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E se girano…lasciamole girare

E se girano…lasciamole girare

E se fosse proprio oggi una di quelle giornate in cui ti girano?

Capita! Eccome se capita! Girano sin dal mattino, e il bello è che non è che ti girano semplicemente perché così vuole il fato, o per la discesa dalla parte sbagliata del letto. No, ti girano perché tutti i potenti del mondo sembra abbiano fatto un meeting dal tema “Oggi facciamole girare a Tizio”, e pure che abbiano sottoscritto all’unanimità un accordo.

Mettiamola così. Di chi sia la colpa o quale sia la causa sono semplici dettagli. Fatto è che è una giornata di quelle storte, nate male, sfigate. Fra i vari sentimenti che animano il tuo quotidiano substrato emotivo ne emerge, prepotente, solo uno: la rabbia.

Che colore ha la rabbia? Ovviamente il rosso.

Che sapore? Direi piccante.

Che odore? Acre, pungente.

Che consistenza al tatto? Qui la risposta è più difficile, e sicuramente più ampia. Personalmente la definirei elastica, respingente, rimbalzante.

Che aspetto alla vista? Fumo!

Comunque sia, gradirei che provaste anche voi a dare un corpo alla rabbia, e ne specificaste le caratteristiche nei commenti. Potrebbe nascerne un bello spunto di confronto.

La rabbia ha una sua fisicità, questo è fuori di ogni dubbio, e tutti ne abbiamo testato l’imponenza. Ti si affianca, massiccia, soffocante e arrogante. S’impone sulle tue azioni, s’impadronisce della voce, traspare da sotto gli abiti, filtra dagli occhi fino al punto di modificarne la forma e l’espressione, tende i muscoli, contrae la bocca, si ripercuote sui denti, cola dalla fronte, morde gli organi interni. Risultato? Diventi brutto, odioso, insopportabile, antipatico, sudato (e quindi puzzi!). Non basta: ti viene mal di stomaco, mal di testa, la bruxite, e non è escluso che si produca in brutti e imbarazzanti scherzi a livello intestinale (non ridere; la rabbia è una delle prime cause d’ingestione d’aria!).

Ergo, forse conviene imparare a gestire la rabbia, … il giramento se preferisci definirlo così.

Gestirla e dominarla, così che non abbia il sopravvento.

Procediamo con ordine. Come ti comporti quando senti che la rabbia sale e si espande come un mefitico blob?

