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Chiuso per…esaurimento nervoso

Chiuso per…esaurimento nervoso

L’altro giorno si è fulminata per l’ennesima volta l’ennesima lampadina a casa, questo evento mi addolora ogni volta, perché so che qualcuno dovrà cambiarla, e che quel qualcuno dovrei essere proprio io. D’altronde si sa, le lampadine si bruciano quando, dopo essersi riscaldate e raffreddate innumerevoli volte, i loro filamenti diventano fragili e, alla fine, si spezzano.

 

Eppure fino a qualche minuto prima illuminava così bene, chi se lo sarebbe mai aspettato. Un evento lampante, oserei dire, un po’ come succede col burnout.  Il termine inglese «burnout» significa sovraccarico, esaurimento. La persona è  sfinita e  bruciata, poiché il suo fuoco interno col tempo si è spento a causa dell’eccessivo consumo e dello scarso apporto di combustibile. Infatti in genere chi “brucia” prima era alimentato da fuoco e fiamme. L’OMS classifica questa sindrome come una forma di stress lavorativo che non si è in grado di gestire con successo.

Eppure lo stress è vita, anche i nostri antenati erano immersi nello stress. Nelle varie epoche della storia venivano richieste altre capacità adattative da parte dell’individuo.  Se il povero uomo primitivo aveva lo stress del dinosauro, oggi l’uomo moderno ha uno stress che deriva da un numero elevato di stimoli, che non riesce a gestire. Indubbiamente viviamo più a lungo dei nostri antenati, ma soffriamo migliaia di ansie e preoccupazioni artificiali. Gli antenati affaticavano solo i muscoli, noi esauriamo la forza del più sottile dei nervi. Prima i centri nevralgici dello stress erano situati nelle grandi città, oggi invece anche i paesi più piccoli, come la mia Monterotondo, si sono ampliati e sono diventati piccole capitali stressogene.

Una delle maggiori fonti di stress è il lavoro, anche perché, come cantava Adriano Celentano: “Chi non lavora, non fa l’amore”, quindi è visto come uno dei mali necessari più inevitabili ed inoltre, considerando la precarietà del lavoro in questi tempi, si è disposti a sacrificare tutto, pur di non perderlo. Eppure uno dei sintomi di stress ed esaurimento nervoso imminente è la convinzione che il proprio lavoro sia terribilmente importante. Più l’assedio è stringente, più i nostri comportamenti si fanno guardinghi e ossessivi. In genere non riusciamo a evitare lo stress da lavoro, perché in Occidente bisogna essere benestanti, le fatiche delle diete e delle palestre perché bisogna essere magri, i sonniferi perché bisogna dormire, i weekend fuori casa perché bisogna riposare, la rigida sequenza delle nostre collaudate abitudini perché ci rassicurano.

Ma quindi siamo fiammiferi destinati a bruciare tra le mani dello stress?

In realtà lo stress viene da dentro ed è una reazione alle circostanze, non le circostanze stesse.
Quando gli individui sono turbati o sconvolti, non sono più in grado di ricordare, aspettare, imparare o prendere decisioni lucide. Come disse un consulente di organizzazione e direzione aziendale: “Lo stress rende la gente stupida”.

Ma come va gestito lo stress? 

Lo stress è come una spezia, nella giusta proporzione esalta il sapore di un piatto, in quantità ridotte produce un sapore blando ed insipido, mentre invece una quantità esagerata può soffocarne completamente il sapore.
Infatti lo stress si ha non quando ci si dedica al proprio lavoro, ma quando il lavoro si dedica a noi.
E’ inevitabile avere preoccupazioni, tenere a mente tante cose, gestire più attività contemporaneamente, d’altronde la stessa parola “lavoro” deriva dal latino labor, che significa “pena”, “sforzo”, “fatica”, “sofferenza”, ma alcune persone sono così abituate a vivere lo stress che non ricordano come era la vita senza di esso. Le persone sono così prese a guardare verso il futuro, che perdono ciò che è davanti a loro. La più grande arma contro lo stress è la nostra capacità di scegliere un pensiero piuttosto che un altro. L’uomo non può sperare di trovare sulla terra il Paradiso, perché il concetto di paradiso è statico, mentre la vita umana è un processo dinamico. E proprio in questo dinamismo, il miglior momento per rilassarsi è quando non abbiamo neanche un momento per farlo. Anche Ovidio diceva che “un campo che ha riposato dà un raccolto abbondante”.
Meglio abbassare la serranda “per ferie” che “per esaurimento”. E tu, ti sei mai fermato a chiederti se lavori per vivere o vivi per lavorare?

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 Buon vento 😉

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapie Brevi

Terapia a Seduta Singola

Ricevo a Monterotondo (RM) e ONLINE