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Gli Asini non volano

Gli Asini non volano

C’è un assunto ben più pericoloso di quello che vede la contrapposizione IO/GLI ALTRI, ed è NOI/gli altri, in cui il secondo termine è volutamente in minuscolo.
Se infatti nella forma al singolare ci troviamo di fronte a un egocentrismo sostanzialmente sano, in quella espressa in prima persona plurale entrano in gioco tutta una serie di sottili meccanismi psicologici fortemente lesivi della personalità e dei rapporti interpersonali.
Quanto il binomio IO/GLI ALTRI sia naturale e innato è facilmente intuibile. Persino il più gettonato dei comandamenti cristiani, “ama il prossimo tuo come te stesso”, punta a ribadirlo: “IO” sta al centro, e non ci stanno cavoli! “Amalo come ami te stesso”, di più non si può, e nell’eventualità che si possa, è un’anomalia, un problema, una roba che fa danni e non può funzionare.

Nulla che abbia a che vedere con forme di egocentrismo espanso, di egoismo e neppure di narcisismo, fenomeno a sua volta positivo e costruttivo fino a che nello stagno ci si limita a specchiarsi senza annegarvici.
Il segreto risiede nell’equilibrio, nella salute di quell’IO da cui tutto parte, nel saperlo amare e coccolare per la sua unicità, nel riuscire a dominarne gli svarioni, le debolezze, i dubbi. Lavorare sull’IO per renderlo un perno di rotazione solido e sicuro.
È la base del mio lavoro, è la base del benessere individuale e, per osmosi, sociale.
Compreso questo è facile comprendere il significato del secondo termine del binomio: GLI ALTRI.
Altro non sono che “IO”, milioni, miliardi di unicità.
Quando si parla dell’IO mi entusiasmo sempre – del resto sono uno psicologo e non potrebbe essere diversamente – e tendo pure a perdere la trebisonda. Il mio intento iniziale era di focalizzare l’attenzione sul concetto di “NOI” contrapposto a “gli altri”.
Di per sé bellissimo, espressione di amore, di condivisione, di completezza, il “NOI” può trasformarsi in una pericolosa e vorace bestia a più teste.
NOI come i migliori, gli unici in grado di capire; NOI élite, NOI setta contro tutto e tutti, perché tutto e tutti sono contro di NOI.


NOI, gli intelligenti, NOI, gli emarginati, NOI, gli incompresi perché superiori.
“gli altri” (ripeto, la minuscola non è un errore. Chiedo perdono alla mia professoressa di italiano e non me ne vogliano gli accademici della Crusca), la massa, gli zombie, i pecoroni, le marionette, servi e vittime al tempo stesso di un sistema che vuole tutti zombie, pecoroni, marionette, servi.
Ecco la base che rende possibile l’infinito ginepraio delle teorie dei complotti. Ne esistono per tutti i gusti e per ogni palato. Il fenomeno, almeno in queste dimensioni, sostanzialmente è figlio dei tempi moderni, enfatizzato a dismisura da una delle più grandi e preziose conquiste dell’umanità, ovvero la facilità di circolazione delle idee grazie alla libertà d’espressione anche attraverso il web.
Il complottismo si fonda appunto su di un principio malato e deviato del “NOI”, che assume i contorni della setta, e su quel minuscolissimo e dispregiativo “gli altri”.
Perché abbia successo necessita di due fattori:
– una logica basata sulla dinamica persecutoria, figlia del sospetto e della sfiducia verso il prossimo (“gli altri”), dietro la quale si nascondono tratti prettamente paranoici o borderline;
– la sudditanza psicologica.
I “NOI” della setta complottista rifiutano a priori l’idea del complottismo. Non si riconoscono in essa. Ciò nasce dal semplice assunto che pure il codificarli come complottisti fa parte del complotto.
La logica non serve a nulla. I fatti neppure. L’idea appare delirante solo perché i persecutori, ovvero i poteri che tengono a bada “gli altri”, vogliono che appaia tale.
L’idea dunque viene percepita come verità assoluta, e radicata al punto che nulla è in grado di modificarla, neanche l’evidenza più schiacciante (facciamo l’esempio dei terrapiattisti. No, non ridete perché è tesi che non si sviluppa in seno a un contesto di superstizione e, passatemi il termine senza fraintenderlo, ignoranza. No, è sostenuta e avvalorata da studiosi anche di riconosciuto valore scientifico).
“Credo in qualcosa. Non trovo le prove. Questo non significa che non ci siano, ma semplicemente che esse vengono nascoste. Ed ecco la prova che ciò in cui credo è vero.”