  • Conti fino a 30? Non male. È già un buon approccio, molto inglese, però molto soggettivo. C’è infatti la forte evenienza di una sorta d’inefficacia con danno! Puoi contare anche fino a 300, ripassare tutte le tabelline, ma arrivato a 301 è possibile che ricomincino a girare, con il solo risultato di aver lasciato raffreddare un minimo il meccanismo degli ingranaggi, che per logica conseguenza gireranno con più energia. Insomma, l’atto del cercare di reprimere può tramutarsi nella carica di una molla.
  • Spacchi, rompi, frantumi? Ottima scelta anche questa. Il rumore di qualcosa che si schianta e s’infrange ha un eccellente potere catartico, ammesso però che quel qualcosa sia la raccolta settimanale del vetro e il lancio avvenga nell’apposita campana e a un orario civile (ovvero non dopo le 21 di sera e non prima delle 7,30 del mattino). Altrimenti è fastidiosa bullaggine, violenza gratuita, conclamata maleducazione.
  • Ti dedichi a una sorta di allenamento intensivo, stile Rocky 1, 2, 3 … 30, al fine di annegare, e annientare, il giramento in un copioso sudore ascellare e inguinale? L’attività sportiva fa sempre bene. Scarica tensione, adrenalina, produce endorfine, arieggia i tessuti e la mente, produce sana stanchezza, sano appetito. Ora però ditemi sinceramente quanti di vuoi hanno la fortuna di poterlo fare a loro piacimento? Chi di voi può fare ciao ciao con la manina al capo (immaginando nel frattempo di imbarcarlo in retromarcia), indossare la tuta e andare a correre nel parco più vicino solo per smaltire il nervoso? No. questo succede nei film, non nella vita reale. Non a Monterotondo almeno!
  • Ingoi Vaffa e turpiloquio di vario genere e grado come fossero pastiglie contro il reflusso gastrico? Vaffa e affini hanno la caratteristica di rilasciare nello stomaco sostanze tossiche, che rosicchiano fegato e bile e si ripropongono per giorni peggio della peperonata di nonna. “Allora è meglio lasciarli andare in una specie di rutto libero!”, penserai. No, non lo fare! O meglio, prova con uno, due al massimo, meglio se pronunciati un po’ fra i denti (specie in ambito di lavoro o in presenza di superiori); se poi però non funziona, lascia perdere. L’effetto è pessimo e non vale il risultato.
  • Pratichi meditazione? Eccellente! Cerca però di evitare di farlo ai semafori, in particolare all’ora di punta del traffico, magari estraniandoti nella ricerca del nirvana attraverso le profondità nasali!
  • Gridi come un lottatore di sumo prima dell’attacco? Se lo fai, per cortesia evita il tanga!
  • Te la prendi con chi hai vicino? Sappi che sei banale! Rientri nel 99% dei vigliacconi, ovvero non sei che un anonimo della folta schiera di coloro che si accaniscono sugli incolpevoli confidando nella pazienza, e spesso nell’affetto eterni di costoro: coniuge, figli, genitori, colleghi, pure il cane. Il gatto no; quello per genetica non lo permette proprio!
  • Tieni il broncio? Ti prego, fammelo come un favore a titolo personale: non farlo! Tutto, compreso il lottatore di sumo sudato è meglio dell’incazzato col broncio affetto da mutismo selettivo! Scatana attacchi di rabbia in chi deve subirselo, così alla fine le incazzature si moltiplicano e spandono a macchia d’olio.

Sono infiniti i modi di reagire alla rabbia, estremamente personali e sempre unici, tuttavia scommetto che ti sarai riconosciuto, almeno in linea generale, in uno di quelli che sopra ho esposto cercando di sdrammatizzarli.

Sappi allora che il più efficace dei metodi consiste nell’ignorare del tutto la rabbia, esattamente come se non ci fosse. A dare valore scientifico a questa teoria ci sono diversi esperimenti sociali, fra i quali il più famoso è quello del prof. Brad Bushman, che prima fa incazzare alcuni studenti divisi in tre gruppi, poi al primo gruppo fornisce un pungiball da colpire pensando a chi li aveva fatti incavolare, al secondo sempre un pungiball, ma da colpire pensando di poter semplicemente stare meglio, al terzo gruppo invece un bel niente, ma la semplice raccomandazione di aspettare che gli altri finissero di spaccarsi le nocche a suon di cazzotti.  Inutile a questo punto svelarvi che gli unici che avevano abbassato i livelli di rabbia, fino addirittura ad annullarli, sono stati i ragazzi del terzo gruppo, mentre gli altri hanno continuato a schiumare nervoso per un bel po’, pur ritenendosi soddisfatti dello sfogo offerto.

Il principio su cui si fonda la teoria del professore è che:

“Non è detto che una cosa sia positiva solo perché ti fa stare bene”.

Interessante, vero? Insomma, la rabbia, come tutte le carogne, se ignorata alza i tacchi e se ne va.

Se poi proprio pare non volersi scrollare di dosso, perché non pensare di provare a convincerla attraverso la psicoterapia?

Non aspettare che la rabbia s’impossessi della tua vita. Non posso prometterti che si leverà di torno definitivamente. Questo no, è impossibile. La rabbia è e resta comunque un’inevitabile compagna di cammino e di vita, per certi versi persino costruttiva. Quello che mi sento di garantirti è che imparerai a ignorarla, addirittura a servirtene come di una forza di propulsione, della carica di una molla, della benzina.

Buon vento. Alla prossima.

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM), Fonte Nuova (RM) e Online