Keep Calm and trust the Psychologist

Digiti, lavori, navighi, scrivi e ricevi, … digiti e giochi, digiti e ordini due pizze a casa, … digiti e paghi una bolletta, … poi ridigiti e rilavori, riscrivi, rigiochi, ripaghi …, rinavighi, ridigiti.

Il nostro mondo, che si snoda nel raggio d’azione di due dita, è ormai privo di confini se non quelli fisici di una scatoletta  di un pugno di centimetri di estensione e superficie.

 

Digita oggi, naviga domani, ecco che il meccanismo del nostro prezioso strumento si riempie, rallenta, s’inceppa , talvolta si ammala perché, come si dice in gergo, si becca qualche virus!

Allora cerchiamo di porvi rimedio come possiamo e sappiamo fare: cancelliamo file, che però restano in memoria ben infrattati e invisibili,  lanciamo un sommario antivirus, che dopo aver macinato per tre quarti d’ora buoni risolve ben poco, ripuliamo per benino le tracce di navigazione, che però pure loro continuano a ristagnare in una sorta di memoria virtuale eterna e inviolabile, e poi, dopo aver smanettato un bel po’, ci decidiamo a chiamare il tecnico!

Un giorno arrivò in studio una persona, così, senza preavviso alcuno, a me totalmente sconosciuta. Con molta educazione, devo sottolinearlo, chiese se avessi avuto qualche minuto da dedicarle e io dissi di sì. Parlò a lungo, non di qualche cosa di specifico, ma della sua vita: amori, ricordi, problemi …

Poi si congedò con un arrivederci. Sinceramente non pensavo che l’avrei più vista, anche perché non era emerso nulla di particolare, e invece circa un mese dopo tornò, questa volta avvertendo in anticipo. Stessa scena, un sorriso e ancora racconti: i due figli, il lavoro  da programmatore, una bella famiglia, insomma … tutto normale.

In seguito tornò più volte, periodicamente e con una certa cadenza temporale.

Il bello è che cominciai a chiedermi che cosa mi sfuggisse: niente fobie, nessun trauma, neppure l’ombra di un principio di depressione … erano conversazioni serene, come tra due amici al bar che se la raccontano davanti a un caffè, magari anche sfogandosi a volte, fino al saluto “… e allora … alla prossima!”

Finalmente mi decisi, malgrado ormai fosse diventato anche per me un momento piacevole e quasi atteso, e – pur consapevole della mia straordinaria simpatia! 😉 – chiesi quale fosse stata la molla che per la prima volta aveva fatto varcare la soglia del mio studio e il motivo di quella cadenza così regolare.

“beh, Federico …“, ormai mi chiamava per nome,

“… il motivo è che questa” mostrò con le mani la sua testa, “è il computer della mia vita, e ci tengo a mantenerla in ordine ed efficiente!”

Ecco, fai conto che tu sei il computer ed io il tecnico!

Quante analogie fra la preziosa macchinetta e il nostro ancor più prezioso io! Forse è per questo che ci siamo così legati a essa.

Anche per noi ogni minima azione lascia un segno indelebile, come un tasto pigiato, anche noi ci saturiamo e inconsciamente lanciamo segnali e richieste d’intervento. Anche noi restiamo infettati e talvolta restituiamo un bel nero assoluto, proprio come lo schermo del pc.

Sai che cosa sono i “trojan horse”, meglio noti semplicemente come “trojan”?

Un tipo di virus, di malware per essere precisi  così da non far saltare sulla sedia qualche informatico o appassionato, che, come dice lo stesso nome, nasconde all’interno di un oggetto apparentemente innocuo una caterva di problemi grossi. Ma grossi proprio, talmente grossi da scatenare una reazione a catena che finisce per decretare la dipartita del nostro pc!

A questo punto non ci resta che “resettare”, ovvero riportare “a condizione di fabbrica”, sperando di riuscire a salvare il salvabile! Ma perché arrivare a questo punto? Non è forse meglio fare una bella manutenzione periodica che catturi, intrappoli e neutralizzi i germi sin dal loro apparire o addirittura chiuda loro le porte prima che s’intrufolino?

Talvolta basta invece solo mettere ordine fra le cartelle, e tutto si normalizza.

E nella tua vita?

Anche tu dai segni di stanchezza, di surriscaldamento del sistema?

  • Quel perdere i contatti con il mondo, che compare a tratti accompagnato da una visione total black,
  • quel l’incapacità di gestire anche le più insignificanti situazioni di routine,
  • quel perdere le staffe al volare di una mosca,
  • oppure quell’apparente calma piatta tanto estranea al tuo modo di essere.

 

Ecco, sicuramente hai bisogno di una bella scansione del sistema!

Fai conto che la tua giornata sia il desktop: cosa vedi? Un marasma di file e icone sparse a casaccio?  Impazzisci per trovare quello che proprio ora ti serve? Tanti documenti vecchi  e ormai danneggiati che soffocano e occultano quelli più utili e attuali?

 

Che ne dici di mettere un po’ d’ordine?

  • Una cartella “famiglia”, ove inserire le altre sottocartelle: “figli”, “genitori”, “amore”, “scuola”, “foto”, ecc
  • Un’altra “lavoro”, con le sue “colleghi”, “grane”, “obiettivi”, “da fare”, …
  • E così via: “amici”, “vacanze”, “sogni”, “problemi”, …
  • Ricorda poi di eliminare la roba vecchia e brutta, anche dal cestino.
  • Ci sono cose che vuoi tenere? I ricordi sono bellissimi ma non devono diventare un’ossessione. Una bella cartella “Ricordi”, da aggiornare periodicamente, ti aiuterà a navigare senza intoppi nel presente.

Bene, che tu sia un appassionato d’informatica oppure che provi per essa una forte antipatia poco cambia. Il pc ci offre comunque uno specchio della macchina che siamo e suggerimenti su come usarla al meglio.

La conosciamo ma non al punto di saper intervenire con efficacia quando si presentano dei problemi … ecco che allora lo psicologo si pone come un buon tecnico del computer-uomo!

Allora non esitare, non attendere che arrivi il Black Screen, agisci per tempo!

 

 

 

 

“Dottore, sento che qualche cosa non va …”

mmmm… può essere un trojan!

“…. Ma come si permette!”

Ok, calma.  Aspetta che ti spiego!

 

 

 

 

 

Federico Piccirilli

Psicologo, Psicoterapueta

Terapia Breve

Terapia a Seduta Singola

 

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