Siamo in presenza di persone con seri disturbi di personalità, spesso assolutamente inconsapevoli della loro patologia. Vivere in una sorta di setta elitaria di incompresi, diversi, perseguitati, li fa sentire al sicuro, protetti, ma soprattutto elevati al di sopra della banalità della tanto disprezzata massa uniformata al sistema.
È evidente la deformazione e svilimento dell’IO in un concetto di NOI malato e delirante, una dilatazione della prima persona singolare nella sua forma plurale che però esclude quanto di più bello e costruttivo c’è nella pluralità e nell’unione.
Relativamente alla sudditanza psicologica il quadro è parecchio più ampio e per certi versi, complesso. Innanzitutto non presuppone necessariamente una personalità psicotica e disturbata. L’assoggettamento all’altrui pensiero, inconsapevole e non ammesso, può derivare anche da situazioni momentanee particolari, di difficoltà, fragilità, oppure da un trascorso di infanzia e adolescenza. Parte da una sensazione latente e talvolta ancestrale d’inferiorità, che trova terreno fertile in famiglia o nell’ambiante di lavoro. Può addirittura accadere che la sudditanza sia il frutto di una sorta di asservimento di riconoscenza nei confronti di qualcuno verso cui ci si sente in qualche modo debitori. È quanto succede quando si assumono con il paraocchi le idee di un genitore, di un fratello, del coniuge o del capo.
Nello specifico, la sudditanza deriva essenzialmente dalla necessità di individuare qualcuno “che sa”, o che comunque gravita nella sfera della conoscenza. Lo studioso, lo scienziato ovviamente; paradossalmente però non è neppure necessario che sia tale. Può addirittura capitare che la veridicità sia proprio accresciuta dall’assenza di qualifiche specifiche riconosciute dal “sistema”. Il fatto di sostenere tesi contrarie al resto della comunità scientifica, lo rende automaticamente competente.
Bene, per oggi direi che vi ho tediati abbastanza. Devo ammettere che l’osservazione dei social, specie in questo periodo di oggettiva difficoltà e limitazione forzata ma necessaria delle libertà individuali, mi ha offerto terreno fertile.
Vi vorrei allora invitare a vedere un film, se non lo avete mai visto, o a rivederlo qualora lo conosciate. S’intitola “A beautiful mind”, egregiamente interpretato da Russel Crowe, ispirato alla vera storia del genio dei numeri John Forbes Nash.
Si può possedere un’intelligenza superiore e al contempo percepire attorno a sé il complotto. Questo è vero in quanto l’intelligenza non esclude patologie psichiche o psicologiche.
Tuttavia non c’è proprietà transitiva, ovvero il percepire attorno a sé il complotto non presuppone affatto un’intelligenza superiore.
Se ti stai accorgendo di finire un po’ troppo spesso sulla pagina, sul sito, sul profilo di chi sostiene che gli asini volano ma c’è qualcuno che gli cancella le ali con photoshop per far credere ai pecoroni che non volano, chiamami.
Gli asini non volano ma purtroppo parlano”, è solita ripetere una vecchia maestra di Monterondo ormai in pensione. “Purtroppo hanno pure internet”, le ho risposto una delle ultime volte che l’ho vista.
In questo periodo un po’ strano è più facile che mai, anche per semplice noia, cadere nella trappola e nel fascino del web. Il trucco, oggi come sempre, è lavorare sull’IO, maiuscolo, e metterlo in rapporto a GLI ALTRI, altrettanto in maiuscolo.
Usiamo allora al meglio le immense opportunità del web. Potrai constatare come la consulenza on line possa essere altrettanto appagante e soddisfacente quanto quella in presenza, se non addirittura più facile per un primo approccio.
Buon vento 😉

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova e Online