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Per una volta …siamo banali!

Alcuni un esercito di cavalieri, altri di fanti,
altri di navi dicono essere la cosa più bella
sulla terra nera.

Io, ciò che si ama.

Con questi versi di Saffo voglio dedicare il mio articolo a tutti coloro che amano, e quindi … a tutti.

Non ho paura di scendere nel banale, nell’ovvio, e forse pure nelle spire del commerciale: è la settimana di San Valentino, e allora accogliamola come si deve, al di là del pacco di cioccolatini a cuore o della rosa rossa.

E vediamo anche di uscire dall’ovvio. Amare è il motore propulsore della vita, e non solo in senso propriamente fisico; amare è il sentimento che regola ogni azione, dal momento in cui si viene al mondo, dal quale non possiamo prescindere.

Si ama un fratello, i figli, i genitori, il cane, il gatto, il proprio lavoro, un volto sconosciuto con cui capita di sfuggita uno sguardo, un divo, la musica, l’arte, il cibo … e poi c’è l’amore quale lo intendiamo senza neppure riflettere, quello delle passeggiate per mano sulla spiaggia, che toglie il respiro nell’adolescenza, quello che provoca palpiti e occhiaie, quello che si trascina nella monotonia di un matrimonio, quello che unisce le mani rugose di due vecchi in un letto d’ospedale.

Infiniti modi in cui il nostro cuore reagisce, e soprattutto interagisce con gli altri organi meno romanticamente dipinti: talvolta arriva al cervello, e se ne lascia dominare dalle rigide regole, o alle gambe, che non reggono, e ancora agli occhi, che attraverso di esso vedono non il falso, come spesso si crede, ma piuttosto la realtà di là dall’apparenza.

Sì, il quattrodici febbraio sarà la tua festa comunque, che tu sia innamorata o innamorato in quel senso che è consuetudine, oppure che il cuore ti si stringa per un genitore anziano, per il cane, per il gatto, per i tuoi figli, per un amico, per quell’estraneo che ti è stato accanto anche per pochi istanti quando ne hai avuto bisogno.

Non aver paura di dimostrare che è la vostra, la tua, festa. Sii commerciale, squisitamente ‘banale’: dillo quel “ti voglio bene” che sempre ti muore sulle labbra, regala una piccola cosa da nulla, un fiore, una caramella, un osso di pezza, un tiragraffi nuovo, fai una telefonata, una visita, o una carezza.

Gesti semplici dei quali cerchiamo sempre di fare a meno. Ne abbiamo paura? Forse sì.

Temiamo la debolezza, ed erroneamente la identifichiamo con il sentimento. Essere duri, compatti, questo invece fa sentire forti. Ma cosa ci guadagni da tanta ostentata freddezza?

Nient’altro che altro gelo che alla lunga indurisce anche l’aria che respiri.

Aveva ragione la grande poetessa greca: l’oggetto del proprio amore è quanto di più bello ci sia sopra questa terra, che facciamo diventare sempre più nera. È però importante che lo sappia.

Hai idea di quanti rimpianti io ascolti per una parola mai detta o un bacio e una carezza mai dati?

Non ci riesci? Cosa può essere successo perché tu ti sia così indurito?

Hai paura? Paura di cosa? Di dimostrare il più meraviglioso dei sentimenti?

Prova allora a pensare ‘in modo invertito’: sei tu a ricevere quella telefonata inaspettata, o quel fiore.

Come pensi che reagiresti? Ti darebbe fastidio, ti metterebbe in imbarazzo, oppure ti farebbe piacere?

Sono convinto che la risposta giusta è la ‘tre’!

Se poi fai invece parte di quella categoria di innamorati che l’universo mondo riconosce come tali a tutti gli effetti, probabilmente non hai bisogno del mio consiglio.

Capita però che anche fra gli innamorati da spot, con il trascorrere del tempo la magia prenda odore di muffa.

Ricorda che è più che possibile che non sia l’amore a indebolirsi, ma tutto quello che gli sta intorno. Sotto il grigiore dei gesti ripetuti, delle azioni date per scontate, dentro il tormento delle difficoltà, nel mare della quotidianità che si scambia per noia, più spesso di quanto credi il germoglio di quell’amore continua a sopravvivere, e a crescere diventando sempre più florido e bello, … solo che non gli riesce di attraversare la barriera che tu stesso gli hai costruito davanti.

E allora ama, più liberamente che puoi, senza falsi pudori o preconcetti; rompi la barriera.

Torna indietro nel tempo … non per un giorno, e neppure per un’ora, ma solo per pochi istanti.

Non temere, la tua dignità non ne sarà scalfita!

Torna a quando abbracciavi tua madre e le dicevi “ti voglio bene”, torna all’adolescenza, quando i baci si alternavano a mille “ti amo”.

Può essere che tutto finisca lì, in quell’istante di ‘follia’; e allora pazienza, è stato comunque bello.

Può però anche accadere che tu ti accorga che non è poi così male, per niente difficile, e che ci provi pure gusto; bene, è da una sola, apparentemente insignificante, nota che nascono le sinfonie, e forse ne uscirai con una veste nuova.

Tutti si lamentano dell’eccessiva commercializzazione delle feste. È vero, … siamo schiavi del marketing, ma sapete cosa vi dico? In fondo questa è una festa che lascia poco spazio all’ipocrisia! Abbiamo dato fondo alle scorte di candele decorate e ai bagnoschiuma glitterati nelle scorse feste di Natale, ci siamo scambiati auguri e abbracci più falsi di un anello di diamanti allegato a una rivista, … proprio ora, che è San Valentino, ci mettiamo a fare i sofistici?

Varie, discusse e discutibili sono le tradizioni che riconducono il santo all’amore, dall’adattamento ecclesiastico di antichi riti pagani al più generico risveglio primaverile della natura. Io ne voglio ricordare uno in particolare, che mi pare il più appagante:

“Si racconta che un giorno Valentino, sentendo discutere due fidanzati che stavano passando appena fuori del suo giardino, uscì loro incontro portando in dono una rosa rossa, e invitandoli a fare la pace. Le parole del santo ebbero la forza di rasserenare la coppia e, trascorso del tempo, i fidanzati tornarono da Valentino chiedendo la benedizione e promettendosi amore eterno. Quando la popolazione venne a conoscenza del fatto, ebbe inizio l’usanza di donarsi rose tra innamorati e di recarsi al cospetto di Valentino per venerarlo”.

Il santo non opera dunque il miracolo, perché l’amore tra i due già esisteva, ma fa solo da tramite. I miracoli nascono da piccole cose, e soprattutto dal coraggio di seguire cuore e istinto, e dal momento che anche a me è spesso toccato di fare da ponte tra cuore e cervello, … rivendico una prossima candidatura alla santità!

Che dire ancora? Sciogliete le briglie e cavalcate nel vento sulle ali dell’amore.

E che sia un buon vento!

Ti manderò un bacio con il vento

e so che lo sentirai,

ti volterai senza vedermi ma io sarò li

(Pablo Neruda)

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapeuta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

CONSIGLI DI LETTURA:

Regazzoni S., Ti amo. Filosofia come dichiarazione d’amore, Utet

… e poi godetevi questa bella carrellata di immagini d’amore e prendete ispirazione.

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