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Esiste la bellezza?

Esiste la bellezza?

Esiste la bellezza?

Domandona dal valore incalcolabile che nella classifica dei quesiti irrisolti se la gioca con “È nato prima l’uovo o la gallina?”, “Chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo? (ancora più efficace nella versione di Verdone: ‘Ndo state? Che fate? ‘Ndo annate?)”, “Siamo soli nell’universo?” e “Quand’è che se ne va tua madre?”

Partendo dall’assunto che tutto è relativo – che come risposta, ammettiamolo, è un po’paracula – credo che sarebbe onesto rispondere che sì, la bellezza esiste. Non in senso assoluto (ma in fondo quale essere umano è in grado di conoscere l’assoluto),
ma sicuramente per osmosi e coerenza con tutta una serie di altri punti fermi e assunti che costellano la nostra vita di comuni nonché banalissimi mortali: la bontà (non solo morale ma pure papillo-gustativa), il profumo, l’armonia, …

Ok, ci siamo capiti. Mica siete nati ieri! Sto andando a parare proprio lì, dove da giorni stanno andando a parare tutti, ovunque, e dove un pensierino ce l’hai fatto pure tu. Qui a Monterotondo è una domanda che rimbalza di bocca in bocca:

È bella o è brutta?

Beh … è stata scelta come testimonial nientepopodimeno che da sua maestà della moda Casa Gucci, che fra l’altro, da buon volpone, l’ha definita sexi, non “bella”.

E come da copione, si è scatenato il finimondo!

Se la faccenda si fermasse alla sfera del gossip di certo l’avrei chiusa qui, anzi, proprio non l’avrei iniziata, ma non posso ignorare gli stimolanti profumi psicologici che questa bagarre mi sventola sotto il naso.

Viviamo un momento storico piuttosto particolare, anche a livello di crescita della psiche. La messa in discussione, nonché lo stravolgimento e addirittura il ribaltamento, di quelli che davamo per punti fermi, certezze, pare essere d’obbligo nell’ottica del cammino verso il completamento del processo di civilizzazione.

Basta certezze, basta assunti. Basta stereotipi. Basta! Non è bello ciò che è bello …

Però la parmigiana di nonna è buona, e non si discute. Buona perché rispetta determinati criteri che solleticano le papille gustative … il fritto, il sugo! Stereotipi “de panza”, se volete definirli tali, però … è bona! Ammettiamo pure che la nostra golosità sia condizionata da una sorta di memoria storica culinaria che c’impone di recepire lo straunto come appetitoso e che comunque facilmente si adatta a nuovi gusti, esperienze, in una gamma ampia ma pur sempre appetibile. Magari in un’altra dimensione, o in altro

tempo e luogo, farò come Eta Beta e darò di matto per la naftalina, ma in qualità di terrestre quando dico che una cosa è “buona” intendo che mi stimola l’acquolina e mi fa piacere averla nel piatto.

E per la bellezza come funziona?
I canoni estetici sono generati e imposti dal contesto sociale o esistono a prescindere?

In realtà la nostra psiche pare reagire a determinate caratteristiche che mi piace definire “soffici”. Sono, trasposti in versione adulta, quei caratteri che la natura assegna ai cuccioli, umani e non, proprio allo scopo di indurre sentimenti struggenti, quasi “mielosi”, che fanno sprizzare i cuoricini dagli occhi: naso piccolo e tondo, occhi grandi, labbra morbide, contorni arrotondati. E poi ancora simmetria, regolarità.

Altri stimoli concorrono alla ricezione del concetto di bellezza, definendone una tipologia maschile e una femminile; sono i caratteri che richiamano la fertilità, la sessualità, la forza, la capacità di protezione.

Insomma, se recepiamo Monica Bellucci e Brad Pitt come “belli”, non è solo per un condizionamento sociale. Se poi qualcuno intende consolarsi pensando che in realtà sia tutta un’impressione, si accomodi!

Quindi … no, non è bella. Questo non significa che non possieda fascino, sensualità.

Ribadisco però che a noi, qui, non è che la faccenda interessi un granché! Sono gli ingranaggi mentali che mette in moto a essere assai interessanti.

La bellezza è una dote, invidiabile e ammirabile, non un obbligo. Purtroppo però la società rende talmente martellante il messaggio da essere recepita come tale. È sempre stato così, sin dall’antichità, e il fenomeno, in un mondo che trasuda maschilismo quanto la parmigiana di nonna trasuda olio, colpisce essenzialmente la sfera femminile.

E allora ben venga la rottura dei canoni. Ben venga che una ragazza si accetti anche se non respira attraverso un canotto e se lo stacco di coscia si stacca poco oltre il pavimento. Ben venga che il regalo per il diciottesimo non sia una protesi di chiappe.

Soprattutto ben venga se aiuta a puntare il dito contro il bullismo, la discriminazione, l’offesa su basi estetiche.

Il messaggio non è la negazione della bellezza, ma piuttosto la messa in discussione della sudditanza verso di essa, quindi, per assurdo, la sua esaltazione. È quasi come se Armina, sbattendo al pubblico giudizio (e anche alla volgarità delle critiche feroci e cattive) il suo nasone e le sopracciglia da figlia di Fantozzi (che avrebbe potuto benissimo trasformare in ali di gabbiano se solo lei e la sua Maison di moda avessero voluto. E se non è stato fatto ci sarà un perché …), dicesse che ricercare un canone riprodotto ad arte, è quasi un negare la bellezza e prendere per il culo noi stessi. La bellezza, per essere tale, deve trasmettere emozioni, ma una cosa prodotta in serie, per quanto partita da un bel prototipo, diventa solo dozzinale ed esteticamente scontata, quindi noiosa.

E soprattutto la bellezza non può e non deve essere schiavitù.

P.S.

Volutamente questo articolo è senza immagini. Basti lo specchio. E se avete problemi ad accettare il vostro nasone o la cellulite, provate a parlarne con una simpatica, disponibilissima, professionalissima e soprattutto bellissima … pelata!

Buon vento

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online