazioni più equilibrate.

Come il famoso porcospino di Schopenhauer, l’essere umano tenta di stringere legami forti e duraturi. D’altronde anche il famoso psicologo Maslow pone quasi al vertice della sua piramide il bisogno di appartenenza tra i bisogni necessari per la sopravvivenza degli individui… e se ce lo dice Maslow, diamogli fiducia.

Tornando alle nostre spine, quando la distanza con l’altro si riduce sensibilmente, ci si espone apertamente agli aculei reciproci, con la possibilità di soffrire. Quindi, quando si entra in maggior intimità con una persona si rischiano dolori profondi, ma anche rimanendo lontani si soffre a causa della solitudine.

Schopenhauer non sbagliava a chiamarlo dilemma, altro che l’Amleto di Shakespeare.

Il dilemma è dunque: qual è la distanza da mantenere nelle relazioni per beneficiare del calore altrui, evitando la puntura dei loro aculei?

È meglio patire il freddo della solitudine o il dolore dell’eccessiva vicinanza?

Per definizione l’uomo è un animale sociale, indubbiamente all’interno delle circostanze e del contesto umano e sociale, che ci troviamo a vivere, conserviamo comunque un margine di autonomia, ma, volenti o nolenti, una completa solitudine è praticamente impossibile da realizzare, poiché c’è sempre un’eccezione che ci riporta nella società.

 

La distanza ottimale in una relazione ​non può essere prestabilita a priori, in quanto dipende da numerosi fattori sia individuali, sia ambientali, sia situazionali. Possiamo perciò dire che il metro di misura non è dato a priori ma è contestualizzato di volta in volta e ogni volta che si avverte eccessiva vicinanza all’altra persona, probabilmente ci si renderà conto che è il momento di trovare un modo per dare maggiore spazio alla propria individualità.

Relazioni spinose

Per quanto il Covid ci abbia fatto diventare dei perfetti geometri delle distanze, in realtà la distanza emotiva è difficile da mantenere in ogni tipologia di rapporto, ma a maggior ragione quando si tratta di rapporti sentimentali.

Quando una coppia si forma, tutto sembra costellato da un’atmosfera idilliaca. All’inizio vi è l’innamoramento, caratterizzato da grande vicinanza e dalla predominanza degli aspetti comuni tra le due persone. È l’incipit della metamorfosi della coppia, che simbioticamente si unisce, come i porcospini si avvicinano per sentire calore.

A questo primo stato idilliaco segue però, inevitabilmente, quello della delusione e della separazione, nel quale i membri della coppia iniziano ad avere una visione più oggettiva dell’altro, mettendo in atto un processo di differenziazione, che restituisce l’individualità personale.

In questo apparente equilibrismo la coppia può trovare equilibrio e solidificarsi. Per creare un rapporto stabile si sperimenta e si cerca il giusto compromesso tra le diverse esigenze, fino a trovare un equilibrio adeguato, contraddistinto dall’interdipendenza reciproca, che prevede una condizione di legame che mantiene, però, l’unicità singolare.

Il che corrisponde alla “moderata distanza reciproca” tra i porcospini.

La lontananza fa all’amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande. (Roger de Rabutin)

Concludendo la matematica non è un’opinione, infatti proprio come 1+1=2, così due individui che si uniscono, ognuno con le proprie caratteristiche peculiari e i propri bisogni, formano un nuovo nucleo contenente entrambi, all’interno del quale essi sono collegati tra loro, mantenendo al contempo le briglie della propria individualità.

A volte bisogna essere distanti e silenziosi, perché ci sono persone che se le tocchi si dividono come il mercurio. Altre volte si deve stare vicini come un respiro. Volendo ne combini di disastri con l’amore. (Fulvio Ervas)

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Buon vento 😉

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE